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Mese Missionario nel mondo FMSC

Mese Missionario: Oltre ogni confine, una fraternità che accoglie

Mese Missionario: Oltre ogni confine, una fraternità che accoglie

Da oltre vent’anni, Sr Roly Thomas Kaithakulath vive il suo servizio a Limassol, nell’isola di Cipro, dedicandosi all’educazione, alla catechesi e all’accompagnamento delle famiglie provenienti da diverse parti del mondo.
Attraverso la sua testimonianza ci racconta un cammino di fede, fraternità e accoglienza, nel quale ogni incontro diventa occasione per riconoscere la presenza di Dio e costruire ponti di speranza. 


«Sono arrivata a Cipro nel 2004, proprio l’anno in cui quest’isola del Mediterraneo orientale è entrata a far parte dell’Unione Europea. Da allora, il mio servizio si svolge principalmente nell’ambito educativo e pastorale, attraverso l’insegnamento della religione nella sezione inglese della scuola primaria, la responsabilità di questo settore scolastico, la catechesi, l’animazione liturgica, l’accompagnamento dei giovani e le attività della Legio Mariae, alle quali partecipano anche alcune giovani donne impegnate nell’assistenza familiare.
L’inizio della mia esperienza a Cipro non è stato facile. La lontananza da casa, l’incontro con una realtà sconosciuta e la necessità di ricominciare da capo mi hanno fatto vivere momenti di solitudine e di pianto. Tuttavia, la grazia di Dio e la vicinanza delle mie consorelle mi hanno sostenuta, donandomi ogni giorno la forza di andare avanti.
Cipro è una terra di straordinaria bellezza, circondata da un mare meraviglioso, ma anche un’isola segnata dalla divisione e da importanti sfide sociali. Nel corso degli anni è diventata luogo di arrivo per numerosi migranti e rifugiati in cerca di sicurezza, lavoro e di un futuro migliore.
Nella nostra scuola incontro quotidianamente bambini e famiglie provenienti da diverse parti del mondo. Per molti di loro, la scuola rappresenta non soltanto un luogo di educazione, ma anche uno spazio di ascolto, accoglienza e sostegno. Il mio servizio, quindi, va oltre l’insegnamento: significa condividere le loro preoccupazioni, accompagnarli nelle difficoltà e cercare di offrire una presenza fraterna e concreta.
In questi anni il Signore mi ha donato tante grazie e occasioni di crescita spirituale, tra cui la partecipazione alla Giornata Mondiale della Gioventù e, più recentemente, alla Marcia Francescana insieme a circa 200 giovani.
Oggi guardo con gratitudine al cammino percorso. Ringrazio il Signore per il dono della vocazione, per la presenza materna di Maria e per tutte le persone che ha posto sulla mia strada. Ogni incontro mi ricorda che la nostra vocazione è soprattutto un dono da condividere, attraverso piccoli gesti quotidiani di amore, ascolto e fraternità.»


«Il tema del centenario è “Uno in Cristo, uniti nella missione”. Nel suo servizio accanto ai migranti, che arrivano con culture e storie diverse, come si sperimenta concretamente questa unità profonda che supera ogni barriera e confine nazionale?»
Sperimento concretamente questa unità ogni giorno, nella semplicità delle mie attività quotidiane: tra i banchi della nostra scuola, che rappresenta un sostegno prezioso per tante famiglie straniere, durante le lezioni di religione, nei momenti di catechesi, nella preparazione delle celebrazioni liturgiche e nei colloqui personali.
Quando ci incontriamo, le barriere linguistiche e culturali e le divisioni nazionali, persino quelle che feriscono la stessa isola di Cipro, si attenuano di fronte all’incontro con Gesù.
Cipro è circondata da un mare bellissimo, dalle sfumature azzurre che sembrano quasi attendere e invocare la pace. Pur non avendo vissuto direttamente la guerra, avverto come questo mare porti vita e infonda serenità, ricordandoci quella pace alla quale tutti aspiriamo.
Vedere bambini di origini così diverse pregare insieme, cantare e imparare ad amare lo stesso Signore mi fa comprendere che non siamo estranei gli uni agli altri, ma membra di un unico corpo.
L’unità non nasce dall’avere la stessa provenienza, la stessa cultura o la medesima condizione sociale, ma dal condividere la stessa fede e dal riconoscerci tutti figli di Dio, uniti nella medesima dignità.
È Gesù il centro che ci unisce, trasformando la ricchezza e la diversità delle nostre storie in un’unica grande famiglia, chiamata a vivere e testimoniare la comunione.

«Il Papa scrive che dobbiamo imparare ad “accogliere la diversità come ricchezza”. In che modo la nostra spiritualità francescana, che riconosce in ogni persona un fratello o una sorella, ci aiuta ad abbattere i muri del pregiudizio e dell’indifferenza sociale?»

La spiritualità francescana ci insegna a guardare ogni essere umano come un fratello o una sorella che Dio pone sul nostro cammino, senza distinzioni.
Quando sono arrivata a Cipro, ho vissuto personalmente lo smarrimento e la fatica di dover ricominciare da capo in una terra straniera. Questa esperienza mi permette oggi di comprendere più da vicino le sofferenze di tanti migranti che devono affrontare il pregiudizio, le difficoltà burocratiche e, talvolta, l’indifferenza.
In questo cammino, la vicinanza e il sostegno delle sorelle della mia comunità sono stati un dono prezioso, per il quale continuo a ringraziare il Signore.
La fraternità francescana mi spinge ad andare oltre il semplice insegnamento. Mi invita ad aprire le porte della scuola, che rappresenta un vero punto di riferimento e di accoglienza per tanti genitori e per i loro bambini, offrendo ascolto, comprensione, aiuto concreto e condivisione quotidiana.
Riconoscere il volto di Cristo in ogni genitore che lotta per il futuro dei propri figli ci aiuta ad abbattere i muri che spesso dividono le persone.
Non dobbiamo fermarci alla provenienza, alla condizione sociale o ai documenti di una persona, ma imparare a riconoscere la sua dignità e ad avvicinarci con tenerezza alle sue ferite.
È così che la spiritualità francescana diventa vita concreta: quando l’indifferenza lascia spazio alla vicinanza, l’isolamento si trasforma in accoglienza e la diversità viene riconosciuta come una ricchezza e un dono reciproco.

«Padre Gregorio ripeteva: “Tanto più avrete confidato in Dio, tanto più Egli vi consolerà...”. Nelle storie drammatiche dei migranti che incontra, in che modo questa profonda fiducia in Dio diventa un’ancora di salvezza e di consolazione che potete offrire loro?»

Di fronte alle storie di persone che hanno lasciato tutto, affrontando traumi, povertà e grandi sacrifici, per poi ritrovarsi nell’incertezza della realtà cipriota, mi rendo conto che le sole risposte umane o materiali, pur essendo necessarie, spesso non sono sufficienti.
Nei miei primi tempi a Cipro, durante i momenti di solitudine e di pianto, ho sperimentato personalmente che è la grazia di Dio a donarci la forza di rialzarci e di continuare il cammino.
In questi anni il Signore mi ha colmata di tantissime grazie. Esperienze significative, come la partecipazione alla Giornata Mondiale della Gioventù e, più recentemente, alla Marcia Francescana insieme a circa 200 giovani, hanno arricchito profondamente la mia vita spirituale.
La gioia, la fede e la luce ricevute attraverso questi incontri sono diventate una forza nuova, che oggi desidero trasmettere alle persone che incontro.
Nelle attività quotidiane a scuola e nel sostegno alle famiglie, ciò che posso offrire va oltre l’assistenza materiale: è soprattutto la testimonianza concreta di una speranza che non delude.
Ricordare a queste persone che Dio non le ha abbandonate, pregare insieme a loro e accompagnarle a riporre la propria fiducia nel Signore significa offrire un sostegno spirituale prezioso nei momenti di maggiore sconforto.
La fiducia in Dio diventa così un’ancora di salvezza e di consolazione, capace di illuminare anche le situazioni più difficili.
È la certezza di avere un Padre che non ci lascia soli, che cammina con noi nelle prove della vita e che ci dona sempre la forza di ricominciare.