Rinnovamento 2026
Pellegrinaggio di gratitudine alla Casa Madre
Gemona del Friuli, Italia | dal 20 al 23 luglio
Ci sono pellegrinaggi che si percorrono con i piedi, ma, soprattutto, con il cuore. Così è stata l’esperienza vissuta dal 20 al 23 luglio da tredici Religiose Francescane Missionarie del Sacro Cuore, che celebrano 50 e 25 anni di vita consacrata. Accompagnate dalla Madre Generale, Sr. Marta Camerotto, e dalle sorelle del suo Consiglio Generale, hanno intrapreso il cammino verso la Casa Madre “Santa Maria degli Angeli”, a Gemona del Friuli, Italia, per rendere grazie a Dio per il dono della Congregazione, rinnovare la gioia della vocazione e ritornare alle fonti del carisma ricevuto dai nostri fondatori, la Duchessa Laura Leroux de Bauffremont e il Venerabile Padre Gregorio Fioravanti OFM.
La gioia di tornare a casa
Il pellegrinaggio è iniziato nelle prime ore del 20 luglio, quando le sorelle sono partite dalla Casa Asisium, a Roma. Il viaggio è stato carico di attesa e gratitudine; ogni chilometro avvicinava le pellegrine al luogo in cui nacque una storia che, con il passare del tempo, si sarebbe estesa in diversi continenti.
All’arrivo a Gemona sono state accolte con il calore e la semplicità propri di una vera famiglia. Sebbene molte delle sorelle non si conoscessero personalmente, l’incontro è stato segnato da abbracci, sorrisi e da una profonda gioia nel sapersi unite dalla stessa vocazione e dallo stesso carisma. Era il ritorno alla casa dove tutto ebbe inizio.
Uno dei momenti più emozionanti di quella prima giornata è stata la visita alle sorelle anziane e ammalate che risiedono al terzo piano della comunità. Ogni pellegrina si è presentata e ha espresso l’emozione di trovarsi nella culla delle origini congregazionali. I volti sereni di coloro che hanno donato tutta una vita al Signore parlavano eloquentemente del valore della fedeltà. È stato un incontro pieno di tenerezza, nel quale la gratitudine e la speranza si sono fatte preghiera.
Un museo che custodisce la memoria viva
La mattina del 21 luglio è iniziata con la visita al Museo della Casa Madre, spazio che conserva la memoria dell’antico monastero distrutto dal terremoto del 1976 e custodisce gli oggetti che raccontano la storia della Congregazione.
Lì siamo state accolte da Sr. Maria Ernesta Bilibio, che, con profonda passione e affetto per la storia congregazionale, ci ha condotte attraverso ogni angolo del museo. Più che descrivere degli oggetti, ci ha aiutato a scoprire le tracce di Dio nella vita dei nostri fondatori e delle prime sorelle.
Ogni fotografia, documento, ornamento e oggetto liturgico sembrava custodire una storia di dedizione, sacrificio e speranza. Mentre ascoltavamo le sue spiegazioni, era inevitabile immaginare l’antico monastero, le prime comunità formative e le religiose che, da quella casa, partirono verso terre di missione per annunciare il Vangelo. Abbiamo compreso che la nostra storia continua a essere scritta grazie alla fedeltà di tante sorelle che ci hanno precedute.
La spiritualità del servizio nascosto
Abbiamo continuato il nostro percorso attraverso un luogo che ci ha permesso di scoprire una missione silenziosa, ma essenziale per la vita della comunità: la lavanderia.
Le sorelle responsabili hanno condiviso con semplicità il lavoro che svolgono quotidianamente. Non si tratta unicamente di lavare la biancheria; ogni capo viene stirato, riparato e preparato con cura, prestando attenzione anche al più piccolo dettaglio. In quel lavoro quotidiano si è rivelata un’autentica spiritualità del servizio.
Senza bisogno di grandi discorsi, esse ci hanno ricordato che ogni compito svolto con amore diventa una forma di evangelizzazione. La loro testimonianza ha reso visibile la ricchezza della povertà francescana, la cura responsabile dei beni e l’impegno verso la casa comune. Lì abbiamo compreso che il lavoro umile sostiene, molte volte nel silenzio, la missione evangelizzatrice di tutta la Congregazione.
Successivamente, abbiamo condiviso un fraterno incontro con le sorelle dell’infermeria. Le semplici conversazioni, i sorrisi e i gesti di affetto ci hanno ricordato che la fraternità non conosce limiti di età né di salute; rimane viva là dove una sorella si fa vicina a un’altra.
Contemplare il mistero attraverso l’arte
Il 22 luglio è stato segnato da una profonda esperienza spirituale. Riunite nella cappella della Casa Madre, abbiamo dedicato del tempo alla contemplazione del grande affresco dell’altare, vera sintesi del carisma congregazionale.
Guidate dalla ricchezza simbolica dell’opera, abbiamo scoperto Gesù Cristo crocifisso e risorto, fonte di misericordia per tutta l’umanità. Ai suoi piedi appare il mondo intero, chiamato ad accogliere l’amore che scaturisce dal suo costato aperto. Al centro della composizione risplende l’Eucaristia, espressione dell’amore che Cristo rinnova ogni giorno donandosi per noi.
La contemplazione ha lasciato spazio alla condivisione fraterna. Ogni sorella ha espresso ciò che lo Spirito suscitava nel suo cuore contemplando l’opera. È stato un momento di ascolto profondo, nel quale le diverse risonanze personali hanno arricchito la comprensione del carisma e rinnovato il desiderio di continuare a essere testimoni dell’amore misericordioso di Dio.
Sulle orme di Sant’Antonio
Nel pomeriggio ci siamo recate in pellegrinaggio al Santuario di Sant’Antonio, considerato il primo santuario dedicato al Santo e costruito da lui stesso.
In quel luogo santo abbiamo potuto contemplare la grandezza di Dio manifestata nella vita di Sant’Antonio, la cui predicazione e testimonianza continuano a illuminare innumerevoli pellegrini. Ascoltare i racconti dei suoi miracoli e conoscere la storia della sua missione ci ha permesso di comprendere meglio la forza evangelizzatrice di colui che seppe annunciare Cristo con la parola e con la vita.
La visita ha avuto un significato molto speciale per la nostra Congregazione. La Duchessa era molto devota a Sant’Antonio e desiderava che la nuova Fondazione sorgesse, non in una grande città, piuttosto in un luogo di campagna, in cui ci fosse un santuario dedicato al Santo. Allo stesso modo, Padre Gregorio, OFM, visse in questa terra insieme ai suoi fratelli francescani, rafforzando così il legame spirituale che unisce le nostre origini a Gemona.
Dopo un tempo di preghiera, ci siamo dirette al Collegio Santa Maria degli Angeli, dove siamo state accolte da Sr. Alexandra Sartor. Con semplicità ci ha presentato gli ambienti e ha condiviso la missione educativa che vi si svolge. Percorrere ogni spazio ha permesso di constatare che il carisma continua a essere vivo nella formazione dei bambini e dei giovani, rendendo presente il Vangelo attraverso l’educazione.
Fare memoria per rinnovare la speranza
Nel pomeriggio abbiamo visitato il cimitero della Congregazione, luogo dove riposano le sorelle che hanno concluso il loro pellegrinaggio terreno e godono ormai della patria celeste.
Camminare tra quelle tombe è stata un’esperienza profondamente commovente. Lì abbiamo compreso che la fraternità non termina con la morte, ma si prolunga nella comunione dei santi. Ogni nome inciso sulla pietra rappresenta una vita donata, una storia di fedeltà e una missione compiuta.
La giornata si è conclusa con la visita al Duomo di Gemona, cattedrale che occupa un posto privilegiato nella storia congregazionale. Lì abbiamo ricordato la celebrazione dell’Eucaristia con la quale ebbe ufficialmente inizio la fondazione della Congregazione insieme ai nostri fondatori e alle prime religiose.
Percorrere le antiche strade che uniscono il convento di Santa Maria degli Angeli al Duomo è stato molto più di una passeggiata per la città. È stato camminare sulle orme di coloro che ci hanno precedute nella fede e comprendere che le opere nate dal cuore di Dio rimangono vive perché Egli stesso le sostiene nel corso del tempo.
Tornare per continuare a camminare
Il pellegrinaggio alla Casa Madre è stato molto più di una visita a luoghi storici. È stato un vero itinerario spirituale, un ritorno riconoscente alle fonti del carisma e un’opportunità per rinnovare la vocazione ricevuta.
In ogni incontro, in ogni spazio percorso e in ogni momento di preghiera si è resa visibile la fedeltà di Dio, che continua a guidare la Congregazione e a chiamare nuove generazioni a seguire Cristo nello stile di San Francesco.
