Noi, Suore Francescane Missionarie del Sacro Cuore, siamo oggi tutte unite nella gioia e nel rendimento di grazie al Signore, celebrando il 156° anniversario della inaugurazione canonica dell’Istituto.
Rinnoviamo insieme al Salmista la lode: “Dal Signore è stato fatto questo: una meraviglia ai nostri occhi!”.
Il mandato missionario che i fondatori, P. Gregorio e Laura Leroux, ci hanno trasmesso riecheggia oggi più forte che mai nel nostro cuore.
Immagini:
Sinistra: Laura Leroux de Bauffremont, fondatrice.
Centro: Sigillo della Congregazione:
In alto: la figura dell’Immacolata e attorno le parole: Patrona Totius Ord- Seraph. (= Patrona di tutto l’Ordine Serafico)
Al Centro: S. Francesco in atto di benedire e intorno le parole: Benedicat tibi Dominus ( = Il Signore ti benedica) e S. Antonio in atto di proteggere con intorno le parole: Posuerunt me custodem (= Mi posero custode)
In basso una vela sul mare e intorno le parole: “Sigillum Sororum Minorum Tert. Ord. S.P.N. Francisci apost. Missionibus inserventium ( = Sigillo delle Suore Minori del Terzo Ordine del Santo Padre nostro Francesco a servizio delle Missioni Apostoliche).
Destra: Padre Gregorio Fioravanti, fondatore
Il Signore risorto faccia sentire ovunque la sua forza di vita di pace e di libertà. (Benedetto XVI)
Le suore francescane missionarie del Sacro Cuore vi augurano una felice Pasqua!
L'incontro con Gesù Crocifisso e Risorto colmi il nostro cuore di gioia e di speranza e ravvivi in noi l'entusiasmo e l'amore per generare la Sua Vita in ogni persona che incontriamo.
Vivere la Settimana Santa seguendo Gesù vuol dire imparare ad uscire da noi stessi per andare incontro agli altri, muoverci noi per primi verso i nostri fratelli e le nostre sorelle, sopratutto quelli più lontani, quelli che sono dimenticati, quelli che hanno più bisogno di comprensione, di consolazione, di aiuto.
Vivere la Settimana Santa è entrare sempre più nella logica di Dio, nella logica della Croce, che non è prima di tutto quella del dolore e della morte, ma quella dell'amore e del dono di sé che porta vita. E' entrare nella logica del Vangelo. Seguire Cristo esige un "uscire" da se stessi, da un modo di vivere la fede stanco e abitudinario, dalla tentazione di chiudersi nei propri schemi che finiscono per chiudere l'orizzonte dell'azione creativa di Dio.
La Settimana Santa è un tempo di grazie che il Signore ci dona per aprire le porte del nostro cuore, della nostra vita, ed "uscire" incontro agli altri, farci noi vicini per portare la luce e la gioia della nostra fede.
(Papa Francesco, 2013)
Buona Settima Santa
Il giorno 8 marzo 2017 l’Istituto Italiano di cultura di Istanbul – Turchia insieme all’Istituto Cervantes, ha organizzato una giornata per celebrare la giornata internazionale della donna.
“Coraggio rosa” è stato il titolo di questa giornata. Sono state invitate alcune donne responsabili di ONG, volontarie e religiose, a raccontare la loro esperienza e a condividere sforzo e soddisfazioni di una vita dedicata ad aiutare altre donne, giovani, anziane, bambine, in difficoltà: anime, che nonostante le ferite, le paure, le umiliazioni non smettono di cercare una vita dignitosa. Esempi fulgidi di coraggio e resilienza.
In questa occasione sr Miriam Oyarzo, della comunità di Buyukada, ha raccontato la sua esperienza visitando le donne straniere in carcere. Ecco la sua testimonianza:
Da 1 anno e 4 mesi visito le donne straniere in carcere a Bakırköy; una volta al mese incontro in modo particolare le donne di lingua spagnola provenienti, la maggior parte, dall’America Latina.
Svolgo questo servizio, non sola, ma con un’equipe: p. Eleuterio ofm, sr Kayane e il Pastore Ali.
Cerchiamo di portare un messaggio di SPERANZA tra la sofferenza, solitudine, disperazione, tristezza e depressione che vivono queste donne private della loro libertà. Loro certamente sono consapevoli di aver commesso un reato e vivono questa dura condanna, ma cercano di creare dentro il carcere un sistema di VITA NUOVA, nonostante le grosse difficoltà che trovano, per esempio:
* la lingua: non tutte sanno parlare il turco o l’inglese,
*la convivenza: vivere con altre persone di diverse culture e lingue,
*solitudine: è il sentimento più frustrante,
*senza comunicazione: tante di loro non riescono a comunicare con la famiglia,
*impossibilità di ricevere visite: noi siamo le uniche persone che vedono dall’esterno.
In questo tempo è nato in me la capacità di separare da una parte il male compiuto da loro (il reato) e dall’altra il RESPIRO di speranza che noi cerchiamo di dare loro, speranza che non deve essere soffocata da niente e da nessuno… Quando le incontriamo, ci dicono: portiamo area fresca, pulita, nuova e allegra.
Loro aspettano ogni ultimo lunedì del mese: il bene, la misericordia, l’ascolto, una carezza, una preghiera... e noi ascoltiamo le loro immisurabili richieste: scarpe, abbigliamento, bibbie, rosario... che non sono altro che un grido disperato per dirci: IO ESISTO
Come donna e religiosa sento un’empatia molto forte verso di loro, non vedo più donne che hanno sbagliato, ma donne che anelano di tornare a casa. Ho conosciuto le loro storie; mi hanno aperto il loro cuore, mi hanno raccontato le circostanze le hanno portate a sbagliare. Riesco a leggere nei loro occhi il loro pentimento, la loro paura e il vuoto che sentono... non essendo libere.
Nei primi mesi in cui andavo in carcere, tornavo a casa carica di sentimenti confusi e durate la preghiera della sera l’unica cosa che facevo era piangere; non riuscivo neppure a pregare.
La prima volta che entrai in carcere, durante l’incontro con loro ho tenuto tra le mie braccia una bambina appena nata che dopo qualche minuto si era addormentata. Uscendo dal centro penitenziario non riuscivo a togliermi dal cuore il volto della mamma e della bambina. Tornata a casa, le mie consorelle, entusiaste mi facevano domande sulla mia esperienza, ma io non potevo parlare… e durante la preghiera del vespro sono scoppiata in lacrime, tanto che una mia consorella, preoccupata per me, mi ha detto: “se tornerai così ogni volta è meglio che tu non vada più”. Dopo tre o quattro mesi sono diventata forte, non per me, ma per loro… sapevo che tornare faceva bene a loro, ma anche a me.
Entrare in carcere è un’esperienza forte: attraversare le porte con il sistema di scanner oculare e sommettersi ai vari controlli mi fa sentire che devo andare lì per portare speranza e non togliere il respiro, ma donarlo.
Il nostro lavoro non finisce solo il giorno della visita una volta al mese. Alcune donne, dopo essere uscite dal carcere cercano un appoggio, non solo materiale, ma soprattutto morale.
Yohana è una ragazza boliviana; lei viene spesso a trovarmi a “Santa Maria”, per parlare e per sentirsi dire che ora è libera, che ora deve imparare a vivere come una donna libera. Dobbiamo accompagnare queste donne perché possano ri-imparare ad essere nuovamente LIBERE.
Yohana, domani potrà tornare in Bolivia perché ha finito di scontare la pena e ha finito i lavori sociali; tra pochi giorni potrà riabbracciare la sua famiglia… ora finalmente ricomporrà la sua vera vita.
Grazie!
La Superiora generale, Sr. Paola Dotto ha indetto il XX Capitolo Generale, che si celebrerà dal 6 al 30 luglio 2017 presso la Casa generalizia, a Roma.
Il tema scelto è: “F.M.S.C in Missione. Rinnoviamo l’entusiasmo evangelico per abbracciare e dare vita, con il cuore di Cristo Crocifisso”
e vuole essere “risposta alle urgenze della Chiesa e della nostra Famiglia internazionale e interculturale”.
Il logo scelto riprende il dipinto della sala di capitolo della Casa generalizia:
L’abbraccio del colonnato del Bernini di Piazza San Pietro raccoglie la schiera di coloro che seguono San Francesco, attratti dall’Amore di Gesù Cristo che dalla Crocevolge lo sguardo sulla Sua Chiesa e sull’umanità intera.
Ai piedi della croce il Buon Samaritano (ogni sorella) accoglie con la tenerezza attinta dal Cuore di Cristo una persona debole e fragile. È il mandato missionario che ci spinge ad andare in tutto il mondo, rappresentato dall’arco che racchiude tutto il disegno e che, nei vari colori, indica i continentidove si estende la nostra missione.
Le parole della Superiora generale motivano questo tempo di grazia della nostra Famiglia religiosa:
“L’indizione avviene in un tempo particolarmente significativo: l’Anno Santo della Misericordia voluto da Papa Francesco. Questo evento ci sollecita ad intensificare il cammino di conversione, a lasciarci provocare dallo sguardo di tenerezza e misericordia del Padre per far quotidianamente ritorno al suo abbraccio e, a nostra volta, raggiungere ed amare con misericordia ogni uomo. Questa è la nostra prima missione: la nostra conversione e riconciliazione per portare ovunque il “Volto misericordioso del Padre”.
…Insieme procediamo e affidiamo questo tempo di grazia anche a Maria, Madre del Perpetuo Soccorso, unita ai nostri Santi Protettori. I nostri Fondatori, Laura Leroux e Padre Gregorio, che hanno accolto, ognuno con il proprio stile, il sentire carismaticomissionario congregazionale, continuino ad alimentare il nostro entusiasmo evangelico. ”
In questo anno ci disponiamo a conoscere e ad accogliere la Volontà del Signore soprattutto con la preghiera, con l’offerta del sacrificio e della sofferenza quotidiana, con la riflessione personale.
È prezioso il contributo di ogni sorella attraverso le risposte al questionario che è stato inviato.
Sulla base ditali risposte sarà preparato poi lo ‘Strumento di lavoro’ del Capitolo stesso.
Tutte ci sentiamo impegnate e coinvolte in questo importante evento della nostra Famiglia religiosa, perchési rinnovi in ognuna l’entusiasmo evangelico e tutte possiamo continuare ad abbracciare e dare la vita, seguendo il cammino indicato dai nostri Fondatori, Laura Leroux e Padre Gregorio e dalle numerose sorelle che ci hanno precedute nel vivere il carisma congregazionale.
Con grande gioia abbiamo celebrato, oggi, 10 dicembre, la Professione perpetua delle nostre sorelle Sr Neelima Dakkamadugula e Sr Suneetha Pentamala.
Nella cappella della Casa generalizia Asisium, rivestita a festa, sono risuonati i canti di lode e di ringraziamento al Signore per il grande dono della consacrazione al Signore delle nostre sorelle.
In un clima di profondo silenzio e di sentita con-partecipazione, abbiamo ascoltato ed accolto il ‘sì’ per sempre delle nostre sorelle, Sr Neelima e Sr Suneetha mentre emettevano la loro professione nelle mani della Superiora generale, Sr Paola Dotto.
Il Vescovo celebrante, Mons Guerino Di Tora, nella sua omelia ha messo in rilievo con parole vibranti la bellezza e preziosità della vita religiosa, la sua missione nella Chiesa per il mondo di oggi, esortando all’impegno della profezia e della testimonianza coraggiosa e fedele a Gesù Cristo. Alcuni sacerdoti, frati francescani, chierici, numerose sorelle provenienti da comunità vicine e lontane, dei laici ed amici si sono uniti alla nostra festa ed hanno condiviso la nostra preghiera e la nostra gioia.
Venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo:
«Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!».
Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaìa quando disse:
«Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!». (Mt 3,1-12)
Buon cammino di Avvento
Il 28 ottobre il Santuario del Divino Amore a Roma ha ospitato il Giubileo della Missione con oltre 900 persone dalle diocesi di tutta Italia. Non è stato un semplice momento celebrativo, ma una giornata di festa e di incontro, per riaccendere “il fuoco della missione” e lanciare un messaggio forte alla Chiese locali in Italia, affinché vadano fino alle estreme “periferie esistenziali” del mondo, secondo l’esortazione di Papa Francesco. L’occasione voleva anche ricordare i primi 100 anni di vita della Pontificia Unione Missionaria (PUM) e il messaggio del suo fondatore, il Beato Padre Paolo Manna, missionario del PIME.
Il programma ha offerto a tutti i partecipanti una riflessione su una rinnovata uscita missionaria, l’ascolto di testimonianze, il pellegrinaggio giubilare con il passaggio della Porta Santa, la celebrazione della S. Messa e la consegna del mandato missionario ai missionari partenti provenienti dalle diverse realtà.
Dalla nostra Congregazione vi hanno partecipato alcune sorelle del Consiglio generale, Sr Tiziana Tonini, Sr Georgina Vilongiyil, Sr Bernarda Alvarez, Sr Augusta Visentin; Sr Ermellina Callegaris come rappresentante della Onlus e la signora Serena Catastini a nome del gruppo delle mamme impegnate nelle attività missionarie di Missione Tau.
Da Latina era presente anche Sr Rosalia Vedovato con il gruppo della diocesi.
Durante la preghiera del mattino suor Elisa Kidanè, comboniana, ha commentato il Vangelo di Matteo (28, 16-20) invitando ad avere nella nostra voce, la Voce di Gesù, nei nostri occhi, la Sua Luce e nei nostri cuori, la Sua Misericordia.
Dopo i saluti del direttore di 'Missio', don Michele Autuoro, è seguita la riflessione del vescovo di Bergamo, Mons. Francesco Beschi presidente della Commissione episcopale per l’evangelizzazione dei popoli e la cooperazione tra le Chiese. Mons Beschi ha detto prima di tutto che “La gioia non è una dimensione ornamentale ma decisiva dell’essere missionari. La missione nasce dalla gioia e ha come compito la comunicazione della gioia” e ha poi sviluppato la sua riflessione attorno a tre temi: Il libro della missione, il fuoco della missione, la porta della missione.
Così ha esortato i presenti “Aprire il libro della missione significa ritrovare una narrazione inesauribile di storie, esistenze, rappresentazione di volti missionari. Non è un’operazione nostalgica. È veramente inserirci noi, così come siamo, dentro la grande storia missionaria. Significa che possiamo alimentare in noi l’ardore apostolico, ricordando, rinarrando la missione. La narrazione è necessaria, come la narrazione evangelica. Non è solo raccontare una bella storia, ma è comunicare un’esperienza… esortando tutti e ciascuno a «essere oggi è un altro Gesù Cristo. Dovete poter dire come san Paolo: “è Cristo che vive in me”».Il fuoco della Missione è lo Spirito. Non c’è missione evangelizzatrice che non debba essere accesa dallo Spirito di Dio.La nostra è una missione spirituale, che ha anche la densità di un corpo, di un gesto, di una storia, perché è innanzitutto missione dello Spirito. Il luogo dove si accende questo “fuoco” è il cuore dell’uomo, quello in cui Gesù vuole porre il suo Spirito. Tutto può essere missione, ma non sarà missione evangelizzatrice se nel nostro cuore non si accende la missione dello Spirito».
La porta della Missione. La porta della Misericordia si identifica con la porta della Missione. Viceversa, la porta della Missione non può che essere la porta della Misericordia. Dobbiamo attraversare questa Porta con rinnovata disposizione missionaria, con convinzione, gioia e generosità”.
Terminata la riflessione di Mons Beschi, l’assemblea si è divisa in vari gruppi per ascoltare testimonianze missionarie lungo sette aree tematiche: accogliere, guarire, liberare, proteggere, riconciliare, soccorrere e sperare.
Dopo il pranzo tutti i partecipanti si sono ritrovati nel cortile del santuario antico per il pellegrinaggio giubilare con il passaggio della Porta Santa e la celebrazione della Messa presieduta da monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della CEI, al termine della quale è stato affidato il “mandato” ai missionari e alle missionarie partenti.
La celebrazione è stata solenne e festosa, nella gioia di sentire la vivacità e l’entusiasmo della Chiesa missionaria oggi, nonostante le tante fatiche, le tante sfide.
Per tutti rimane l’augurio e la sfida che già Paolo VI aveva offerto a tutti i cristiani e missionari: «Possa il mondo del nostro tempo e di ogni tempo ricevere la Buona Novella non da persone scoraggiate, ma da evangelizzatori che abbiano per primi ricevuto in dono la gioia di Cristo».
Celebriamo nel mese di ottobre la 90° Giornata Missionaria Mondiale che ha come slogan “Nel nome della misericordia”.
Viviamo un mese missionario dagli orizzonti grandi quanto è grande il mondo, considerando l’impegno missionario come connaturale alla nostra consacrazione e vivendo la propria vocazione come servizio universale alla Chiesa e al mondo.
Siamo chiamate ad aprire sempre più il cuore allo spirito missionario e a impegnarci con la preghiera e con gesti concreti di solidarietà nell’aiuto alle chiese più povere.
Come suore francescane sorte per le “missioni apostoliche”, ovunque nel mondo portiamo il messaggio evangelico attraverso l’educazione di bambini e giovani senza alcuna distinzione di lingua, etnia o religione.
La testimonianza riportata nell’articolo seguente conferma con quale spirito missionario e apertura culturale le nostre prime sorelle operavano in Medio Oriente già nel secolo XIX.
Da Gemona a Istanbul la scuola senza pregiudizi che piaceva al sultano
Le suore presenti dal 1872 ne fecero il centro dell'attività educatrice in Oriente. Furono cosí gradite da aprire anche a Rodi dove s'imparava l'italiano e il greco.
Quando si parla di tutela delle culture, di società multirazziale da valorizzare e affermare, della trasversalità degli insegnamenti e del villaggio globale dei saperi, un pensiero, qui, nella nostra regione, va inevitabilmente alle suore francescane del Convento di Santa Maria degli Angeli a Gemona che addirittura dal 1865 aprirono le prime scuole negli Stati Uniti (con un rapido sviluppo) e nel 1872 nella stessa Istanbul che divenne il centro dell'attività educatrice in Oriente.
Non erano forse esercitate alle valanghe di dibattiti e ai sofismi intellettuali che ogni giorno imperano nei "salotti della comunicazione", ma svolsero con impegno il loro ruolo, insegnando anche le lingue a fanciulle non solo cattoliche, ma greco-ortodosse e turche (quindi musulmane), dando così avvio a quella che diventerà la Provincia orientale dell'Ordine.
L'attività scolastica continuava a Gemona e continua tuttora con le scuole elementari e medie.
La didattica non veniva ovviamente tralasciata sin dalla fine del diciannovesimo secolo quando proprio nella nostra regione si aprivano i dibattiti più vivaci e interessanti sulla formazione dei bambini e degli adolescenti.
Basti pensare ad Aristide Gabelli (1830-1891), questo maestro della pedagogia positivista che evincerà con chiarezza i problemi di ordine pratico-politico che avrebbero dovuto riformare i metodi educativi perché la scuola rispondesse ai nuovi bisogni degli Italiani.
Per questo c'era bisogno di una "scuola positiva" dando origine al suo antiformalismo pedagogico avverso all'astrattismo ed alla trita retorica.
I suoi testi sono ancora presenti nella Biblioteca storica delle Suore di Gemona a prova di una attenzione verso i nuovi processi di formazione e di apprendimento.
Non va dimenticato che proprio in Friuli si sperimenteranno anche i metodi del famoso Friedrich Fröbel (1782-1852), infatti nell'anno 1874 veniva pubblicata a Udine l'opera "Sui giardini froebeliani" e furono aperti due giardini d'infanzia con quel metodo (di questo si sta da tempo occupando la studiosa Maria Sello sondando realtà didattiche e formative inaspettate).
Nel dopoguerra peraltro su sollecitazione della Duchessa Elena d'Aosta veniva fondato l'O.N.A.I.R. (Opera Nazionale di Assistenza all'Italia Redenta, 1919) con la capillare diffusione dei giardini d'infanzia in tutti i paesi del Friuli, affidandone molti alle suore formatesi proprio a Gemona, che nel 1952 apriranno altresì i corsi per la scuole superiori (le Magistrali) e un liceo linguistico contando anche sulla presenza di religiose provenienti da missioni e spesso di madrelingua delle nazioni di provenienza.
L'attività dell'educandato di Costantinopoli, come detto con presenze di diverse religioni fra le allieve, procedeva così speditamente e con buona fama che ben presto si poté aprire quello di Rodi dove le religiose avevano inserito corsi per l'insegnamento dell'italiano, del greco, del francese e del tedesco.
Un patrimonio di esperienze e di saperi che si divulgherà in buona parte del Medio Oriente, da Rodi, a Cipro, Cefalonia e Zante, ad Ankara, a Larnaca, a Nicosia e al Libano. Una serie di interrelazioni culturali e sociali che coinvolgono anche le scuole di Gemona che possono profittare di una multiculturalità non solo di facciata, ma di forte valenza informativa e formativa e questo si traduce nei molti interventi che si sono concretati a livello didattico e propositivo con un impegno che da sempre distingue la scuola.
Il sogno della fondatrice, la Duchessa Laura Leroux de Bauffremont, sostenuta dalla guida di Padre Gregorio Fioravanti, prende dunque forma dalla perseveranza delle prime sorelle nonostante le molte difficoltà incontrate nel mondo, comprese le due disastrose guerre mondiali con i rispettivi tragici cambi di regimi nell'Est e nell'Oriente, o nella stessa Gemona con il drammatico terremoto del 1976, che coinvolse l'Ordine in una vera e propria rifondazione.
Il convento era nato negli antichi locali che dal 1277 al 1810 erano stati sede del Monastero delle Clarisse, ricostruendolo, grazie alla Duchessa di Bauffremont e dedicandoli a Santa Maria degli Angeli; quasi un proseguo di una vocazione familiare che si era già espressa con la madre della Nobildonna nel costruire a Gerusalemme un importante realtà religiosa.
La madre della fondatrice era una Bossi de La Tour d'Auvergne che senz'altro ispirò in queste sue scelte Laura de Bauffremont.
La scuola di Gemona che attualmente segue l'istruzione dalle elementari alle medie offre quell'ampio respiro che trae origine da una vocazione di confronti e relazioni nel mondo e riportando nell'antica struttura madre quei saperi e quelle imperdibili esperienze che filtrano nell'odierno assetto didattico-educativo della scuola.
Fonte:Messaggero Veneto
http://messaggeroveneto.gelocal.it/tempo-libero/2016/09/28/news/da-gemona-a-istanbul-la-scuola-senza-pregiudizi-che-piaceva-al-sultano-1.14172117?ref=search
Ad Assisi, dal 18 al 20 settembre 2016 si è tenuto l'Incontro internazionale "SETE DI PACE: religioni e culture in dialogo".
30 anni dopo la storica Giornata di Preghiera per la Pace del 27 ottobre 1986 voluta da San Giovanni Paolo II, uomini e donne di fede, culture diverse, uniti dalla speranza che lo "spirito di Assisi" possa portare pace in un mondo segnato da violenza, guerre, divisioni.
Più di 511 leaders religiosi appartenenti a nove fedi diverse, rapprasentanti delle istituzioni e del mondo della cultura, anche non credenti per 3 giorni si sono incontrati per parlare, confrontarsi, pregare l'uno accanto all'altro.
L'evento è stato promosso dalla Diocesi di Assisi, dalle Famiglie Francescane e dalla Comunità di Sant'Egidio, in collaborazione con altri movimenti e aggregazioni ecclesiali, con la Conferenza Episcolape Umbra e il Comune di Assisi.
Negli ultimi 30 anni lo Spirito di Assisi ha raggiunto numerose città del mondo grazie agli incontri "Uomini e Religioni", promossi dalla Comunità Sant'Egidio, nei quali rappresentanti delle grandi religioni mondiali e personalità della cultura e della politica si incontrano nel segno del dialogo e della preghiera, ponendo le basi per un futuro di pace.
In questa occasione dalla Turchia ha partecipato il vescovo di Istanbul Monsignore Ruben Tierrablanca assieme a p. Eleuthere Makuta ofm, e rappresentando la fraternità di Buyukada sr Miriam Oyarzo.
Giornate di intensa preghiera e confronto ma sopratutto di forte esperienze di fedi vissute in ogni parte del mondo.
La G.M.G è stata un’occasione di “grazia” del Signore d’incontro con la gioventù di tutto il mondo. I giovani hanno vissuto questa esperienza in una profonda atmosfera di amicizia e di fraternità.
Le suore che vi hanno partecipato hanno avuto diverse esperienze, hanno riscoperto la bellezza dell’impegno della Chiesa e nella Chiesa, la forza della fede vissuta insieme e condivisa, hanno alimentato la speranza per il futuro che implica un forte impegno missionario per il bene e la pace nel mondo.
Papa Francesco ha esortato i giovani a prendere sul serio il valore della vocazione cristiana: a seguire a Cristo con fedeltà e senza mezze misure.