Mese Missionario nel mondo FMSC
Mese Missionario: Non basta insegnare: bisogna incontrare! Gemona - Italia
Ravvivare il fuoco della vocazione missionaria
«Papa Leone XIV ci esorta a “ravvivare il fuoco della vocazione missionaria” per educare in un’epoca segnata da polarizzazioni e diffidenze. Nella scuola, a contatto con le nuove generazioni, come possiamo trasmettere la speranza e accendere questo fuoco nei cuori dei bambini e dei giovani?»
Anche quest’anno ho avuto la conferma che i ragazzi della scuola secondaria di primo grado vivono una realtà piuttosto lontana dal mondo missionario. Le loro giornate sono scandite da numerosi impegni scolastici e sportivi, mentre lo spazio dedicato alla riflessione personale è spesso limitato e nasce soprattutto dalla sollecitazione di noi adulti.
Questo avviene nella catechesi, quando partecipano a un gruppo parrocchiale — anche se sono sempre meno numerosi, perché molti, dopo aver ricevuto la Prima Comunione, considerano concluso il loro cammino di fede — oppure a scuola, quando incontrano insegnanti capaci di accompagnarli oltre il semplice apprendimento delle materie.
La missione viene spesso percepita come una scelta riservata a poche persone che, per filantropia o per fede, decidono di partire per aiutare chi si trova nel bisogno.
Sono convinta che, per rispondere all’invito del Papa, molto dipenda dalla nostra capacità di trasmettere il messaggio missionario con entusiasmo, convinzione e concretezza.
Dobbiamo aiutare i ragazzi a riflettere sulla realtà che li circonda, partendo dalle esperienze della loro vita quotidiana. È importante incoraggiarli a ritagliarsi momenti di riflessione, a guardare dentro sé stessi e a conoscersi più profondamente, accompagnati da una persona adulta di cui possano fidarsi.
Aspirare a grandi cose attraverso la pedagogia francescana
«Il nostro sito istituzionale rilancia l'invito del Papa ai giovani: “Aspirate a grandi cose, non accontentatevi”. In che modo la nostra pedagogia francescana aiuta gli studenti a guardare oltre il materialismo e a dedicarsi a ideali grandi e fraterni?»
Cerchiamo di accompagnare i ragazzi dedicando loro tempo, parlando a lungo con loro, ascoltando i loro problemi e incoraggiandoli, perché molti manifestano una profonda mancanza di autostima.
Dietro atteggiamenti arroganti, comportamenti di apparente superiorità o, talvolta, persino violenti, si nascondono spesso una grande inquietudine e una profonda solitudine.
Nel dialogo emergono frequentemente incertezze, paure per il futuro e difficoltà legate anche alle numerose aspettative dei genitori, spesso molto impegnati e non sempre sufficientemente presenti o attenti ai bisogni più profondi dei propri figli.
È proprio attraverso la relazione e l’ascolto che nasce la possibilità di accompagnare i ragazzi a prendere coscienza delle proprie capacità, a riconoscere la ricchezza interiore che custodiscono e a scoprire la gioia profonda che può nascere da scelte importanti, coraggiose e impegnative.
La spiritualità della comunione e della collaborazione nella scuola
«Educare oggi significa anche sapersi relazionare con famiglie provenienti da culture e contesti differenti. Come si realizza, tra i banchi di scuola, quella “spiritualità di comunione e collaborazione” di cui parla il messaggio del Santo Padre?»
Certamente non è facile instaurare un dialogo costante con le famiglie. Spesso incontriamo i genitori soltanto in occasione dei colloqui, online o in presenza, quando ne sentono la necessità o ne fanno richiesta. Da parte nostra, invece, vengono generalmente convocati quando emergono particolari difficoltà.
In queste occasioni ritengo fondamentale accoglierli con grande disponibilità, ascoltare le loro preoccupazioni riguardo ai figli e, con delicatezza ma anche con convinzione, aiutarli ad andare oltre i problemi immediati.
È importante incoraggiarli a offrire ai propri figli gli strumenti necessari per affrontare le grandi sfide della vita: la sofferenza, il sacrificio, le delusioni e le difficoltà che inevitabilmente incontreranno lungo il loro cammino.
E, quando il contesto lo permette, perché non parlare anche di Dio e della Sua presenza nella nostra vita?
Non è sempre facile. A volte ho avuto l’impressione che alcuni genitori mi ascoltassero soltanto per dovere; altre volte, invece, li ho visti profondamente commossi.
In ogni caso, sono convinta che dobbiamo sempre trasmettere la gioia e la certezza che vale la pena affrontare anche la questione della fede, talvolta accantonata a causa di delusioni, esperienze dolorose o semplicemente dimenticata nel ritmo frenetico della vita quotidiana.
