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Maria, via di dialogo e pace: ad Assisi il Mediterraneo si incontra nella fraternità
Dal 27 al 29 ottobre 2026, Perugia e Assisi hanno accolto rappresentanti di diverse tradizioni religiose, teologi e testimoni di pace. Tra i partecipanti anche Sr. Miriam Oyarzo, Francescana Missionaria del Sacro Cuore, impegnata nella missione in Turchia.
Nel 40° anniversario dello storico incontro di preghiera per la pace convocato da san Giovanni Paolo II ad Assisi nel 1986, si è svolto, dal 27 al 29 ottobre 2026, il convegno internazionale “Maria, via di dialogo e pace per il Mediterraneo”.
L'iniziativa, promossa dal Centro OIKOS Mediterraneo, dalla Pontificia Accademia Mariana Internationalis e dall'Ordine dei Frati Minori, in collaborazione con i Dicasteri per il Dialogo Interreligioso e per la Promozione dell'Unità dei Cristiani e con la Rete dei Teologi del Mediterraneo, ha riunito voci ed esperienze provenienti da differenti contesti religiosi e culturali.
Tre giornate di ascolto, confronto e riflessione, animate da una convinzione comune: il Mediterraneo non deve essere soltanto un mare attraversato da conflitti, migrazioni e divisioni, ma può diventare uno spazio di incontro, accoglienza e fraternità.
Maria di Nazareth, donna dell'incontro
Al centro delle riflessioni è stata posta la figura di Maria di Nazareth, donna appartenente al popolo d'Israele, Madre di Gesù per i cristiani e figura profondamente rispettata nella tradizione islamica.
Pur nelle differenze teologiche che caratterizzano le tre religioni abramitiche, Maria offre un'occasione privilegiata per riscoprire il valore dell'ascolto, dell'umiltà, della misericordia e dell'accoglienza.
Nel suo messaggio ai partecipanti, Papa Leone XIV ha invitato a riconoscere in Maria un modello di ascolto e accoglienza, atteggiamenti fondamentali per costruire un dialogo autentico e un cammino di pace fondato sulla fraternità.
Le testimonianze: la pace nasce dall'incontro
Le giornate di lavoro hanno affrontato alcune delle sfide più urgenti del Mediterraneo: le guerre, le migrazioni, la vulnerabilità delle persone, la convivenza tra le religioni e il ruolo delle donne nella costruzione della pace.
Particolarmente significativi sono stati i contributi provenienti da esperienze concrete di dialogo e accoglienza.
Le riflessioni teologiche sulla presenza di Maria nelle tradizioni ebraica, cristiana e islamica si sono intrecciate con testimonianze di persone impegnate quotidianamente nella promozione della dignità umana.
Tra le voci previste nel programma conclusivo figuravano Anna Medeossi, del santuario di Orano in Algeria; Rana Hamada, del Centro Culturale Francescano del Cairo; Roberta Ascarelli, della Federazione delle Amicizie Ebraico-Cristiane in Italia; e Alessandra Morelli, già alta funzionaria delle Nazioni Unite.
Le diverse prospettive hanno contribuito a mettere in luce una dimensione essenziale del dialogo: non basta conoscere le tradizioni religiose degli altri, occorre riconoscere la sofferenza delle persone e costruire relazioni capaci di generare fiducia e solidarietà.
Il Magnificat delle donne coraggiose: la testimonianza di Sr. Miriam Oyarzo
Tra le testimonianze del convegno, quella di Sr. Miriam Oyarzo, Francescana Missionaria del Sacro Cuore, missionaria in Turchia, ha posto al centro la figura di Maria e il suo Magnificat, canto di lode, speranza e misericordia.
Attraverso la sua riflessione, Sr. Miriam ha presentato la testimonianza di donne forti e coraggiose che hanno donato la propria vita per trasformare in realtà il canto di Maria. Donne che, attraverso scelte di amore, sacrificio, servizio e dedizione agli altri, hanno saputo testimoniare la misericordia di Dio anche nelle situazioni più difficili.
Il Magnificat è diventato così il filo conduttore di un racconto al femminile, nel quale la grandezza non si misura attraverso il potere o il riconoscimento, ma attraverso la capacità di servire, custodire la vita e farsi prossime a chi soffre.
Come Maria, queste donne hanno saputo dire il loro «sì» con coraggio, diventando strumenti di speranza, di riconciliazione e di pace.
Una testimonianza che ha richiamato il valore della presenza femminile nella costruzione di un Mediterraneo più umano e fraterno, ricordando che il canto di misericordia iniziato da Maria continua ancora oggi nella vita di tante donne che scelgono di amare, servire e donarsi senza riserve.
In questo orizzonte, il Magnificat non è soltanto una preghiera da recitare, ma un impegno da vivere: riconoscere la dignità degli umili, stare accanto ai più vulnerabili e testimoniare, con la propria esistenza, la misericordia di Dio.
Dodici santuari mariani: una rete di pace e accoglienza
Uno degli elementi centrali dell'iniziativa è stato il progetto di una rete internazionale che coinvolge dodici santuari mariani di dieci Paesi del Mediterraneo e di territori legati alla sua storia religiosa.
Tra questi figurano la Basilica dell'Annunciazione di Nazareth, Notre-Dame de Santa Cruz a Orano, Notre-Dame de la Garde a Marsiglia, il santuario di Nostra Signora del Libano ad Harissa e la Basilica di Santa Maria degli Angeli ad Assisi.
L'obiettivo è promuovere una collaborazione stabile tra luoghi di spiritualità, comunità religiose e realtà impegnate nell'accoglienza, affinché i santuari diventino sempre più spazi di incontro, riconciliazione e solidarietà.
Il percorso ha previsto anche l'elaborazione di un Manifesto comune, espressione della volontà di trasformare il dialogo in responsabilità condivisa.
Il Magnificat del Mediterraneo: dalla preghiera all'impegno
Il 29 ottobre, presso la Basilica Papale di Santa Maria degli Angeli alla Porziuncola, il programma si è concluso con l'incontro interreligioso “Il Magnificat del Mediterraneo”, alla presenza del cardinale George Koovakad, Prefetto del Dicastero per il Dialogo Interreligioso.
La scelta della Porziuncola, luogo profondamente legato alla vita di san Francesco, ha richiamato il significato dello Spirito di Assisi: incontrarsi nel rispetto delle differenze e riconoscere nella pace una responsabilità comune.
Il Magnificat di Maria è diventato così un'immagine significativa per il Mediterraneo contemporaneo: un canto di speranza che invita a guardare soprattutto agli umili, ai poveri e a quanti attendono giustizia e dignità.
Una missione che continua
L'incontro di Perugia e Assisi non rappresenta soltanto un momento di riflessione, ma un invito a proseguire un cammino concreto di fraternità.
Per le Francescane Missionarie del Sacro Cuore, questa esperienza si inserisce pienamente nel carisma di san Francesco e nello spirito missionario della Congregazione: essere presenza di pace, vicinanza e speranza, soprattutto là dove le differenze culturali e religiose possono diventare occasione di incontro.
La testimonianza della missione in Turchia ricorda che il Mediterraneo della fraternità si costruisce anche nelle case di accoglienza, nei quartieri, nelle comunità religiose e nei luoghi in cui persone di provenienze diverse imparano a riconoscersi come fratelli e sorelle.
Sull'esempio di Maria, donna dell'ascolto e della disponibilità, siamo chiamati a trasformare l'incontro in relazione, la relazione in solidarietà e la solidarietà in cammini concreti di pace.
