CENTENARIO FRANCESCANO
GROTTE DI CASTRO: Gli 800 anni di San Francesco un cammino vissuto nella Comunità P. Gregorio
Vivere gli 800 anni di San Francesco non significa soltanto ricordare una figura importante della storia della Chiesa, ma lasciarsi coinvolgere ancora oggi dalla sua esperienza di fede, di fraternità e di amore per il Vangelo.
Per noi, Francescane Missionarie del Sacro Cuore, questo anniversario è diventato un’occasione preziosa per riscoprire, nella vita della nostra comunità, che la fede non è mai un cammino individuale. Come Francesco ha vissuto la sua vocazione insieme ai fratelli, anche noi siamo chiamate a camminare le une accanto alle altre, condividendo le gioie e le fatiche, il servizio, la preghiera e la vita di ogni giorno.
In preparazione alla festa, abbiamo vissuto per nove giorni la novena di San Francesco nella nostra comunità. È stato un tempo semplice ma intenso di preghiera, condivisione e fraternità, che ci ha aiutato a prepararci interiormente alla festa e a riscoprire insieme la figura e l’esempio del nostro padre San Francesco.
Nel pomeriggio del 2 ottobre siamo partite per Santa Maria degli Angeli, per unirci alle nostre sorelle ad Assisi e vivere insieme i giorni della festa francescana.
Uno dei momenti più intensi è stato il Transito di San Francesco a Santa Maria degli Angeli, che ci ha riportato al cuore della sua esperienza. Francesco, ormai vicino alla morte, non vive questo passaggio nella paura, ma lo accoglie come l’incontro definitivo con il Signore. La sua vita diventa così una grande testimonianza di fiducia e di abbandono nelle mani di Dio.
Il Transito ci ha ricordato che Francesco è arrivato alla fine della sua vita così come l’aveva vissuta: nella semplicità, nella povertà, nella fraternità e nella lode. Anche nel momento della morte rimane un uomo di comunione. Attorno a lui ci sono i suoi fratelli e quella piccola fraternità diventa il luogo nel quale si manifesta la presenza di Dio.
Santa Maria degli Angeli e la Porziuncola assumono così un significato ancora più profondo. La Porziuncola è legata alla nascita della fraternità francescana, mentre proprio a Santa Maria degli Angeli Francesco vive il suo ultimo passaggio terreno. Tutto sembra ricondurre all’essenziale: una vita iniziata e vissuta nel desiderio di seguire il Vangelo e che, alla fine, ritorna completamente nelle mani di Dio.
Particolarmente suggestiva è stata anche la processione verso la Basilica di San Francesco. Insieme a migliaia di fedeli abbiamo camminato per circa tre ore, partendo da Santa Maria degli Angeli e passando per alcuni dei luoghi più significativi della vita di Francesco e Chiara: San Damiano, Santa Chiara, la Chiesa Nuova e il centro di Assisi, fino a raggiungere la Basilica di San Francesco.
Camminare insieme, pregare e attraversare quei luoghi come comunità ci ha fatto sentire parte di una grande famiglia francescana, unita dalla stessa fede e dal desiderio di continuare a vivere il Vangelo secondo l’esempio di Francesco.
Al termine della processione, a mezzanotte, abbiamo partecipato alla Santa Messa presieduta dal Cardinale. È stato il compimento di una giornata intensa, vissuta nella preghiera, nella fraternità e nella gioia di essere insieme.
Questa esperienza ci ha aiutato a riscoprire ancora una volta l’importanza della pace, della fraternità e della fiducia in Dio. Celebrare gli 800 anni ci pone allora una domanda che vogliamo portare con noi:
Che cosa sta dicendo oggi Francesco alla nostra comunità?
Forse ci invita a tornare all’essenziale. A vivere una fede più semplice e concreta. A riconoscere ogni sorella e ogni fratello come un dono. A prenderci cura dei più fragili. A custodire il creato. A costruire una comunità nella quale nessuno si senta solo. E, soprattutto, a continuare a camminare insieme, con lo sguardo rivolto al Signore e il cuore aperto agli altri.
La mattina del 4 ottobre siamo ritornate a casa, portando con noi tanta gioia e serenità, ma anche il desiderio di trasformare ciò che avevamo vissuto in vita quotidiana.
Perché celebrare San Francesco non significa soltanto ricordarlo, ma continuare il suo cammino, oggi, nella nostra comunità e là dove il Signore ci chiama a servire.
