È la prima volta che le comunità dipendenti dalla Superiora generale vengono invitate per un incontro-confronto in casa generalizia. È un momento molto bello che ci apre il cuore e ci accomuna nella ricerca di un cammino di unità sotto l’azione dello Spirito:
“Abitate dallo Spirito ravviviamo il nostro essere fraternità in missione”
Questa è la tematica sulla quale riflettiamo in questi giorni, dal 1 al 10 luglio. Le comunità dipendenti sono in numero di 6, ma soltanto 5 riescono ad essere presenti all’incontro, mancano le nostre sorelle della Comunità “Our Lady of Libera” a New York. Le 5 comunità presenti sono:
-Comunità “Sacro Cuore” – Asisium, casa generalizia.
-Comunità “SS. Regina delle Rose” – Viole – S. Vitale Assisi
-Comunità ”Porziuncola” – S Maria degli Angeli – Assisi
-Comunità “P. Gregorio” – Grotte di Castro
-Comunità “S. Antonio” – Büyükada
Una bella presenza di Congregazione desiderosa di “fermarsi e stare insieme per raccontarsi le gioie, le fatiche e le perplessità che portiamo in cuore nelle fraternità e nelle missioni che sono così belle, così diverse, tutte molto originali nella loro attualità. Vogliamo stare insieme, questi giorni, per aiutarci e sentirci unite nell’apprezzare la preziosità della nostra vita nel quotidiano, sia nella festa che nella ferialità.
Ci guidano nella riflessione, P. Massimo Fusarelli, ofm sul tema: “Essere missione oggi come fraternità profetiche”. P. Alessandro Angelisanti, ofm sul tema: “Inviate ad essere fraternità in missione”. Altre riflessioni saranno presentate dalle sorelle del Consiglio Generale come da Agenda.
Massimo Fusarelli, presenta la sua riflessione in due punti –
1 - “Abitate dallo Spirito”- Vivere nella consapevolezza che lo Spirito guida la nostra vita implica una ricerca permanente, possibile nell’ascolto in noi e intorno a noi. Egli è presente e agisce nella vita di ciascuno di noi, in quella della fraternità, nella Chiesa, in questo svincolo tanto complesso della storia, con i segni dei tempi che lo accompagnano. Lo Spirito ci sospinge sulle vie della missione al costante discernimento della volontà di Dio che si fa conoscere a noi nel vivo della storia, che ci sospinge a riascoltare la parola del carisma e ci fa coscienti che “io sono missione” se mi lascio abitare e dare forma dall’autodonazione di Dio Padre, nel Figlio, mediante lo Spirito Santo – Così:
2 – “Ravviviamo il nostro essere fraternità in missione”, nel docile ascolto dello Spirito che ci spinge sempre fuori dai nostri schemi consolidati e ci porta oltre noi stessi, nella città degli uomini dove “il Signore ha un popolo numeroso”. (Atti 18,10)
Siamo chiamate quindi ad essere “sentinelle che guardano più lontano.”
“Fraternità in uscita!” Da questa radice profonda emerge più chiaramente che esperienza spirituale, vita fraterna e missione sono legati, sono un tutt’uno e non possiamo più parlare nei termini di un prima e un dopo. Libertà della chiamata e della risposta di fede li contengono. “La nostra missione non ha vita propria: solo nelle mani di Dio che invia può essere veramente chiamata missione. Non ultimo perché l’iniziativa missionaria viene da Dio solo. Dio è un Dio missionario. “Non è la Chiesa che ha una missione di salvezza da compiere nel mondo; è la missione del Figlio e dello Spirito attraverso il Padre che include la Chiesa” (Monltmann 1977: 64)
“La missione è quindi vista come un movimento di Dio al Mondo; la Chiesa è vista come uno strumento per quella missione.
C’è una Chiesa perché c’è una missione, non viceversa. Partecipare alla missione è partecipare al movimento dell’amore di Dio verso le persone, poiché Dio è una fonte di amore che invia”. (David J. Bosch)
Il giorno 4 luglio il P. Alessandro Angelisanti ofm ci offre la sua riflessione:
“Abitate dallo Spirito, chiamate ad essere fraternità in missione”
La riflessione parte da: Gen 1-2, 4a Genesi 1-11, dal presupposto che siamo abitate dallo Spirito.
Dio vede questa massa informe… e crea … Dio desidera la vita e questo desiderio lo mette insieme ad un progetto.
Desiderio – Mancanza – Progetto: così agisce Dio!
Dio procede nella creazione, ha un progetto che nasce da un desiderio, nasce da una mancanza… progetto che Dio ha desiderato, ha voluto, non a caso…
Dio sente il desiderio dell’uomo, di avere un tu davanti a Lui…
La creazione ci permette di entrare nel cuore di Dio, perché Dio ha desiderato tutto questo per noi, Dio ha sentito la mia mancanza! Siamo i figli di un desiderio di Dio.
“Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza” … “maschio e femmina li creò…” unicità nella creazione … solo io posso percorrere il sentiero dove Dio mi pone. Tutto il brano esprime questo senso di ordine “Divise…” “la luce dalle tenebre… la terra dalle acque” - Dio non butta via niente…”divide” – “ordina” ci ha dato una identità, un posto... Uno spazio che Dio ci regale ed è solo mio e in questo spazio Dio mette tutte cose buone … e se ne compiace. È cosa buona!
Ma per l’uomo Dio dice: “è cosa molto buona”… “Sei Unico” e devi diventare te stesso perché “sei cosa molto buona”.
Il tempo è elemento fondamentale. Cosa ci dice? Per progettare ci vuole il passato, il presente e il futuro… occorre camminare passo dopo passo. Devo tenere presente il tempo come dono… per donare il tempo! Il nemico ci toglie il tempo! Le tentazioni non hanno tempo! Un tempo che dobbiamo abitare e vivere perché Dio ce l’ha donato. La nostra meta è davanti a noi… non è lontana… viviamo di nostalgia, di sensi di colpa.
Possiamo sempre ricominciare! Iniziare… perché sempre ci saranno degli ostacoli, la meta è sempre davanti… arriverai più tardi ma ci arriverai… perché c’è un tempo, … c’è tempo anche per la sorella. Mettiamo del tempo per ricominciare, metterci in cammino. La sorella ne ha davanti a me… magari ha perso il tempo, il cammino non lo vede, ma c’è… e magari devo prenderla per mano.
- C’è uno spazio che Dio ci regala e per 7 volte dice che è cosa buona… tutto quanto ha creato è cosa buona, è un buon regalo… è bello! Prima era caos… ma ci mette solo ed uniche cose buone!!!!! NON C’È il male, non c’è il PECCATO.
In ogni cosa c’è una intenzione buona di Dio! - Quindi la volontà di Dio è BUONA! E tutto quello che ha creato l’ha fatto per una finalità di BENE!
Questo brano della Genesi è stato scritto al termine del periodo/esilio Babilonese e questo ci dice che qualunque periodo tu stia vivendo, Dio ti sta vicino. (Dio non ci vuole né punire né salvare tramite il dolore… perché Lui sempre ci tratta bene, perché ha creato tutto per bene…) La terra informe esiste, c’è…. Possono venire questi tempi.
Ma ricordiamoci che Dio ci vuole sempre mettere in cammino.
La riflessione continua sempre più impegnativa e coinvolgente, in questo tempo che ci è dato di vivere, con dinamiche di gruppo e ulteriori tematiche.
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“La Congregazione si sforza di essere presente là dove le necessità più urgenti della chiesa la chiamano” così recitano le nostre Costituzioni e per noi che abbiamo avuto la gioia di essere inviate nella missione dell’Albania, queste parole sono state pienamente realizzate. L’avventura è iniziata nell’ormai lontano 1994, l’indomani dalla caduta del Regime comunista nei Paesi dell’Europa dell’Est, quando il Santo Padre Giovanni Paolo II ha rivolto un accorato appello alle Chiese e alle Famiglie Religiose perché si prendessero cura dei fratelli che uscivano dalle tenebre dei regimi totalitari.
La nostra Congregazione, cosciente del suo speciale carisma missionario, ha risposto con generosità e ha inviato le sue suore.<
Siamo partite senza sicurezza se non quella del mandato missionario, senza Lingua se non quella dell’amore, senza progetti, ma con il grande desiderio di ascoltare il popolo, di condividere, di accogliere, di amare.
Ascoltando con il cuore abbiamo capito e quindi abbiamo cominciato ad operare.
Sono passati 25 anni e, restando sempre disponibili ad ascoltare, siamo riuscite ad essere fedeli alla nostra missione, essenzialmente di evangelizzazione anche attraverso opere sociali sempre privilegiando i poveri, gli ammalati, gli ultimi della società.
Abbiamo voluto festeggiare l’anniversario del nostro arrivo in questa bellissima terra non solo in forma privata, ma anche condividendo e rendendo partecipi tutti il giorno 29 agosto.
E allora abbiamo visto davvero che il semino, piccolo piccolo della nostra presenza, è cresciuto, è diventato un albero che comincia a dare i suoi frutti di pace, di pacifica convivenza, di reciproco aiuto. Abbiamo tre suore albanesi e una giovane novizia in formazione. Sono venuti dalla Spagna, dall’Italia e dall’Austria, i volontari che hanno condiviso con noi tanti progetti e ancora li sostengono.
Sono giunti da tutta l’Albania fino a Dushaj per questo giorno così importante; anzitutto il nostro Vescovo Mons. Simon Kulli, tanti sacerdoti della Diocesi di Sappa e di Scutari, i nostri fratelli francescani anche da Gjakova e in qualche modo hanno chiesto perdono per non aver potuto sempre esserci vicini. Ma quel giorno era troppo bello per non ringraziare il Signore anche di questo, in fondo Lui non ci è mai mancato, ci ha assicurato sempre la sua consolante e continua presenza, ci ha dato forza e gioia per una missione così importante: portare Gesù ovunque, trovandolo già presente nei più poveri, nei sofferenti e negli ammalati.
All’inizio nel lontano 1994 spesso abbiamo percorso a piedi e in ogni condizione di tempo chilometri sulla montagna per ore e ore di cammino e non abbiamo trovato nessuno ad attenderci per la preghiera. Quel giorno la chiesa era piena di gente commossa e desiderosa di prendere parte alla festa, fedeli che ora sanno pregare, cantare, ascoltare.
A noi è sembrato un vero miracolo e con le lacrime abbiamo pubblicamente ringraziato il Signore che ci ha dato la forza di restare fedeli.
Dopo la Santa Messa, all’aperto, abbiamo trascorso un altro bellissimo momento di incontri, saluti, emozioni partecipando a uno spettacolo artistico, preparato dagli insegnanti, cattolici e musulmani indistintamente, perché, dicono: “Le suore sono di tutti, non soltanto dei cattolici!”
La lunga storia d’amore non si è conclusa, vogliamo continuarla finché il Signore ci darà forza per donare la nostra vita.
Le suore missionarie in Albania
Da una trasmissione alla Radio Vaticana di Violeta Marashi
Le Suore Francescane Missionarie del S. Cuore celebrano il venticinquesimo della loro missione in Albania.
Nel giorno del martirio di San Giovanni Battista, 29 agosto 2019, le Suore Francescane Missionarie del S. Cuore hanno celebrato il venticinquesimo anniversario della loro presenza missionaria in Albania, precisamente a Dushaj, nella regione di Tropoja, una delle zone più lontane, più povere e disagiate della Diocesi di Sappa.
Con la partecipazione di molti fedeli scesi dalle montagne, di sacerdoti e suore della diocesi, di Scutari, sacerdoti venuti dal Kosovo, da Gjakova, Monsignor Hil Kabashi ofm e P. Lorenzo Lovro ofm, cosi’ come amici e benefattori venuti dalla Spagna, dall’Italia e dall’ Austria per l’evento, è stata celebrata una solenne Santa Messa nella chiesa di S. Giovanni, presieduta dal Vescovo Monsignor Simon Kulli.
Durante la predicazione il Vescovo ha sottolineato:
“Siamo qui oggi, in questa bella chiesa, per offrire tutti insieme l’Eucaristia a Dio Onnipotente come segno di ringraziamento per il dono e il servizio di queste suore e nello stesso tempo per pregare perché possano continuare la loro speciale missione di portare la gioia del Vangelo nelle nostre chiese di montagna.
25 anni nel servizio a Dio e all’uomo forse ai nostri occhi possono sembrare pochi, ma considerando in quali condizioni hanno cominciato la missione queste suore, davvero è una grande missione, una meraviglia che le suore hanno realizzato a lode di Dio e nell’attenzione al popolo”.
Durante questa celebrazione ha preso la parola anche la superiora provinciale delle suore, Sr. Cristiana Basso, che per 23 anni è stata missionaria in Albania, la quale con grande emozione ha salutato tutti i presenti con l’augurio di San Francesco “Pace e Bene”. Fra le altre cose Sr. Cristiana ha ricordato che le suore sono venute in questa terra 25 anni fa, perché il Signore le ha chiamate e mandate per annunciare il Vangelo e indicare al popolo la via del Signore, via di giustizia e di pace e per guarire questi fratelli nel corpo e nello spirito, a sanare le profonde ferite del regime comunista.
Ricordiamo che 25 anni fa le suore vivevano in una semplice casa, dove sono ancora oggi. Esse hanno servito ogni giorno con immenso amore prendendosi cura di tutti, ma soprattutto dei poveri e degli ammalati offrendo vari servizi nel campo sociale e sanitario, principalmente nell’ambulatorio. Inoltre hanno lavorato molto nel campo dell’educazione e della formazione dei bambini, dei giovani, privilegiando le ragazze.
Con un intenso ritmo di lavoro e d’amore costante, questa missione continua a far fiorire queste zone montuose, molto difficili per l’ambiente, ma piene di valori divini, morali e umani.
Con grande gioia condividiamo un poco di storia della presenza dell’Ordine dei Frati Minori in Lituania, presso i quali le nostre sorelle, a Kretinga, svolgono la missione apostolica a loro affidata. Auguriamo che la presenza francescana sia sempre seme di “Pace e Bene” per ogni uomo e lampada nel cammino di fede verso il Signore.
“In questo anno 2019, i Frati Minori di Lituania festeggiano due momenti importanti della loro storia.
Il primo momento importante è il 550 anniversario dell’arrivo dei frati in Lituania, e il secondo è il 30 anniversario dell’uscita allo scoperto dei frati dopo l’occupazione sovietica.
È del 1253 la notizia della partecipazione dei Frati Minori al battesimo e alla incoronazione del re lituano Mindaugas.
Nel 1341 (o forse nel 1369) le cronache riportano il martirio dei primi Frati Minori in Lituania da parte dei pagani a cui annunciavano la fede.
Al capitolo provinciale di Varsavia celebrato nell’Epifania del 1468, venne deciso l’invio di frati in territorio lituano, mandati da Cracovia. Al 23 luglio del 1468 risale l’erezione canonica dei primi due conventi a Vilnius e Kaunas, costruiti l’anno successivo. I francescani osservanti erano conosciuti col nome di “bernardini”.
Nel 1530 si ha l’erezione della prima Provincia osservante di san Casimiro, riunita alla Polonia dopo soli 30 anni, e poi di nuovo autonoma nel 1627-1630. Riunita alla Provincia polacca, la Lituania ridiventa Provincia autonoma solo nel 1729. I frati si sono sempre dimostrati dalla parte del popolo anche nelle insurrezioni contro i russi.
Nel 1864 la Russia zarista sopprime la Provincia lituana, lasciando aperto il solo convento di Kretinga, sperando nella sua naturale estinzione.
Nel 1913 il convento di Kretinga comincia a riprendersi e viene annesso alla Provincia tedesca di s. Edvige.
Con l’indipendenza lituana del 1918 il convento di Kretinga rifiorisce: si fanno moltissime attività, si apre il ginnasio cattolico e i frati tornano a Kaunas, Tytuvenai, Troskunai e Pajuris.
Il 9 novembre del 1931 la Provincia di san Casimiro riceve lo status di Commissariato.
Al momento dell’occupazione sovietica del 1940, la Provincia era composta da 139 membri (70 frati, 25 sacerdoti, 34 chierici, 10 novizi). Il regime chiuse e nazionalizzò i 5 conventi e il ginnasio. I frati si dispersero tra Italia, Austria e Germania.
Nel 1944 i frati si insediarono negli USA e più tardi in Canada che nel 1946 si formalizzò come il Commissariato lituano di san Casimiro. Nel 1947, con le nuove Costituzioni dell’Ordine, il Commissariato diventa Custodia con diritto di Provincia (Vice Provincia).
Il 19 novembre del 1989, nella festa di Cristo Re, ancora in regime sovietico, i nuovi frati “underground” uscirono allo scoperto e celebrarono la prima Messa a Kretinga. A questi si unirono frati che si erano incardinati in diverse diocesi della Lituania.
Nel 1994 ai frati fu restituita la chiesa di Vilnius e nel 1995 il convento di Kaunas. Nel 2005 anche la chiesa di Kaunas ritornò ai frati.
Nel 2000 fu inaugurato il nuovo convento presso la Collina delle Croci a Siauliai.
Nel 2004 alla Vice Provincia Lituania ritorna il titolo di Provincia di san Casimiro.
Nel 2005 a Klaipeda si apre una nuova presenza.
Nel 2007 la Curia Provinciale ritorna a Vilnius.
In questo 2019 la Provincia di san Casimiro dei Frati Minori di Lituana consta di sei conventi in Lituania (Vilnius, Kaunas, Klaipeda, Kretinga, Pakutuvenai, Collina delle Croci) e due in nord America (Kennebunkport -USA, Toronto – CAN). Della Provincia fanno parte 33 frati professi solenni, 2 frati professi temporanei, un vescovo e un postulante.
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Mario Rossi, un italiano di Massa Carrara, un uomo dalla fede incrollabile, un cristiano dai principi solidi, un cittadino da un’infanzia dura, provata dagli stenti e costretto nel dopoguerra ad emigrare in Svizzera, come tanti altri connazionali. Eccolo nel mese di marzo 1965 arrivare alla stazione di Brigue, un bivio, lì esita: continuare la strada verso il grande cantiere, dove l’attende un posto di lavoro sicuro, oppure recarsi a Tavannes dove puo’ ritrovare la sua amata, ma dove c’è l’incertezza del lavoro. La decisione presa darà ragione della scelta fatta, giacché qualche mese proprio lì nel grande cantiere avviene una catastrofe e molti operai saranno sepolti dalla massa di ghiaccio staccatasi dal ghiacciaio dell’Allalin. Mario provvidenzialmente scappato al disastro non esita attribuire all’intervento della Vergine Maria il fatto di essere scampato a questa immane tragedia.
Il carattere gioioso, la tempra laboriosa, la fede forte, fanno di Mario una persona ben accolta da tutti in paese. Il lavoro duro, la fatica, la malattia non intaccano il suo amore per la famiglia e la sua fede nel Signore Gesù e la fierezza di essere “italiano”. La sua capacità di relazionarsi lo fa amico di tutti, senza distinzione di religione o di nazionalità. La sua sposa Elisa lo accompagna ovunque con dedizione e amore grande. Due figli verranno ad allegrare la famiglia. Mario ha sempre nutrito un grande rispetto ed amore per le “nostre suore”; ad esse riservava sempre le primize del suo orto e la sua amicizia sincera. Sono state loro a curarlo e, come diceva lui, a salvare la sua gamba all’inizio della malattia.
Poi il declino fisico, la sofferenza e la malattia; accanto a lui sempre la sua amata sposa che l’ha accompagnato e sostenuto fino al momento del trapasso. Testimonianza dell’amore che il paese gli portava è stata la folla presente al funerale: famigliari di Svizzera e dell’Italia, cattolici e fedeli di ogni confessione cristiana, anche mussulmani, tutti in chiesa alla celebrazione eucaristica. Bellissima la testimonianza di un mussulmano presente in chiesa che, dopo il funerale, ci dice: “E’ l’amicizia vera di Mario, il suo sorriso, la sua voce squillante e la sua bonanimità che mi hanno sempre colpito, era una persona allegra, portava la gioia là dove arrivava; da pensionato ogni giorno veniva per un caffé o una pizza e soprattutto una bella “chiaccherata”. Sempre rispettoso delle convinzioni religiose altrui era nello stesso tempo radicato nella sua fede cattolica che amava e difendeva. Sono venuto alla celebrazione per rendere omaggio all’amicizia di Mario.”
Le sorelle della comunità di Tavannes
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"An Akon Siyahan nga Katekismo", è la traduzione in lingua Waray-waray del libro "Il mio primo catechismo", ed è stata curata dal Rev. Don Rolando Vivas, uno dei sacerdoti della diocesi di Calbayog. Il progetto di stampa è stato realizzato grazie agli sforzi ed alla dedizione della direttrice catechistica diocesana, Sr. Theresa Knox Gude suora Francescane Missionarie del Sacro Cuore; e anche ai contributi finanziari dei nostri generosi benefattori della città di Calbayog e di altri luoghi delle Filippine. Il suddetto libro, il 7 gennaio 2019 è stato presentato alla cittadinanza, presente il Rev. Don Paolo Pirlo, SHMI, di Quezon City. L’atto ufficiale del “mio primo catechismo”venne realizzato nella Cattedrale dei SS. Pietro e Paolo, Calbayog City, durante una cerimonia ufficiata dal Rev.do Mons. Isabelo C. Abarquez, D. D., vescovo della diocesi di Calbayog, Samar (Filippine).
In tale circostanza noi, FMSC, abbiamo avuto l’opportunità di rallegrarci per le meraviglie operate dal Signore tramite la nostra missione in terra filippina; abbiamo così verificato la realtà di quanto il nostro Fondatore, Venerabile Padre Gregorio Fioravanti, era solito ribadire: “Meravigliosi sono i tratti della Divina Provvidenza alla quale nessuno ha il diritto di chiedere perché questo, in questo modo, e non altrimenti”.
La motivazione centrale della gioia condivisa è stata condensata nello stesso progetto di stampa, rimasto sospeso dal 2010, per mancanza di risorse finanziarie. Rendiamolode a Dio che ha sostenuto i promotori e i benefattori a rendere effettiva l’opera iniziata.
AVANTI, O MISSIONARIE, DEL CUORE DI GESÙ …
“… continuiamo ad annunciare e a testimoniare, con passione,l'amore Redentivo di Cristo”
Cebu, Filippine, 23-28 aprile 2019
Ecco la serva del Signore; avvenga di me secondo la tua parola (Lc 1,38) " è stato il tema adottato dalla Conferenza Episcopale delle Filippine per la celebrazione della Giornata Nazionale della Gioventù 2019, tema che guiderà i giovani nel loro discernimento durante l’anno dei giovani che si celebra in tutte le Filippine.
Il cosiddetto National Youth Day 2019 (NYD) o Giornata Nazionale della Gioventù si è svolta nell'isola di Cebu, nelle Filippine, dal 23 al 28 aprile 2019. Si sono registrati tredicimila giovani e hanno partecipato con entusiasmo a questo evento di cinque giorni.
Dove sono stati ospitati tutti questi giovani? Come li hanno accolti? Queste possono essere alcune delle domande che hai nella tua mente, in quanto le avevo anche io nella mia, prima di arrivare lì.
Sì, è stata un'esperienza meravigliosa e una grande opportunità. Tutti i partecipanti sono stati ospitati in diverse parrocchie accolti da diverse famiglie. I Filippini sono stati straordinariamente generosi da ospitarci e nutrirci gratuitamente per cinque giorni. Certo, questa è una conferma, infatti sappiamo bene che i filippini sono persone molto ospitali e amichevoli.
Come la Beata Vergine Maria è stata attenta ad ascoltare la voce di Dio attraverso l’angelo Gabriele, ed è stata capace di dire il suo "SI" al piano di Dio attraverso il suo incontro personale con Lui e il discernimento, così ogni giovane ha in Lei il suo modello. Oggi in tutto il mondo siamo circondati da giovani che stanno cercando un senso alla loro vita e la loro identità. Sono desiderosi di avere un incontro personale con il Signore. Siamo qui in due, io e Sr. Marilyn. Siamo state mandate come missionarie non per soddisfare la sete dei giovani di incontrare il Signore, ma piuttosto per una sfida anche per noi di camminare con loro e prepararli a permettere al Signore di incontrarli. Questo era lo scopo principale di questo incontro dei giovani a Cebu.
Tutte le attività preparate e realizzate, sono state significative e orientate a soddisfare lo scopo del raduno: "aiutare i giovani ad ascoltare la voce del Signore e a discernere il suo piano per la loro vita e rispondere generosamente alla chiamata di Dio in qualsiasi forma di vita sono chiamati a impegnarsi”.
La celebrazione eucaristica è stata presieduta dal Nunzio Apostolico Mons. Giordano Gabrielle e concelebrata da altri vescovi delle Filippine. Abbiamo fatto la solenne processione lungo le strade di Cebu guidati dai vescovi, dal clero e dai religiosi e religiose. Questa attività vuole affermare e dire ai giovani "non temere, non sei solo, viaggiamo con te”.
Siamo stati raggruppati per "questioni giovanili", per la condivisione di storie vocazionali e testimonianze di alcune persone molto significative: una coppia sposata, una religiosa, un sacerdote diocesano, un vescovo e una persona di vita da single. È l’esperienza del "cammino del pellegrino" per renderci consapevoli del nostro pellegrinaggio verso il Padre celeste, poi è anche una forma di "A service Evolution" (Evoluzione di servizio), una immersione nella comunità per un'esperienza di servizio ai nostri fratelli bisognosi. Abbiamo avuto anche una "notte sotto le stelle": non dormire per adorare il Signore nell’Eucarestia; lodare e adorare; dialogare con i vescovi e recitare il Santo Rosario all’alba. Questi incontri sono terminati con la Santa Messa di ringraziamento e le attività di chiusura presso il Complesso Sportivo di Cebu.
Tale meravigliosa esperienza ha rianimato la nostra giovinezza, ha aperto la strada a nuovi amici, nuove famiglie ospitanti e incontro con tante giovani donne, alle quali abbiamo permesso di condividere i loro sogni e ci hanno dato anche l’opportunità per fare la promozione vocazionale. Nell’aiutare i giovani a scoprire la loro identità, a nostra volta siamo confermate nella nostra identità di essere Missionarie nel cuore della Missione.
Grazie a Sr. Cristiana, nostra Superiora Provinciale che ha reso possibili tutti gli accordi affinché noi, sia Sr. Marilyn che io, potessimo partecipare a questa Giornata Nazionale della Gioventù 2019.
Sr. Theresa Knox
https://www.francescane.org/index.php/categoria-ultime-news/itemlist/?start=154#sigProIdae30197d32
Carissime sorelle,
fra pochi giorni, il prossimo 23 gennaio, faremo memoria del 125° anniversario della nascita al Cielo del nostro Venerabile Fondatore, P. Gregorio Fioravanti. È un giorno importante in cui ricordare e celebrare la sua santità, una santità nascosta e quotidiana che si è alimentata di amore e fiducia nel Signore.
Lo scorso 24 marzo, il Card Angelo Amato, già Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, ci aveva lasciato proprio questo impegno: “Lascio alle sue figlie spirituali il dolce compito di riscoprire la santità del Fondatore, ammirarne le virtù, imitarne gli atteggiamenti e seguirne gli esempi…. La sua personalità appare segnata in modo indelebile dal sigillo della santità.... Le caratteristiche delle sue virtù furono l’umiltà, lo spirito di sacrificio e l’eccezionale bontà… Egli visse una specie di esproprio della volontà, rinunciando a ogni progettualità personale, tutto affidato alla Provvidenza, sull’esempio di San Francesco” e ... ha “lanciato [le sue figlie] verso un dinamico ideale missionario”.
Padre Gregorio, come vero discepolo di Gesù, ha vissuto in forma eroica ed esemplare le Beatitudini. “In esse si delinea il Volto del Maestro che siamo chiamati a far trasparire nella quotidianità della nostra vita” (Gaudete et Exsultate, 63).
Continuiamo a tener vivo e presente, pertanto, l’insegnamento lasciatoci nei suoi Scritti, ed approfondire la sua vita con le virtù e l’esempio di santità. Vi ricordiamo di intensificarne la devozione, facendo memoria comunitariamente del suo Beato Transito, celebrando insieme i Vespri del 23 gennaio, sentendoci così tutte unite in qualunque Paese del mondo e in comunione con la Chiesa universale.
Vi saluto con affetto.
Sr Paola Dotto,
Superiora generale
Scaricate i Vespri del 23 gennaio
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Dopo 24 anni dallo sbarco in terra albanese, un tempo di vita missionaria intensa che scrive bellissime pagine di entusiasmo, di fede pura, di generosità con esperienze di vera gioia per la profonda e sincera condivisione, di dolore, di fatiche, di povertà, di malattie, delusioni e speranze con tanto amore ai poveri, eccoci a godere l’Atto di proprietà della Congregazione e la Licenza con la quale lo Stato Albanese denomina quello che prima era un semplice ambulatorio, Centro Umanitario abilitato a svolgere tutte le attività che le suore desiderano per il bene del popolo.
Ci riferiscono che in Albania, il Documento ottenuto è il primo e l’unico e non ha data di scadenza.
Abbiamo riflettuto e commentato semplicemente così: E’ un grande atto d’amore della Provvidenza che ha a cuore i suoi poveri, è il sigillo che dà riconoscimento alla nostra presenza e la certezza che Dio ci vuole in quella povera zona a servirLo tra i suoi poveri.
L’avvenimento è stato vissuto nella semplicità che caratterizza la nostra Missione di Dushaj: la benedizione dei locali da parte del nostro Vescovo Mons. Simon Kulli con la partecipazione di alcuni Padri Cappuccini, un sacerdote del Kossovo, Sr Teresa, Stimmatina, responsabile della sanità a livello diocesano, i rappresentanti della comunità locale e alcune persone particolarmente vicine alla Missione con tutti i bambini e i ragazzi che frequentano il Centro P. Gregorio che hanno rallegrato con la loro vivacità e originalità.
Il Centro Umanitario è stato denominato “Madre di Misericordia e di Pace” e comincerà a funzionare regolarmente dal mese di dicembre. Vi opereranno Sr. Vangi con un centro di ascolto, un dottore e una infermiera per le visite mediche, Sr Lia per l’assistenza ai poveri.
Terminata la giornata, la Comunità ha ringraziato il Signore per la sua costante presenza e ha affidato alla Madre di Dio il proprio impegno per essere fedeli alla propria missione.
La Comunità di Dushaj
A Scutari invece le Suore si sono fatte carico di un progetto a favore di bambini e ragazzi analfabeti, perché vissuti nelle montagne prive di servizi e ora scesi in città e sistemati a ridosso della periferia lottando ogni giorno per la propria sopravvivenza.
Le suore li accolgono nella vicina chiesa, offrono loro il pranzo, un momento di distensione e di preghiera e poi dedicano molto tempo al recupero scolastico.
I bambini per ora sono felici soprattutto di mangiare, ma col tempo valorizzeranno anche la base culturale che riceveranno e che darà loro la possibilità di avvedere accedere e non avvedere agli studi.
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“Circa due settimane prima della festa della Natività, il beato Francesco, come spesso faceva, chiamò a sé Giovanni, un uomo della contrada di Greccio, e gli disse: “Se vuoi che celebriamo a Greccio il Natale di Gesù, precedimi e prepara quanto ti dico: vorrei rappresentare il Bambino nato a Betlemme, e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l’asinello”. FF 468
Anche nel nostro Istituto “Maria Immacolata” a Roma abbiamo voluto riprodurre ciò che è successo a Greccio nel Natale dell’Anno del Signore 1223.
Il desiderio era stato espresso ormai da tempo e la gioia era palese soprattutto nei più piccoli e proprio il loro entusiasmo e la loro convinzione ci hanno incoraggiato a realizzare un recital, che potesse portare al nostro mondo il vero messaggio del Natale: povertà, semplicità evangelica, umiltà e gioia autentica.
Con la festa di S. Francesco le idee hanno cominciato a prendere corpo: copione, coreografie, musiche, la scelta dei piccoli e grandi artisti, la data di realizzazione. E’ stato un lavoro di grande partecipazione proprio come a Greccio quando Francesco chiese la collaborazione del suo pio e fedele amico Giovanni. Sono entrati in scena i piccoli della Scuola dell’Infanzia trasformati in stelline, gli alunni della Scuola primaria che rappresentavano tutti i personaggi, i ragazzi della Scuola Media Inferiore che cantavano e suonavano diversi strumenti musicali, gli studenti del Liceo che tenevano il filo del discorso proclamando le Fonti Francescane e improvvisandosi tecnici abili ed esperti, Suore, insegnanti e genitori. Le Suore che ne hanno curato la regia hanno studiato magistralmente ogni particolare cercando di apprezzare i talenti, i gusti dei partecipanti ai vari livelli sempre tenendo ben presente l’obiettivo di annunciare il vero Natale, l’autentica gioia che nasce dalla semplicità e dall’umiltà francescana. Siamo andati in scena il giorno 11 dicembre davanti a n numeroso pubblico.
Il lavoro di preparazione dell’ambiente dove doveva nascere Gesù è stato disinvolto e veloce eseguito dai bambini della classe terza della scuola primaria: viene deposto il fieno, due bambini introducono la greppia ed entrano il bue e l’asinello. “In quella scena commovente risplende la semplicità evangelica, si loda la povertà, si raccomanda l’umiltà.”
Tutto è pronto, viene distribuito un lumino al popolo per illuminare quella notte, “nella quale si accese splendida nel cielo la Stella che illuminò tutti i giorni e tutti i tempi.” Entra Francesco raggiante di letizia, vestito da Diacono legge ad alta voce il Vangelo della nascita di Gesù. Un angelo depone il Bambino nella mangiatoia, Francesco si inginocchia, lo stringe tra le braccia e sembra volerlo destare dal sonno, i bambini in scena si offrono a vicenda il Bambino lo baciano, lo accarezzano e alla fine uno di loro lo mostra a tutta l’assemblea mentre ascoltiamo i bellissimi messaggi dei pastori:
- Ogni persona si fa madre di Gesù Bambino quando lo accoglie in sé…
- Gesù si offre a tutti coloro che vogliono accudirlo dentro il cuore…
- E più lo proteggiamo, più risplende in noi la sua luce…che ci fa vedere tutti come fratelli e sorelle senza fermarsi alle apparenze.
- Infatti chi accoglie Gesù si fa voce di pace e bene per l’umanità.
- Portiamolo con noi ogni istante e ogni giorno sarà Natale. Basta desiderarlo nel cuore e Lui rinascerà tutte le volte!
E Francesco, puntando l’indice verso ciascuno di noi pronuncia ad alta voce:
- Anche tu, oggi, puoi far nascere in te Gesù Bambino!
Il giorno 22 dicembre 2018 all’Asisium si è tenuto un concerto di Natale. L’iniziativa ha coinvolto per la prima volta i nostri insegnanti della scuola, genitori e figli e anche le suore. È stato un momento molto bello e pieno di spirito natalizio; attraverso il canto essi hanno voluto far sentire l’entusiasmo che hanno provato durante tutto il tempo di preparazione per esprimere quanto sia bello il lavoro e l’impegno fatto con lo spirito di condivisione della propria fede.
Vi lasciamo una testimonianza di un genitore della nostra scuola che ha partecipato insieme a tutta la sua famiglia:
"Quest'anno per Natale, ho aderito alla proposta del maestro Simone (insegnante religione delle elementari Asisium), di preparare un coro natalizio.
Ho partecipato con mia moglie e due dei miei tre figli (cosa per nulla scontata).
Hanno aderito alcuni professori, alcune famiglie, alcuni genitori e alcune suore. Eravamo circa 50 (cosa affatto scontata...).
La preparazione, prima, e il concerto, poi, sono stati veri e propri gesti: atti cioè che hanno sempre rimandato, almeno come tentativo, al Significato ultimo del nostro cantare insieme, provare insieme, ridere insieme, sbagliare e richiamarsi: Gesù, Dio con noi.
Ogni scelta ha avuto questo come scopo: aiutare ed aiutarci a stare davanti a Lui.
Per questo le prove sono sempre iniziate e terminate con la preghiera; per questo il concerto si è tenuto in Chiesa; per questo alcuni canti sono stati introdotti da brevi scenette. Una fra tutte: San Francesco che realizza il primo presepe a Greccio, con alcuni di noi che durante il canto si trasformano in un piccolo presepe vivente.
Un avvenimento nell'avvenimento.
Per questo le suore provenienti dall'India hanno danzato: il loro gesto di lode e di ringraziamento a Dio.
Un avvenimento nell'avvenimento.
Per questo Gesù bambino era un bimbo vero: perché la realtà aiuta, anzi, è il trampolino che ci fa entrare nel Mistero di Dio fatto uomo.
Il concerto si è tenuto la sera del 22 dicembre... InCanto di Natale.
Non è stato uno spettacolo, ma il tentativo (pieno di imperfezioni) di condurre noi coristi e tutte le persone che hanno assistito sulla soglia della Capanna di Betlemme per stare davanti a quel Bambino.
E questo, a giudicare dai volti di chi c'era, è accaduto!
E allora, adesso, grati per quanto vissuto insieme, continuiamo a domandare di restare davanti a Lui..."
Valerio Larosa
InCanto dicembre 2018 from Francescane Miss. Sacro Cuore on Vimeo.
Noi, membri della Delegazione "Vergine di Copacabana", eretta in aprile 2017, ci siamo riunite per partecipare agli esercizi spirituali, nella località di Tarata-Cochabamba, presso il centro di spiritualità francescana, tenuto dall’Ordine dei Frati Minori.
Gli esercizi spirituali sono stati guidati da padre Tomás Kornaki OFM, che ci ha accompagnato duranti i giorni di grazia, aiutandoci ad approfondire argomenti relativi all'importanza del combattimento spirituale quotidiano. Esso si manifesta tramite l'esperienza della speranza, la preghiera personale e comunitaria ed inoltre la vita in fraternità. La vita fraterna, infatti, si arricchisce con il prendersi cura e maturare nell’interesse verso le utopie francescane, ossia verso gli ideali di santità, allo scopo di renderci testimoni credibili della nostra vita di consacrate al Signore.
Questo ritiro ci ha fatto capire il senso e l’importanza di poterci allontanare per alcuni giorni dall’attività apostolica, così da dedicarci meglio a riflettere sulla necessità del rinnovamento spirituale. Gli esercizi ci hanno permesso di condividere il nostro vissuto. In questo modo abbiamo potuto capire ed esprimere il valore del tempo con le sue gioie e preoccupazioni, e come pure il coraggio per le nuove sfide che esso ci fa assumere, come attenzione e risposta alle esigenze della società attuale.
L’esperienza di essere presenti e poter condividere insieme momenti intensi di preghiera e di serena fraternità, ci ha fatto provare vero entusiasmo “nella bellezza di essere fraternità e di essere sorelle tra le FMSC, in missione”.
Siamo grate al Signore della vita per averci concesso, tramite questi giorni, la grazia di vivere l’incontro personale con Dio e la gioia di sentirci sorelle.
Sorelle della Delegazione “Vergine di Copacabana”
Fin dall’inizio di questo nuovo anno 2019, vogliamo augurarvi abbondanti benedizioni del Signore e chiedere la protezione amorosa di Maria nostra Madre nel cammino quotidiano verso il suo amato Figlio. Condividiamo l’omelia di fra Ignacio Ceja OFM nella solennità di Maria Santissima, Madre di Dio; l’Eucaristia è stata celebrata nella cappella della nostra casa Generalizia “Asisium”.
Cari fratelli e sorelle, celebriamo l’ultimo giorno dell’ottava di Natale, con la solennità di Maria Santissima, Madre di Dio, ed iniziamo il nuovo anno solare 2019. Ringraziamo Dio per tutti i benefici che ci ha concesso durante l’anno appena finito e ci affidiamo alla sua bontà per il nuovo anno che comincia.
Tutti gli eventi della nostra vita, personale, familiari, sociali che vivremo durante questo anno, vogliamo consacrarli al Signore e metterli sotto la protezione della Madonna, confidando nella sua intercezione presso Suo Figlio, affinché possa essere un anno di gioia e di pace per tutti noi e per il mondo intero. La festa della Madre di Dio e la Parola appena ascoltata ci mettono davanti al mistero che è la fonte della nostra gioia, della nostra speranza, e del nostro impegno nella carità: il Figlio di Dio fatto uomo nel seno della Vergine Maria.
Nell’anno 431 a Efeso, allorché i Padri Conciliari hanno definito Maria Madre di Dio, hanno affermato che nel figlio di Maria, Dio veramente si è avvicinato alla nostra vita per condividere la Sua vita con noi. Inoltre, ricordando quanto scrive Tommaso da Celano, il più profondo motivo della devozione a Maria di Francesco d’Assisi era proprio la sua maternità divina. Ha scritto il biografo: “circondava di un amore indicibile la Madre di Gesù, perché aveva reso nostro fratello il Signore della maestà” (2Cel 198). Francesco contempla in Maria: l’esperienza del mistero dell’Incarnazione, l’esperienza dell’Onnipotente che si abbassa fino al punto di diventare, in Gesù, nostro fratello; l’Onnipotente che viene a condividere in Gesù la nostra fragilità; il Santo che scende a prender un posto tra i peccatori; l’Infinitamente degno che si umilia in Suo Figlio.
Dire che Maria è Madre di Dio, dunque, significa che l’umanità è stata toccata da Dio fino in fondo e tutte le dimensioni della vita umana sono chiamate ad essere trasformate dalla grazia di Gesù. Ci lo ricorda, in questa giornata mariana, il testo della lettera ai Galati, che ci riporta al cuore del mistero della natività di Gesù Cristo: “Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare quelle che erano sotto la legge, perché ricevessimo l’adozione a figli”. Questa assunzione della natura umana ha portato uno straordinario capovolgimento nella storia dell’umanità. La venuta di Cristo sulla terra ci conferma infatti la nostra dignità di figli di Dio.
Invochiamo Maria, fonte della nostra gioia e a lei chiediamo per la nostra umanità, contrassegnata da tante tristezze, il dono della vera gioia. Questa gioia cristiana che non è l’allegria rumorosa e momentanee che la nostra cultura spesso identifica con questo termine e che si vende nel mercato del consumismo. È piuttosto la serena letizia che nasce dalla certezza di essere amati da Dio, amati personalmente dal nostro Creatore, da Colui che ha nelle Sue mani l’universo e che ama ciascuno di noi con amore appassionato e fedele.
L’amore di Dio è più grande delle nostre infedeltà e peccati e proprio per questo riscatterà la nostra vita dalla morte. La gioia evangelica è la gioia della fede e della speranza; ma è anche la gioia della carità, cioè della comunione con l’amore stesso di Dio e della carità che si condivide con i fratelli. Una gioia che non viene spenta dalle prove e dalle sofferenze che possiamo incontrare, ma si dimostra più forte di esse, dal momento che ha il suo fondamento nell’amore fedele del Padre che si è donato a noi in Gesù Cristo.
Oggi celebriamo anche la giornata mondiale della pace. Rinnoviamo il nostro impegno di essere, come gli angeli la notte di Natale, messaggeri del Vangelo della pace. Le nostre parole e le nostre opere siano segni della misericordia di Dio, di comunione fraterna, di solidarietà, di perdono, di rispetto per tutti.
Fratelli e sorelle, vogliamo iniziare questo nuovo anno con la benedizione di Dio su tutti noi e su tutto il mondo. Quello che Mosè ha chiesto per il popolo d’Israele diventa una realtà anche per noi, per le nostre famiglie, comunità e il mondo intero: “il Signore ci custodisca. Il Signore faccia risplendere su noi il suo volto e ci faccia grazia. Il Signore rivolga a noi il suo volto e ci conceda la pace”.
Buon anno a tutti!
Sorelle carissime,
con affetto desidero raggiungere ciascuna per celebrare insieme, seppure a distanza, la solennità del santo Natale, che ci conduce a contemplare il sorprendente Mistero dell’Incarnazione.
Vi immagino spiritualmente tutte in ‘cammino’, forse un po’ affaticate da tante situazioni, ma in ‘cammino’ sostenute dalla convinzione che il Padre continua a commuoversi per l’umanità e per ciascuna di noi... e… Gesù viene fra noi…
“Vieni, Signore Gesù” è l’invocazione umile che sale dal nostro cuore, è l’attesa quotidiana, è l’accoglienza che vuole diventare ovunque premura per il piccolo Gesù che si è fatto povero ed è nato fra gli ‘ultimi’ per tutti.
È un tempo forte questo, un tempo da vivere nella conversione e nella gioia della speranza, evitando il rischio che, condizionate da difficoltà, fatiche e solitudini personali,… questo Evento diventi parte della nostra routine annuale di preghiere, canti, addobbi e discorsi puntuali... ma non tocchi e non commuova il cuore, non provochi una relazione vera, un affetto e una gratitudine profonda per Gesù che viene.
Vi ho raggiunto nelle diverse parti del mondo e mi sono trattenuta con voi. Ho potuto ascoltare e apprezzare la vostra sensibilità e forza evangelica verso i poveri e gli ultimi, nell’accogliere e condividere la fatica e la paura nei più diversi ‘disagi’ quotidiani: famiglie frantumate, bambini con problemi e anziani soli,… atroci guerriglie segnate da violenze e abusi,… e da interessi imposti dai potenti e dai predatori del bene comune portando a distruzione le persone e il dono del creato… Per questa vostra sensibilità, per il vostro atteggiamento umano ed evangelico, va a voi tutte la gratitudine del Gesù povero nei poveri.
Quanti disagi vedono i nostri occhi, in questi tempi così oscuri, così incerti, avvolti spesso dall’indifferenza. Eppure proprio in essi Dio ha voluto manifestarsi e farsi accogliere…
E ritorna alla memoria la celebrazione del Santo Natale voluta da San Francesco a Greccio, in cui desiderava “rappresentare il Bambino nato a Betlemme, e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato… come fu adagiato in una greppia…”.(ICel 85).
Quanto entusiasmo e quanta passione troviamo nel cuore di Francesco! Quanta fede e quanto amore nutre per quel Dio-bambino venuto tra noi, per noi…!
Per il suo desiderio ardente, san Francesco riesce a rievocare l’umile ‘Presepe di Betlemme’ con l’aiuto dei semplici paesani di Greccio e, con la forza della fede, ricreare un clima di profonda commozione, tanto che la presenza del Bambino diventa per tutti i presenti quasi “visibile” e “toccabile”.
Seguendo l’esempio di san Francesco anche noi annualmente continuiamo a preparare con cura il presepe, vogliamo vedere ed entrare in contatto con la vita di Gesù, di Maria e Giuseppe,.. dare un posto nel quotidiano ai pastori, ai magi, agli angeli,... regolare l’alternarsi dei giorni e delle notti...
Quando il nostro cuore si fa ricolmo della Sua Presenza e del Suo Amore, i nostri occhi sanno riconoscerlo anche nella storia della ‘nostra Betlemme’ quotidiana.
In questo Santo Natale invochiamo per noi e per tutti, il dono di occhi limpidi, purificati dalla fede e dall’amore che possano scorgere i tanti ‘luoghi’ attorno a noi dove Gesù continua a venire, e instancabilmente ci chiede di accoglierlo… a partire dalle nostre fraternità, dalla Chiesa e dalle persone con cui viviamo e lavoriamo.
L’incontro e la contemplazione del Bambino Gesù, il sentirsi partecipi del presepe, faccia esplodere in noi la gioia, come nei paesani di Greccio, “…ciascuno tornò a casa sua pieno di ineffabile gioia”, come anche nei pastori che “se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto..” (Lc 2,18 e 20). E così sapremo raccontare con gioia di aver incontrato Gesù nella nostra storia, sapremo contagiare con semplicità e letizia chi ci vive accanto, e trasformare i nostri ‘luoghi’ fraterni ed apostolici in ‘Betlemme’.
Da qui, dal Presepe, rimettiamoci in cammino insieme, con gioia, per portare fiducia, pace, speranza al mondo intero, rinate dall’intimità di un incontro con il Povero e con i poveri.
Per ciascuna di voi tutte, sorelle, invoco la benedizione del Bambino Gesù e la protezione di Maria e Giuseppe. Con tanto affetto vi auguro
Buon Natale e un Anno Nuovo ricco di Grazia!
Sr. Paola Dotto
Superiora generale
La nostra parrocchia Arcadia in Quito, per la preparazione della novena alla vergine Maria “Nostra Signora della Mercede” ha indossato un abito di festa, per esprimere meglio la sua partecipazione come comunità parrocchiale nelle sue varie distinzioni.
La comunità Educante “San Francesco”, l’ottavo giorno della novena, 21 settembre, si raccoglie dietro l’immagine della Madonna, sorretta da fervorosi giovani e, dalle porte spalancate, tra canti e preghiere, si snoda la lunga processione composta da studenti, suore, insegnati e genitori.
Tutti i parrocchiani si raccolgono in chiesa e recitano con grande fervore il rosario, scandendo con devozione, ogni Ave Maria. Ad ogni decina, si alternano gruppetti di bambini, recando in mano una splendida rosa rossa, che si dirigono verso la statua della Madre Celeste, ai piedi della quale ognuno depone, a nome di tutti, il suo omaggio floreale.
La celebrazione Eucaristica è rimasta particolarmente incisa per l’omelia proposta dal Parroco p. Yanan Gomez. Egli, con grande enfasi, rivolgendosi in particolare ai genitori, li ha richiamati, in coerenza alla loro fede, a mettere Dio al centro della loro vita; ricorda loro anche la grande responsabilità di educare ed accompagnare i loro figli nella fede, dando per primi l’esempio tangibile, nell’ascolto della Parola di Dio, nella vita sacramentale e nella vita di preghiera. “Siate fieri di essere collaboratori di Dio- ripeteva il sacerdote- Questo è il compito che Dio vi ha affidato!”.
Il sacerdote ha posto in risalto le due comunità, educante e parrocchiale, presentandole quali ambienti di supporto ai valori imparati, vissuti e testimoniati in famiglia. Nella misura in cui ogni individuo corrisponde al suo ruolo, possiamo camminare tutti insieme verso il Signore, come figli amati da Dio e coerenti testimoni di Lui.
Lodiamo e ringraziamo il Signore per tutti i segni meravigliosi offerti dalla sua Provvidenza!
Suor Alejandra Vallejos
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