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    Ultime NEWS

    In sala oggi ci attende un incontro molto interessante che riguarda la conoscenza più approfondita di Missione Tau onlus, nata per condividere il nostro carisma missionario attraverso la collaborazione con noi suore missionarie operanti in molti Paesi del mondo, l’aiuto alle nostre missioni con adozioni a distanza, la promozione di vari progetti di sviluppo a favore dei poveri.
    A presentarcela sono in aula Sabrina Vivan, presidente, e Aurelio Giulianelli, vicepresidente, ex alunno della scuola Asisium dove attualmente studiano anche i suoi figli.
    Ambedue palesano un po’ di emozione di fronte all’assemblea, ma esprimono grande soddisfazione per essere qui con noi e abbracciare, in noi, tutte le missioni con le loro povertà e problematiche.
    Dopo la preghiera iniziale ci presentano il cammino della Onlus nell’ultimo sessennio 2011-2017 attraverso un power point che illustra, prima tutti i membri del direttivo e poi, passando da un continente all’altro, ci invitano ad ammirare le diverse realizzazioni di costruzioni a favore dell’educazione e dell’istruzione di bambini o bambine povere, le varie iniziative messe in atto per venire in aiuto alle urgenze segnalate dalle suore missionarie. Nel cuore dei membri della nostra Onlus c’è posto per tutti i piccoli della terra, sempre con la preferenza per i più emarginati e socialmente sfavoriti con un’attenzione particolare alla promozione della persona perché possa godere della dignità della quale ha il diritto.
    Nella seconda parte della mattinata, molte capitolari sono intervenute anzitutto per sottolineare la loro gratitudine ai membri della Onlus che si prodigano in modo esemplare e commovente, amano tutte le nostre missioni con amore libero e disinteressato considerandosi parte della nostra famiglia.
    Nella tarda mattinata ascoltiamo Sr Giorgina, responsabile del Centro Missionario. La sua relazione, semplice ed essenziale, rivela dedizione vera per i poveri che ha servito durante il suo mandato, soprattutto occupandosi delle adozioni a distanza, curando la corrispondenza tanto necessaria con i donatori. Anche Sr Giorgina ci dedica un tempo per le chiarificazioni di cui abbiamo bisogno e alla fine la ringraziamo con un applauso


     

     

    26 luglio
    In questa giornata abbiamo fatto una bella sosta, ricca di spiritualità e di fraternità.
    Con un comodissimo pullman abbiamo attraversato in orizzontale il dorso degli Appennini e raggiunto un paese tranquillo, adagiato nel verde, ai piedi della Maiella, in Abruzzo, in provincia di Pescara.
    È un centro piccolo ma che racchiude un grande tesoro di spiritualità: l’immagine del Volto Santo di Gesù in una “basilica” semplice e bella, raccolta e che invita alla riflessione e alla preghiera personale. È stata affidata ai Padri Cappuccini che ne conservano il decoro e curano le visite dei pellegrini accompagnandoli spiritualmente a incontrare Gesù risorto nella sua immagine fissata in un velo: il filo orizzontale del telo è stato intrecciato e la struttura è semplice, ma il tessuto e il suo intreccio non sono visibili ad occhio nudo. L’immagine che mostra è visibile da entrambi i lati del telo: i colori sono leggeri, gli occhi sono diretti verso chi li osserva per incontrarlo, le pupille sono completamente aperte e i tratti del volto sono irregolari, evidenti sono anche i segni della passione.
    Il popolo la venera da più di 400 anni e riconosce in essa il volto santo di Gesù durante la sua risurrezione.
    Abbiamo avuto la celebrazione dell’Eucaristia esclusivamente per noi, poi abbiamo seguito la spiegazione del padre Cappuccino ammirando l’immagine e quindi abbiamo visitato la sala di una mostra fotografica molto interessante.
    Il tempo più forte è stata quello che abbiamo trascorso in silenzio, in solitudine davanti al Santo Volto per lasciarci guardare dentro e per imprimere il suo volto nella nostra vita.
    La mattinata è terminata con il pranzo in serenità.
    Lasciando questo luogo così speciale ci siamo sentite mandate dal Signore a cercarLo sul volto dell’uomo sofferente delle nostre realtà missionarie. Sappiamo che là ci attende per continuare la nostra missione di mostrarlo al mondo.


     

     
    Martedì, 25 Luglio 2017 05:40

    Rendiamo GRAZIE!

    I lavori capitolari sono ripresi a pieno ritmo. Le commissioni di studio riflettono sullo Strumento di Lavoro, si confrontano e stendono il Documento che seguirà il passo della Congregazione nel prossimo sessennio.

    Ma… una pausa è doverosa e la dedichiamo al “Vecchio Consiglio” che ha costantemente sperimentato la presenza del Signore nel sessennio segnato da difficoltà e dolore, ma che sempre ha trovato la forza di cantare l’Alleluia della VITA.

    A ciascuna di loro la nostra gratitudine e la vicinanza fraterna.


     

     
    Domenica, 23 Luglio 2017 13:59

    Nuovo consiglio generale

    “Quando Dio elegge una in qualche ufficio,
    è certissimo che riceve tutti gli aiuti necessari per tal fine"
    (Madre Angela dell’Angelo Epistolario 2 b, p. 43).

    Oggi ci attende un altro appuntamento delicato e importante: scegliere ed eleggere le quattro sorelle che affiancheranno la Superiora generale, Sr Paola, nella sua missione di condurre la Congregazione là dove il Signore la vuole, sempre in attento ascolto dello Spirito e del Magistero della Chiesa.

    Carissime sorelle,
    le Consigliere che aiuteranno la Superiora generale, Sr Paola Dotto, nella sua missione di guida e madre della nostra Famiglia religiosa sono state elette oggi dalle sorelle capitolari:

    Suor Tiziana Tonini 1a Consigliera generale
    Suor Augusta Visentin 2a Consigliera generale
    Suor Rose Thomas Palamthattel 3a Consigliera generale
    Suor Gregoria Suárez Medina 4a Consigliera generale


    n

    srose “La sorte cadde" su
    Sr Rose Thomas
    che non è presente
    in sala capitolare.
    Suor Paola allora
    la raggiunge al telefono
    nel lontano Paese
    del Changlang in India
    e le comunica
    l’avvenuta elezione.
    A viva voce tutte
    accogliamo la sua disponibilità
    ed il suo generoso
    sì al Signore che la chiama
    a questo
    nuovo servizio.


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    Sabato, 22 Luglio 2017 12:51

    Elezione della Superiora Generale

    Elezione della Superiora Generale
    Dopo l’adorazione insieme alle suore della Comunità Asisium, le capitolari si sono riunite tutte in sala di capitolo.
    Sr Paola Dotto presenta all’assemblea P. Julio César Bunader, Vicario generale dell’Ordine dei Frati Minori, che, a nome del Ministro Generale, presiederà le elezioni. Attraverso lui sentiamo e vediamo la presenza di S. Francesco tra noi.
    Prende allora la parola P. Julio il quale dice di non presiedere perché il vero protagonista è lo Spirito Santo e le uniche parole che possono illuminarci oggi sono quelle della liturgia della festa di S. Maria Maddalena “Gesù è vivo, è risorto! Andiamo ad annunciarlo!”
    P. Julio ci augura che possiamo avere come guida e madre una sorella che possa dirci sempre che “il Signore è con noi, è presente, è vivo. Gioite perché è risorto!”, che possa precederci al sepolcro e dirci sempre: “Gesù è risorto!”
    A questo punto Sr. Paola Dotto consegna il sigillo, simbolo della Congregazione, nelle mani del Vicario Generale e si procede alla elezione.

    Sorelle carissime,
    lodiamo e benediciamo e ringraziamo
    il Signore perché
    oggi
    ci ha dato in dono come guida e madre

    Suor Paola Dotto


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    Giovedì, 20 Luglio 2017 14:01

    Le commissioni di studio

    20 Luglio.   Le commissioni di studio

    I diversi relatori che abbiamo ascoltato nei giorni scorsi ci hanno dato molti stimoli e hanno sollecitato in noi il dovere di dare le risposte concrete e giuste alle sfide della vita consacrata oggi nelle realtà di un mondo sempre più globalizzato e al quale è urgente portare il cuore del Vangelo: Gesù.
    Per questo oggi siamo divise in 5 gruppi di studio e prendiamo in esame lo Strumento di lavoro che è il risultato delle riflessioni fatte da tutte le suore nella loro comunità.
    Ogni gruppo studierà un ambito, formulerà le proposte che poi verranno sottoposte a tutti i gruppi e infine a tutta l’assemblea per l’approvazione.
    Gruppo n. 1.   FMSC in missione:
    Gruppo n. 2    rinnoviamo l’entusiasmo evangelico
    Gruppo n. 3    per abbracciare
    Gruppo n. 4    e dare la vita
    Gruppo n. 5    con il Cuore di Cristo Crocifisso.

                                                  BUON   LAVORO!


     

    Martedì, 18 Luglio 2017 18:57

    Pausa di fraternità a Centocelle.

    18 luglio:
    Pausa di fraternità a Centocelle.

    Oggi ci siamo concesse una serata di fraternità trascorsa insieme alla Comunità della Casa Provinciale “M. Immacolata” a Centocelle dove per alcune di noi è stato un ritorno dopo diversi anni, alcune dove avevano fatto la prima formazione e altre dove avevano svolto la loro prima missione.
    Ad accoglierci nell’ampio cortile erano tutte le suore della Comunità, le giovani in formazione e quelle di altre comunità vicine qui riunite per gli Esercizi Spirituali.
    Dopo gli abbracci e i saluti siamo andate ai ricordi personali mentre ci ristoravamo
    La luminosa chiesa da poco restaurata ci ha accolto poi per la celebrazione dei Vespri presieduta dal predicatore degli Esercizi P. Piero, Cappuccino della Provincia di Bari.
    La cena organizzata all’aperto, in uno spazio del giardino, ha alternato momenti di scambi di saluti da tutte le realtà della Congregazione a momenti di ricreazione.
    Il saluto di Sr Paola Dotto e il tradizionale canto alla Madonna.”Quando nell’ombra cade la sera” hanno concluso la bella serata:

    GRAZIE SORELLE !


     

    18 luglio

    Anche durante la mattinata odierna l’assemblea capitolare è stata arricchita e fortemente stimolata dall’intervento di padre Fabrizio Meroni, missionario del PIME con una decennale esperienza apostolica in Brasile e attualmente membro del direttivo della Pontificia Opera Missionaria. Nello svolgimento della tematica affidatagli, “Missionarietà in comunione e collaborazione con la chiesa universale e locale “, padre Fabrizio ha posto in rilievo l’importanza della prossima celebrazione, nell’ottobre del 2019, di un mese missionario straordinario, per volontà di Papa Francesco a livello della Chiesa universale, al fine di rinnovare l’ardore e la passione della missione.
    Ha quindi delineato, con profondità e intensità di contenuti teologici ma anche esperienziali, i fondamenti della missione nella Chiesa, a partire dal paradigma dell’amore coniugale come chiave di lettura propriamente missionaria di ogni esperienza umana con cui la missione mette a confronto. Cuore e radice della missione, ha più volte rimarcato padre Meroni, è il Vangelo e la centralità della Pasqua che sollecita a rompere le strutture di male sedimentate nelle culture e a dare priorità all’annuncio della vita piena in Cristo come autentica capacità di servire la vita dell’uomo nella sua concretezza, di aprire orizzonti di senso, di fare proposte che incidono nel vissuto, ponendosi a fianco dell’umanità d’oggi interessandosi davvero alla sua esistenza. In questo modo la missione del cristiano, radicata nel dono del Battesimo che immediatamente rende partecipi dell’invio, diviene anche coscienza critica, presa di posizione evangelica nei confronti della realtà, capacità di confrontarsi col limite, col peccato, sapendo dire con coerenza la verità e accompagnando alla verità. La missione della Chiesa è per la salvezza (che interessa tutti, poiché tutti ne abbiamo bisogno), perché la vita sia in abbondanza (cf. Gv 10,10), manifesti la fecondità dell’incontro di cui l’amore tra uomo e donna, nel vincolo sacramentale e indissolubile del matrimonio, è l’espressione storica più alta, coniugalità che è figura della sponsalità con il Signore Gesù. È tale comunione la struttura fondamentale della salvezza e la dinamica pasquale dell’esistenza, che dalla concretezza dell’Eucarestia è sprigionata nella vita di fede, diventando provocazione e testimonianza.
    L’esposizione, intervallata da riferimenti a esperienze concrete e sostenuta dal riferimento al magistero ecclesiale (soprattutto del Vaticano II e degli ultimi tre Pontefici) ha suscitato un vivace dibattito che ha toccato temi quali, ad esempio, il rapporto tra chiesa locale e sette in alcune missioni: padre Fabrizio ha rilevato come le difficoltà in questo ambito – così come nel caso dell’indifferenza che si può registrare attualmente in tanti paesi, specie occidentali – provochino la Chiesa cattolica a verificare l’effettiva potenzialità dell’annuncio di intercettare la vita concreta delle persone e a ripensare organizzazioni “parrocchio-centriche” ormai inattuali. Ulteriori provocazioni sono venute da riflessioni riguardo l’urgenza di ripensare in maniera matura il ruolo dei laici nella missione, ammettendo gli esiti negativi di una certa clericalizzazione dell’evangelizzazione; la necessità di recuperare una parresia, una franchezza nel denunciare quanto si discosta dal piano di Dio, per non permettere a se stessi e agli altri di essere poco seri con la vita; le situazioni matrimoniali e coniugali irregolari e gli approcci pastorali orientati ancora a tutelare la vita piena anzitutto; il dialogo interreligioso; la pastorale giovanile come ambito in cui l’unica missione che conta è favorire il discernimento vocazionale, interessandosi di cuore a ciò che è basilare nella vita di un giovane, ovvero la famiglia, la scuola, il lavoro. Il dialogo si è protratto fino all’ora di pranzo, evidenziando l’interesse di tutta l’assemblea e anche la disponibilità e prontezza del relatore nell’offrire chiavi di lettura e stimoli che certo ritorneranno utili e preziosi anche nella considerazione dello strumento di lavoro capitolare. Il Signore sta accompagnando davvero il capitolo con la sua grazia: lo Spirito aiuti a intuire le direzioni da intraprendere per essere missionarie oggi, ossia veramente donne di Dio.


     

     

    17 luglio: Bene comune e utilitarismo. Economia globale e i suoi frutti 

    È questo il complesso, provocatorio e interessantissimo tema che ha trattato nel corso della mattinata padre Nicola Riccardi ofm, illuminando l’assemblea capitolare su questioni di stringente attualità e che stimolano a una concreta verifica della “cittadinanza socialmente responsabile” anche da parte dei membri degli Istituti religiosi. Anzi, potremmo spingerci a dire, soprattutto da parte dei religiosi in quanto chiamati a essere esempi e profeti di buone pratiche, capaci di incidere su strutture politiche e culturali ingiuste e contrarie al valore della fraternità.
    Padre Nicola con chiarezza e puntualità ha illustrato le radici storico-filosofiche della cultura utilitaristica e anti-fraterna in cui, a volte pure senza adeguata consapevolezza, viviamo, evidenziando l’influenza di pensatori del XVII e XVIII secolo, quali Bernard de Mandeville e Jeremy Bentham, sull’individualismo e la ricerca dell’interesse personale o del profitto di una parte che domina i sistemi economici contemporanei, legittimando l’equivalenza tra principio di utilità e felicità, intesa come ricerca del piacere. In tale scenario perde di significato l’idea di comunità (ritenuta corpo fittizio e somma degli interessi che ne animano le parti) e diventa equivoco il concetto di “bene comune”.
    La riflessione su quest’ultimo aspetto è stata molto intensa e articolata: l’approccio del Concilio Vaticano II (cf. Gaudium et spes n. 64) e in particolare l’approfondimento offerto nel 2004 dal Magistero sociale della Chiesa hanno contribuito a mettere in luce che il “bene comune” è da qualificare nei termini di “bene relazionale”. Ne è emblematica espressione proprio la fraternità la cui realizzazione esige il contributo e la fruizione di ogni singolo componente. La salvezza stessa è bene relazionale, sicché la questione del bene comune non è da semplificare al livello della gestione di beni materiali, ma implica di fondo un atteggiamento di fede che plasma un’etica e un’idea di uomo. Nell’ottica dell’utilitarismo le persone scompaiono dietro l’utilità e se il fine resta soltanto l’utile, ogni azione diventa lecita purché esso sia conseguito, alimentando in tal modo un’attitudine all’indifferenza reciproca nell’esclusiva tensione al profitto di un singolo o di una parte.
    I consacrati sono pertanto sollecitati a essere, in prima linea, esperti di beni relazionali prima che della cura di beni materiali, ponendo un segnale forte in un contesto di crisi antropologica che è alla base della crisi economica e che può trovare una soluzione solo recuperando uno sguardo verso l’Alto, un orizzonte di riferimento, attuando una conversione nella prospettiva della sostenibilità, superando la schizofrenia tra l’ergersi a paladini di diritti umani e attuare pratiche opposte. Un esempio lampante, in questo contesto, è il proclamare logiche di accoglienza e, nel contempo, da parte della società occidentale, l’erigere muri per tutelarsi dai migranti oppure il silenzioso alimentare guerre nei paesi in via di sviluppo per trovare mercati adeguati alla produzione di armi. Solo una cittadinanza socialmente consapevole e responsabile è in grado di incidere sulle strutture inique, che la stessa globalizzazione – di cui padre Nicola ha illustrato, con esemplificazioni concrete, il sorgere e lo sviluppo – ha fomentato, assecondando l’interesse di pochi che influenzano materialmente e a loro vantaggio la vita dell’umanità. Diventa dunque indispensabile avviare seri percorsi formativi, tali da maturare una responsabilità e un pensiero non a breve termine e tale da incidere prima di tutto sui nostri stili di vita, sull’uso delle risorse, sull’assunzione della grazia del lavoro, su scelte consapevolmente e rigorosamente etiche negli investimenti e nella gestione dei beni, secondo le direttive che la Chiesa si sta impegnando con urgenza e assiduità e dare, nella rinnovata coscienza per i religiosi che la prima forma di povertà è vivere la condivisione. Non basta infatti testimoniare la solidarietà: essa è atteggiamento di generosità da parte di chi ha nei confronti di chi è nell’indigenza e non risolve una diseguaglianza di fondo. Occorre testimoniare, vivere, annunciare, specialmente da parte di noi francescani, la fraternità, quale spazio in cui gli “uguali” possono vivere nella libertà le loro differenze, percependosi uno a fianco all’altro, sullo stesso piano. Tale è l’economia evangelica per coloro ai quali il Signore stesso ha detto «voi siete tutti fratelli» (Mt 23,8).

    Nel pomeriggio:

    SFIDE PER LA MISSIONE IN TURCHIA  P. Eleuterio Makuta ofm
    Nella più grande e bella isola di Istanbul, a dire del padre relatore, Büyükada, la Congregazione è tornata il 27 giugno 2015 con una importante missione di presenza: la comunità S. Antonio composta di tre suore, di tre lingue e culture diverse, ma con un unico e chiaro carisma “vivere il Vangelo”.
    La nostra presenza in terra turca risale al 1872 in Costantinopoli dove si costituì la Provincia S. Elisabetta; la missione di Büyükada prese avvio nel 1883. Le difficoltà politiche costrinsero le suore a ritirarsi nell’isola di Cipro divenuta poi sede della provincia del Medioriente.
    Nel 1985 le relazioni politiche tra i due Stati Turchia-Cipro divennero ancora più difficili tanto che le suore affidarono l’ambiente ai Padri Salesiani per il loro servizio pastorale ai giovani. Successivamente anch’essi presentarono le loro difficoltà a mantenere la presenza e alla fine del 2010 ufficialmente si ritirarono.
    La Chiesa ha sempre sollecitato a non abbandonare presenze cristiane in terra musulmana e la convinzione della Congregazione era forte, mancava però la possibilità di trovare la modalità per rientrare. La Provvidenza si fece presente durante un incontro con il Ministro Generale P. José Carballo ofm, durante lo scorso Capitolo Generale; il Ministro ci affidò all’esperienza dei suoi frati di Istanbul in particolare di P. Eleuterio Makuta che oggi è con noi in assemblea e ci parla delle sfide per la missione in Turchia.
    Anzitutto ci offre la visione di una Turchia molto diversa da quella che apprendiamo ogni giorno dai mezzi di comunicazione interessati soltanto a una visione politica, economica e strategica. Ultimamente è venuta alla ribalta internazionale per il problema delle minoranze che rischiano di venire soppresse. I cristiani infatti in Turchia sono una strettissima minoranza cioè 0,5% ma sono chiamati a crescere e la Chiesa sollecita che sia rispettato il diritto delle minoranze cristiane
    La sua missione è sempre e ovunque quella di annunciare il Vangelo ma soprattutto di viverlo.
    La prima sfida della Chiesa in Turchia è essere chiesa. Per questo i nostri missionari devono cercare cosa significa essere chiesa, rispondere alla missione che è indirizzata a tutti.
    “Ciò che vive e subisce il popolo turco deve essere vita della chiesa e dei Francescani”. Essi sono luce, il popolo guarda a loro con fiducia e cerca in loro la speranza, vede in loro persone semplici che dialogano o meglio “incontrano”.
    Così la Turchia per loro diventa il luogo della purificazione e della fede. Arrivano con il loro bagaglio culturale, ma per entrare nella dinamica della comunione sono chiamati alla purificazione. Le nostre sorelle in questo sono modelli, molto vicine alla gente, donne dell’incontro che vivono in sintonia con la gente.
    La seconda sfida è l’inculturazione. In Turchia le diverse chiese sono rimaste chiuse nella propria cultura, ma oggi il mondo è globalizzato e la Chiesa deve entrare nella cultura turca per annunciare Cristo.
    La terza sfida è il dialogo interreligioso ed ecumenico. Entrare in dialogo con i musulmani semplicemente per farsi conoscere e vivere il Vangelo aiuta molto a superare i pregiudizi. I missionari sono là per far conoscere Gesù e non per fare proselitismo, ma il dialogo conosce ancora tanti problemi proprio perché viene confuso con il proselitismo tanto che si è ritenuto necessario cambiare il termine dialogo in incontro: incontrare nella gratuità e semplicità.
    Le nostre missionarie sono chiamate ad essere Sentinelle della fede, annunciare senza aspettare niente in cambio. Il risultato appartiene a Dio. Sono ormai entrate in dialogo con tutte le presenze religiose, condividono il cammino, si confrontano e si sostengono. E’ stato costituito il gruppo di coordinamento della Famiglia Francescana presente in Turchia e la coordinatrice è una nostra sorella.
    Attraverso un dialogo libero con il Padre Eleuterio, alla fine, abbiamo conosciuto e potuto apprezzare il valore e l’importanza della nostra presenza di chiesa. Per questo non possiamo che ringraziare il Signore che ha aperto la strada del ritorno e i Superiori che l’hanno resa possibile.


     

    16 luglio: Santa Messa presieduta dal Ministro generale OFM, P. Michael Perry

    Oggi ci sentiamo davvero al completo come grande famiglia francescana che accoglie il Ministro generale P. Michael Perry invitato a presiedere la celebrazione Eucaristica e ad incontrare le Capitolari dettando il tema “Urgenza della missione francescana oggi”
    Inizia così la Domenica XV tra l’anno nella quale il Signore nel Vangelo ha una parola davvero speciale da dirci riguardo al tema della Missione.
    Vogliamo condividere con tutti l’omelia così illuminata e illuminante del Ministro Generale nel tempo in cui siamo chiamate a riflettere e a dettare le linee programmatiche per il prossimo sessennio riguardo al tema “FMSC in missione. Rinnoviamo l’entusiasmo evangelico per abbracciare e dare la vita”.

    “Tu visiti la terra, Signore, e benedici i suoi germogli” (dal Salmo responsoriale)
    Con quanto abbiamo affermato in risposta alla parola di Dio abbiamo già davanti a noi alcune certezze: siccome viene a visitare la terra, possiamo dire che Dio è il Primo Missionario; inoltre, diciamo che la missione in prima battuta è questione di “visita”; poi, è questione di benedizione; ancora: la terra produce germogli, che vengono benedetti dal Primo Missionario, quindi c’è una fecondità intrinseca alla terra, destinataria della missione benedicente di Dio.
    E pure Gesù, nell’insegnamento che ci è stato ripetuto oggi, ribadisce questa idea della missionarietà di Dio verso di noi.
    Questo nostro Dio “missionario seminatore benedicente” sembra avere un comportamento stravagante, in quanto semina con larghezza, senza escludere nessun terreno; potremmo dire che Dio si permette di “sprecare” il suo seme, seminandolo dove sa già che molto probabilmente non porterà frutto.
    Egli non sta a calcolare dove e quanto porterà frutto, non decide in anticipo dove seminare e dove non seminare.
    Non teme il fallimento.
    E non pretende che porti frutto ovunque né alla stessa maniera.
    Proprio per questo il suo seme, ossia la Sua Parola, è efficace: perché è gratuita e perché lascia liberi.
    È donata per amore e vuole essere accolta con amore.
    Ma guardiamo anche al terreno e alla sua fecondità, ossia a noi stessi e alla nostra capacità di accogliere il seme della Parola.
    I diversi terreni rappresentano i diversi modi in cui ciascuno di noi può accogliere la Parola, che viene seminata in ogni essere umano e che in ciascuno vuole portare un frutto pieno di vita.
    La diversità dei terreni o delle modalità di ascolto ci dice che l’interiorizzazione della Parola ha bisogno di spazi e di tempi opportuni, adatti: non è cosa che si fa ovunque, in un attimo.
    Non accade nella superficie della vita, sulla strada battuta del cammino sempre più frenetico di ogni giorno.
    Lì siamo insensibili e distratti da mille altre voci.
    Non si fa nemmeno in un momento, in un lampo: il terreno sassoso mostra un percorso che accade in fretta (l’avverbio “subito” torna due volte), e non dura nel tempo.
    Per dire di questa incostanza, l’evangelista Matteo usa un aggettivo particolare, che significa “ciò che è solo di un momento” (proskairós): Ecco, l’uomo (e la donna!) “di un momento” è colui che si entusiasma di tutto, ma non ama nulla in profondità.
    Vive tanti frammenti, ma non si unifica intorno a nessuna relazione; non conosce e non vive, quindi nemmeno si gode la pazienza.
    Il seme ha bisogno di andare in profondità, di scendere nel cuore della vita, e da lì, dal di dentro, trasformarla.
    Eppure neanche questo basta.
    Anche quando il seme germoglia bisogna stare attenti che non ci sia qualcosa che lo soffoca: le preoccupazioni e gli affanni della vita, che sono un tema caro a Matteo.
    Ne ha parlato lungamente nel Discorso della Montagna, al capitolo sesto, per dire che ogni preoccupazione è di per sé un’idolatria, una mancanza di fede nel Padre che veste i gigli dei campi e nutre gli uccelli del cielo (6,25-34 “Non preoccupati della vostra vita e di quello che mangerete… guardate i gigli del campo… ecc.).
    Il terreno buono, dunque, è il terreno della vita di fede, ossia di quella vita vissuta in piena relazione con Dio, con gli altri e con il creato, quella vita che si apre ad accogliere il seme e lo lascia entrare in profondità, con calma e pazienza, senza preoccupazioni e affanni e lo lascia germogliare e lo fa crescere.
    E Dio, Primo Missionario, benedice questi germogli!
    Quando riusciamo ad accogliere la Parola di dio come fa il terreno buono accade qualcosa di cui non siamo più padroni: il seme porta frutto in maniera inattesa e sorprendente (produce “il cento, il sessanta, il trenta per uno”, 23) e genera una nuova vita.
    Il mio augurio è proprio questo: accogliete la Parola di Dio, ciascuna nel proprio intimo, e nel profondo del vostro Istituto.
    Lasciatela germogliare, lasciatevi inondare dalla benedizione di Dio.
    E portate frutto, cioè portate in giro, distribuite, condividete, spargete i vostri frutti e la benedizione del Primo Missionario.


    Eccoci riunite in Sala di Capitolo dove il Ministro si presenta a noi davvero come un fratello nella sua semplicità e verità. Il tema che affronterà è di fondamentale importanza per tutte.
    “Urgenza della missione francescana oggi nel mondo”
    E’ necessario e urgente il rinnovamento dello spirito missionario. Questo è il cammino che anche i Frati Minori stanno facendo attualmente. Noi partecipiamo della stessa missione del primo missionario: Dio che manda Gesù che invita tutti i discepoli compresa sua madre, la prima discepola che diventa in qualche modo la prima missionaria della chiesa.
    Apprezza il logo del nostro Capitolo dove vede molto importante la missione come movimento, l’entusiamo, il Vangelo e l’abbraccio per dare la vita.
    Il Santo Padre Francesco nelle sue riflessioni sulla missione nel Documento Evangelii Gaudium ha una visione rivoluzionaria della missione. Non possiamo più dire abbiamo una missione, abbiamo un progetto, abbiamo una presenza, no ma siamo una missione, siamo un progetto. E’ una chiesa in cammino, non stabile, in movimento con il popolo di Dio, con il mondo di oggi.
    Ha una visione di chiesa composta dai laici dove vescovi, sacerdoti, suore , laici e anche il Papa accompagnano il movimento di Dio.
    Se accettiamo l’idea che siamo missione, cambiano anche le relazioni, il bisogno profondo di entrare nelle culture   per entrare in dialogo con Dio. Il Papa sogna una chiesa capace di trasformare ogni cosa.
    Ci offre poi alcuni elementi della vita missionaria francescana con le strategie di S. Francesco:
    -       Siamo mandate da Cristo insieme con progetti comuni e non personali. Dobbiamo lottare contro l’individualismo e il personalismo;
    -       La Missione chiama tutti e tutte ed è responsabilità di tutti condividere il Vangelo;
    -       Essere soggetti a tutti gli esseri umani anche ai musulmani tra i quali siamo come presenza di Cristo non tanto per parlare quanto per ascoltare.

    Sottolinea poi ciò che è molto importante oggi per fare nuovo lo spirito missionario:
    -       Accoglienza,   con l’aiuto dello Spirito santo che è l’iniziatore della missione.
    -       Umiltà: imparare a dire di sì. Spesso diciamo:” No, non posso uscire dal mio paese, c’è molto bisogno qui”. Dio ci invita da uscire, ad andare
    -       Urgenza di creare spazi dove tutti possono venire e sentire che sono amati, perdonati.
    -       Gioia, cantare le meraviglie del Signore. Noi Francescani dobbiamo recuperare la dimensione della gioia perché porta energia. La gioia è realmente il segno della presenza di Gesù nelle nostre comunità e nelle nostre opere
    -       Fede incrollabile che viene da una esperienza profonda di Cristo. Dove c’è fraternità c’è Cristo; dove c’è problema con la comunità c’è problema con Cristo.
    -       Nuovo ardore. Audacia. Cercare nuove strade, portare a tutti la gioia della risurrezione, la novità della vita. Pensare in anticipo a un futuro già presente.
    -       Stili e metodi nuovi: testimonianza della comunione che viviamo noi nel servizio.
    -       Generosità: dare se stessi perché è questione di giustizia, di pace, di riconciliazione e di amore verso i poveri.

    E infine al rinnovamento può servire la
    -       GIOIA dell’esperienza missionaria: creare una più solida collaborazione e condivisione della missionarietà per un futuro diverso.
    -       Passione per Cristo e per la vita francescana. 


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