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ALBANIA – Cërnica: Missione estiva "Chiamati e Inviati"
La Missione come Progetto di Comunione
La missione non prende mai vita da una semplice intuizione individuale o da uno sforzo personale, ma scaturisce sempre da un invio ecclesiale. Ricevere il mandato dalla Diocesi di Sapa per dirigersi a Cërnica significa inserirsi pienamente nel cammino della Chiesa locale, facendosi corpo vivo e itinerante che si spinge con coraggio e amore verso le periferie esistenziali e geografiche.
La ricchezza profonda di questa esperienza risiede nella varietà dei carismi e dei volti che compongono la comunità missionaria: la dimensione francescana ed essenziale dei Cappuccini con la presenza di fra Landi e fra Giuseppe, la profondità contemplativa dei Carmelitani, testimoniata dalla figura di frate Emiljan, la carità concreta e operosa di noi Francescane Missionarie del Sacro Cuore che fin dagli inizi prestiamo servizio in questo villaggio quest’anno più operoso con la presenza di sr. Dila Vasia, sr. Toline Podja, e sr. Rina Pepkolaj e le sorelle delle altre congregazioni, la testimonianza caritativa e spirituale di sr. Luciana (Stimmatina), sr. Marinela (Piccola Lavoratrice dei Sacri Cuori) la freschezza e l'energia delle giovani animatrici, motore dinamico della presenza sul campo.
Questa molteplicità di doni non ha generato frammentazione, ma si è armonizzata in una presenza coerente e fraterna. Condividendo la vita quotidiana accanto alle famiglie, nell'animazione della catechesi e nei momenti di gioco, la comunità ha testimoniato che l'unità visibile tra i credenti rappresenta la prima, autentica e più potente forma di annuncio evangelico.
La Parola di Dio possiede in sé una forza viva e trasformante che non necessita di strategie umane per penetrare nel cuore delle persone. Il testo sacro rimane la roccia salda e il punto fermo inamovibile su cui deve fondarsi ogni forma di proclamazione della fede cristiana.
Come ricordava fra Giuseppe nel corso delle giornate missionarie:” L’obiettivo non è moltiplicare freneticamente le attività o le cose da "fare", quanto piuttosto fare spazio perché Cristo possa parlare liberamente attraverso la vita dei missionari”
La Parola proclamata richiede di essere accolta e custodita nella sua integrità originale. Non sono gli sforzi umani a salvaguardarla o a renderla feconda; è la Parola stessa che, se accolta, salva e trasforma chi la riceve.
Essere strumenti nelle mani di Dio non equivale a una passività inerte, ma a una scelta consapevole di trasparenza spirituale. Lo strumento più efficace è quello che rinuncia a far rumore su di sé per lasciar risuonare limpida la voce del Maestro. Purificando le intenzioni e creando silenzio interiore, il messaggio passa intatto, raggiungendo le corde più intime del prossimo.
La scelta strategica e pastorale divisa in tre gruppi per percorrere le strade di Cërnica e raggiungere ogni singola abitazione è stata una concreta espressione di cura, prossimità e rispetto. Lo stile dell'azione missionaria non è stato improntato all'ostentazione o all'invasività, ma alla semplicità e alla delicatezza:
Varcare la soglia delle case per recare la benedizione e mettersi in ascolto delle reali sofferenze, speranze e necessità delle persone, ha consentito di toccare con mano le vicende umane della comunità locale.
Nel corso dei pomeriggi, gli incontri di catechesi e i momenti ricreativi hanno aperto una via privilegiata verso i bambini e i ragazzi. Questo ha permesso di creare uno spazio protetto di gioia, condivisione e crescita integrale, sia umana che spirituale.
La sfida del terreno
In un simile contesto, l'azione evangelizzatrice ha incontrato due differenti risposte: il calore dell'accoglienza, la generosità e la cordialità con cui numerose famiglie hanno spalancato le proprie porte e hanno messo in luce una sete profonda di Dio, spesso custodita nel cuore di ogni uomo in attesa di una parola di conforto. Ma abbiamo anche sperimentato l'indifferenza o il rifiuto esplicito da parte di alcuni nuclei familiari che hanno rinnegato la fede cattolica aderendo al protestantesimo. Questo non è stato vissuto come una sconfitta personale o pastorale, ma come un momento di reale condivisione con l'esperienza evangelica di Cristo. Di fronte alla chiusura, la risposta della comunità missionaria è stata la serenità e l'affidamento: la benedizione donata non va perduta, ma prosegue il suo cammino per vie misteriose, custodendo la certezza che ogni cuore, a tempo debito, potrà aprirsi alla grazia.
A conclusione, la consapevolezza spirituale rimane impressa nell'animo di ciascuno ed è limpida: sebbene il terreno di Cërnica possa apparire arido, sassoso e faticoso da dissodare, la semina evangelica non è mai vana né infruttuosa.
Dio solo conosce i tempi giusti e le modalità più efficaci per plasmare e fecondare la terra. Il compito affidato al missionario si concentra nel seminare a piene mani, con generosità e senza riserve, la Parola di verità, continuando a custodire nella preghiera la benedizione invocata sulle famiglie. La fecondità del lavoro appartiene esclusivamente a Dio: ciò che oggi si presenta come una pietra dura e inospitale, domani per l’azione operosa e invisibile dello Spirito Santo saprà trasformarsi in un terreno fertile, capace di portare frutti abbondanti.
Sr Rina Pepkolah fmsc
