CENTENARIO FRANCESCANO
Da Gitnitza ad Assisi: un pellegrinaggio di fraternità
L’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi è un tempo di grazia per tutta la Chiesa bulgara. Durante questo anno giubilare francescano sono state numerose le occasioni di incontro, di formazione, di conoscenza della figura del Poverello e soprattutto di preghiera. In diverse comunità, parrocchie e realtà ecclesiali si è cercato di riscoprire la ricchezza del suo messaggio e la sua attualità per la Chiesa di oggi.
Anche nella nostra parrocchia di Gitnitza San Francesco è una figura conosciuta, amata e profondamente familiare. Lo è per la storia stessa della parrocchia, che negli anni passati è stata una parrocchia francescana, ma anche per la presenza della nostra comunità di suore francescane, che continua a portare nella vita quotidiana della gente il segno semplice e concreto del carisma del Poverello.
Lo spirito francescano è vissuto anche attraverso un bel gruppo di Terziarie Francescane, che durante questo anno giubilare ha partecipato con fedeltà e entusiasmo agli incontri, alla formazione e ai momenti di preghiera. I nostri appuntamenti sono stati sempre puntuali e molto partecipati: un segno bello di quanto San Francesco continui a parlare al cuore della nostra gente.
In questo contesto, poter partire con un gruppo di fedeli della nostra parrocchia per Assisi è stato per noi un sogno che si è finalmente realizzato. Un sogno coltivato con entusiasmo, ma anche con tanto impegno e preparazione.
Dal 7 al 12 settembre noi, suor Krasimira Govedarska e suor Svetla Zekova, abbiamo accompagnato alcuni fedeli di Gitnitza. Nello stesso periodo, anche un altro gruppo da Rakovski con suor Elka Staneva si è diretto verso Assisi, così che la presenza bulgara nella città di San Francesco è stata particolarmente significativa.
Durante tutto il pellegrinaggio abbiamo sentito vicino anche il nostro parroco, don Boris Stoykov, che ci seguiva con attenzione, partecipava con gioia alle nostre esperienze e condivideva da lontano la bellezza di ciò che stavamo vivendo.
Ma, ripensando a quei giorni, sentiamo di dover dire soprattutto una cosa: la nostra cara gente di Gitnitza è stata un dono per noi. Persone semplici, rispettose, devote, capaci di accogliere con gratitudine ogni momento. Hanno saputo cogliere e apprezzare ogni istante, ogni dettaglio, ogni occasione di preghiera e di fraternità. Le emozioni ci hanno accompagnato fin dalla partenza. Per alcuni era la prima volta su un aereo; per altri, la prima esperienza in treno o in metropolitana. Piccole esperienze che, vissute insieme, sono diventate parte della bellezza del pellegrinaggio.
Poi è arrivata Assisi. E ad Assisi abbiamo trovato una casa accogliente, con le porte aperte e soprattutto con le braccia aperte delle nostre sorelle della comunità di Santa Maria degli Angeli. Dietro il sorriso accogliente di suor Mini abbiamo scoperto gli occhi belli e luminosi di suor Eliodora e lo spirito giovane e gioioso di suor Roxana, juniora da Roma.
Sentirsi a casa rende tutto più bello e più semplice. Non ci è mancato nulla, perché le nostre sorelle erano lì, attente a noi, pronte a prendersi cura di ogni necessità. Anche questa è stata una parte importante del nostro pellegrinaggio: sperimentare concretamente la fraternità e la bellezza di una famiglia che, pur vivendo in luoghi diversi, si ritrova unita nello stesso carisma.
Ad Assisi abbiamo cercato soprattutto di fermarci, di ascoltare e di pregare. Abbiamo visitato i luoghi che custodiscono la memoria viva di San Francesco e di Santa Chiara, ma non come semplici luoghi da vedere. Ogni chiesa, ogni spazio, ogni angolo ci invitava a sostare, a ricordare, a ringraziare.
La preghiera prolungata ha suscitato nel cuore della nostra gente tanta tenerezza. In modo particolare, nella Porziuncola ci siamo fermati a lungo e più volte, affidando al Signore, al Buon Signore, tutte le nostre intenzioni, le nostre famiglie, le persone che portiamo nel cuore e le tante richieste che ci erano state affidate. Davanti a quei luoghi, le parole diventano spesso poche. Rimane il silenzio, rimane la preghiera, rimane la gratitudine... e tante lacrime...
Il pellegrinaggio ci ha permesso anche di vivere momenti forti insieme al gruppo di pellegrini bulgari accompagnato dai frati cappuccini che operano in Bulgaria. Ritrovarsi tutti insieme ad Assisi è stato motivo di gioia e di fraternità. Per le strade della città si sentiva la nostra presenza: una bella sventolata bulgara in tutta Assisi! Bandiere, sorrisi, incontri, preghiere e canti hanno portato un piccolo pezzo della nostra Chiesa bulgara nella terra di San Francesco.
E forse proprio questo è stato uno dei significati più belli di questi giorni: non siamo andati ad Assisi semplicemente per visitare i luoghi di San Francesco. Siamo andati per lasciarci incontrare ancora una volta dal suo esempio, dalla sua semplicità, dalla sua radicalità evangelica e dalla sua fiducia nel Signore.
Siamo partiti da Gitnitza con un sogno e siamo tornati con un cuore più ricco. Ricco di volti, di preghiere, di emozioni condivise, di fraternità. Ricco della gioia di aver visto la nostra gente vivere ogni momento con attenzione e con fede. Ricco della certezza che questi giorni non rimarranno soltanto un bel ricordo, ma continueranno a portare frutto nella vita delle nostre comunità.
L’ottavo centenario della morte di San Francesco ci ricorda che il suo passaggio dalla morte alla vita non appartiene soltanto alla storia. È una chiamata che continua a raggiungere uomini e donne, giovani e anziani, comunità intere. E noi, dalla piccola Gitnitza, abbiamo avuto la grazia di venire ad Assisi per dire ancora una volta, insieme, il nostro grazie al Signore per il dono di San Francesco.
Grazie, San Francesco, per averci radunati attorno al tuo semplice amore per il Vangelo. Grazie per averci insegnato a chiamare il Signore “Buon Signore”. Grazie per averci ricordato che la vera gioia nasce quando il cuore appartiene a Dio.
Un grazie particolare va alle nostre sorelle della comunità di Santa Maria degli Angeli, che ci hanno accolto con tanto amore, semplicità e disponibilità, facendoci sentire veramente a casa. La loro attenzione, i piccoli gesti di ogni giorno e la loro gioia nel condividere con noi questo tempo hanno reso ancora più bella la nostra permanenza ad Assisi. Anche questo pellegrinaggio ci ha ricordato ancora una volta che la fraternità nasce da un cuore semplice, da porte che si aprono e da mani che sanno accogliere. È forse questo uno dei doni più belli che riportiamo con noi da Assisi: la certezza che, quando il cuore si apre all’altro, la distanza scompare e ci si ritrova semplicemente fratelli e sorelle.
suor Krasimira Govedarska
