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CENTENARIO FRANCESCANO

STATI UNITI - Peekskill: Dalla 31ª Strada di New York alle nostre strade:

STATI UNITI - Peekskill: Dalla 31ª Strada di New York alle nostre strade:

Portare 800 anni di luce francescana a 7.500 persone nel bisogno

In un quartiere segnato dalle condizioni di un deserto alimentare, soddisfare i bisogni fondamentali è una lotta quotidiana. Oltre 7.500 persone della nostra comunità portano il peso della povertà, della solitudine e dell’incertezza. Eppure, all’interno del Franciscan Community Development Center, questi fardelli incontrano qualcosa di più forte: ospitalità radicale, amore incondizionato, dignità e speranza. Seguendo san Francesco, che si fece vicino agli emarginati, ai dimenticati e a quanti soffrivano, accogliamo ogni persona come un caro fratello o una cara sorella. La nostra missione non è semplicemente offrire cibo o servizi, ma camminare accanto alle persone nei momenti di maggiore bisogno e ricordare a ciascuno: non sei solo.

Questo ottobre, la nostra missione si è rinnovata in modo profondamente personale quando suor Gloria e io siamo tornate alle nostre radici francescane, nella chiesa di San Francesco d’Assisi sulla 31ª Strada di New York, dove nel 1865 ebbe inizio la storia delle Suore Francescane Missionarie del Sacro Cuore in questo Paese. Più che una visita al passato, è stato un ritorno a casa: un richiamo alle Suore che attraversarono gli oceani, abbracciarono il sacrificio e portarono lo spirito francescano nelle comunità in cui le persone soffrivano la fame, erano vulnerabili e cercavano speranza.

Sabato mattina, 3 ottobre, ci siamo recate a Peekskill, dove la nostra famiglia francescana si è riunita per celebrare l’ottavo centenario di san Francesco. Insieme alle nostre Suore, agli associati laici e ai membri della comunità di Villa Saint Francis, abbiamo condiviso la Messa, la preghiera, la riflessione e momenti di fraternità. Circondate da persone che condividono il nostro carisma, abbiamo sentito ravvivarsi nei nostri cuori la pace, l’umiltà e la gioia. L’anniversario ci ha ricordato che la fiamma francescana è rimasta viva per otto secoli e che quella stessa fiamma continua ad ardere in noi e nell’opera che portiamo avanti.
Quella sera siamo tornate sulla 31ª Strada per il Transito di san Francesco, la solenne veglia che commemora il suo passaggio dalla vita terrena alla vita eterna. Durante la cerimonia, i frati hanno posto nelle nostre mani dei pezzi di pane benedetto. Un gesto semplice, eppure profondamente significativo. Tenendo quel pane, abbiamo ricordato la nostra responsabilità verso chi arriva affamato alle nostre porte: dare da mangiare agli affamati, accogliere lo straniero e stare accanto a chi soffre. Quel pane è diventato un segno tangibile della missione che ci è stata affidata.

Poi sono venute le candele. Ognuna è stata accesa dopo una benedizione personale. Mentre tenevamo tra le mani quella luce, abbiamo sentito riaccendersi qualcosa dentro di noi. La fiamma ci ha ricordato lo spirito di san Francesco, che siamo chiamate a portare in un mondo ancora assetato di speranza. Avremmo riportato quella luce al nostro Centro: alla nostra dispensa alimentare, ai nostri anziani e veterani, alle nostre famiglie e a ogni persona che varca la nostra soglia in cerca di aiuto.

Domenica 4 ottobre, festa di san Francesco, abbiamo portato la grazia di quei due giorni nella celebrazione del nostro amato patrono. Il fine settimana ci è apparso come un unico cammino di rinnovamento: da Peekskill alla 31ª Strada, al Transito e, infine, alla festa stessa. Abbiamo avuto l’onore di partecipare alla Messa festiva presentando i doni all’offertorio e, più tardi, alla Messa delle ore 17.00, siamo state profondamente commosse e benedette dai frati. Le loro preghiere ci sono sembrate una conferma spirituale: un richiamo al fatto che la nostra missione è necessaria, che il nostro lavoro ha valore e che continuiamo a far parte di una famiglia francescana che porta avanti questa luce.

Questo rinnovamento assume un significato particolare mentre riflettiamo sulla chiamata alla missione e all’unità espressa dal tema «Una cosa sola in Cristo, uniti nella missione». Ne vediamo il significato ogni giorno al Franciscan Community Development Center. Lavoriamo accanto a genitori soli, anziani, veterani, famiglie immigrate e persone che affrontano incertezza e paura. Le differenze cominciano a svanire quando le persone si siedono insieme, condividono un pasto caldo, ricevono aiuto o trovano semplicemente qualcuno disposto ad ascoltare. Attorno a una tavola, gli estranei diventano vicini. Nelle difficoltà scopriamo ciò che ci unisce: la dignità che condividiamo e il bisogno che abbiamo gli uni degli altri.

Portiamo con noi la dolce saggezza di padre Gregory: «Più ti affidi a Dio, più Egli ti consolerà».
Queste parole hanno assunto un significato speciale mentre affrontiamo le sfide che ci attendono.
La fede non fa scomparire le tempeste; ci ricorda che non le affrontiamo da sole. La fiducia diventa un’ancora quando le circostanze sono incerte, e la preghiera diventa forza quando il cammino davanti a noi è difficile.
Tornando da quel sacro fine settimana, abbiamo guardato al nostro servizio quotidiano con occhi nuovi. Viviamo e operiamo nell’unico deserto alimentare della contea di Bergen riconosciuto a livello federale, dove l’accesso a cibi freschi e nutrienti può rappresentare una grande difficoltà.
Per le famiglie a basso reddito, i genitori soli, i veterani e gli anziani che vivono con un reddito fisso, mettere in tavola un pasto sano può diventare una fonte di ansia costante. Grazie alle mani operose delle nostre Suore francescane, dei volontari e dei partner della comunità, cerchiamo di trasformare la scarsità in abbondanza. Ogni distribuzione di alimenti e ogni pasto caldo vengono offerti non soltanto come aiuto, ma con dignità, compassione e premura.

Per una madre che si chiede come darà da mangiare ai propri figli, una scatola di alimenti nutrienti può significare sollievo. Per un anziano che mangia da solo, un pasto caldo può significare nutrimento e compagnia. Per un veterano in difficoltà economiche, può significare un peso in meno da portare. E per ogni persona che entra dalle nostre porte, il modo in cui offriamo aiuto conta. Vogliamo che ciascuno sappia che ricevere aiuto non sminuisce la propria dignità.
La riconosce e la conferma.

Ma la fame è soltanto una parte dei pesi che le persone della nostra comunità portano. La povertà può sottrarre molto più delle risorse materiali: può privare della pace, della fiducia in sé, dei legami e della speranza. Molti vivono una profonda solitudine e un forte isolamento. Altri affrontano difficoltà di salute mentale, instabilità economica, problemi legali o paure legate all’applicazione delle leggi sull’immigrazione. Alcuni arrivano portando fardelli che nessun altro può vedere.

Ecco perché il nostro Centro deve essere più di una dispensa alimentare. Ci impegniamo a essere un luogo di accoglienza e di rifugio, dove le persone sono conosciute per nome, trovano qualcuno che le ascolta e possono entrare senza temere di essere giudicate. Offriamo cibo, relazioni, tutela dei diritti, orientamento verso altri servizi e sostegno; ma talvolta una delle cose più importanti che offriamo è semplicemente questa certezza: «Non sei solo. Questo è il tuo posto».

È questa la promessa francescana che continua ad animare il nostro lavoro. San Francesco riconosceva la dignità di ogni essere umano, soprattutto di chi veniva spinto ai margini. Quello stesso spirito vive oggi nel nostro Centro. Quando diciamo che serviamo oltre 7.500 persone della nostra comunità, ricordiamo a noi stesse che non stiamo servendo una statistica. Stiamo servendo 7.500 vite sacre: 7.500 storie, famiglie, lotte, speranze e sogni.

Il nostro ritorno sulla 31ª Strada, l’incontro con la famiglia francescana a Peekskill, il pane benedetto del Transito, la luce delle candele e la festa di san Francesco ci hanno lasciato un rinnovato senso di responsabilità. Ci hanno ricordato da dove veniamo e, forse ancora più profondamente, perché continuiamo.

Se il movimento francescano nacque dalla scintilla di san Francesco e dalla chiamata che egli udì a San Damiano, generazioni di donne e uomini francescani hanno portato quella luce attraverso i secoli e gli oceani. Le Suore Francescane Missionarie del Sacro Cuore portarono quello spirito sulla 31ª Strada nel 1865, dove la loro missione mise radici e crebbe.

Oggi il Franciscan Community Development Center of Fairview è un altro luogo in cui quella fiamma continua ad ardere. Il nostro Centro è diventato un focolare accogliente nel cuore di una comunità che affronta le fredde realtà della povertà, dell’insicurezza alimentare, dell’isolamento e della paura. La fiamma che abbiamo ereditato non ci è stata affidata per trattenerla, ma per portarla agli altri.

E così continuiamo.
Continueremo a rifornire gli scaffali.
Continueremo ad aprire la porta.
Continueremo ad accogliere lo straniero.
Continueremo a dare da mangiare agli affamati.
Continueremo ad ascoltare chi si sente dimenticato.
Continueremo a camminare accanto a chi ha paura.
Perché nel cuore di un deserto alimentare, la speranza può ancora fiorire.
Forse è questo l’insegnamento più profondo di questo cammino francescano: la luce che riceviamo è destinata a diventare luce per qualcun altro. Il pane posto nelle nostre mani durante il Transito ci ha ricordato la nostra chiamata. La candela ci ha ricordato la luce che portiamo. E le persone che varcano la nostra soglia ci ricordano ogni giorno perché non dobbiamo mai lasciare che quella luce si spenga.
La fiamma francescana ci è stata affidata. La porteremo avanti: una persona, un pasto, un gesto di compassione e un cuore pieno di speranza alla volta.
E come ci ricorda il nostro parroco, padre Brian Jordan, O.F.M., dobbiamo andare in pace e amarci gli uni gli altri. Queste parole sono più di una benedizione: sono una chiamata a vivere la missione che ci è stata affidata, a servire con umiltà, ad accogliere senza giudicare, a vedere Cristo in ogni persona e a lasciare, ovunque andiamo, un po’ più di pace, un po’ più di amore e un po’ più di speranza.
Andate in pace.
Amatevi gli uni gli altri.
E mantenete viva la fiamma francescana.