12 luglio
RELAZIONE DELLA PROVINCIA S. LUIGI IX
Cominciamo una nuova giornata, entriamo sempre più in profondità nella conoscenza delle realtà congregazionale grazie alle relazioni delle Superiore Provinciali.
Oggi l’invocazione allo Spirito è in lingua francese, presente nella Congregazione fin dalla fondazione, oltre che nella terra che ha dato i natali alla nostra fondatrice, anche nella Provincia S. Elisabetta e soprattutto nella vice-provincia Ss. Martiri d’Uganda e nella Repubblica Centroafricana.
Sr Armelle Kosta espone con padronanza e disinvoltura una realtà che dimostra di conoscere a fondo e di amare nella sua originalità e ricchezza di storia.
Analizza con obiettività i problemi e le reali fatiche delle sue missioni, ma presenta le sue missionarie motivate, attive soprattutto nel campo giovanile. Esse operano in tre diversi Paesi nei quali non c’è una Lingua comune, per questo nell’assemblea si richiama l’attenzione all’importanza dello studio serio della Lingua, della cultura, delle tradizioni e delle politiche, mezzi che favoriscono l’inculturazione e l’evangelizzazione.
Salutiamo l’interessante relazione e l’ampia discussione che ne è seguita con un lungo applauso e ringraziamo per il dono che offre a ciascuna capitolare.
RELAZIONE DELLA PROVINCIA MARIA IMMACOLATA
Nel pomeriggio rientriamo in Italia, a Roma e “visitiamo” la Provincia Maria Immacolata ascoltando la relazione presentata da Sr. Marta Camerotto che la introduce con il dipinto “La cena in Emmaus” di Caravaggio, studiata nei minimi dettagli ed esposta dalla stessa relatrice “un momento unico, di gioia e di sorpresa: la tavola della locanda di Emmaus si trasforma in un altare dove si celebra il sacrificio eucaristico.”
Con una singolare capacità analitica offre un quadro preciso del cammino spirituale, formativo, apostolico della provincia. Con competenza, ma grande semplicità entra nei dettagli delle realtà missionarie mettendo in evidenza, tra il coraggio dell’abbandonare strade tradizionali, il desiderio di lasciarsi guidare alle novità, quelle novità cercate e trovate nell’ascolto dello Spirito con fiducia nella fedeltà, freschezza carismatica e attenzione a cogliere i segni della Provvidenza.
Conclude la sua relazione con una riflessione sempre ispirata all’opera d’arte del Caravaggio:
“Il racconto dei discepoli di Emmaus è esemplare ed illuminante dell’incontro che ciascuna di noi fa nell’Eucaristia con il Signore risorto.
Anche noi siamo invitate a prendere il posto libero lasciato al tavolo, davanti a Gesù, con i discepoli in Emmaus. Qui si realizza il nostro incontro salvifico con Cristo… La nostra testimonianza dell’avvenuto incontro con Cristo risorto, nell’Eucaristia, si concretizza nell’affiancarci all’uomo-fratello con la discrezione di Gesù, nel percorrere con Lui la stessa strada, nel proiettare sugli stessi la luce del Risorto e nell’infondere in tutti nuova speranza per proseguire con gioia il cammino verso il regno di Dio”
Offre poi un presente “tascabile” ma che completa l’esposizione: una teca con l’incisione della scena dei discepoli di Emmaus, un piccolo corporale ricamato dalle giovani juniores, il tutto inserito in una custodia tessuta e confezionata dalle donne albanesi.
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11 luglio
Anche oggi Dio ha scelto per noi una parola che ci “obbliga” a porci in ascolto per ricevere il dono della sapienza e della prudenza.
“Figlio mio, se tu accoglierai le mie parole
e custodirai in te i miei precetti,
se invocherai l'intelligenza
e chiamerai la saggezza,
allora comprenderai il timore del Signore
e troverai la scienza di Dio,
perché il Signore dà la sapienza,
dalla sua bocca esce scienza e prudenza.” Pv. 2-1,6
RELAZIONI DELLE PROVINCE "S. FRANCIS" E "SANTA ELISABETTA"
In sala capitolare continua l’ascolto delle relazioni delle Superiore Provinciali. Oggi è la provincia “S. Francis” degli Stati Uniti ad offrirci la sua realtà missionaria di sofferenza, difficoltà e povertà.
Prende la parola la Superiora provinciale, sr. Laura Morgan, che espone con estrema verità la situazione delle nostre sorelle, una realtà di croce che stanno vivendo con grande fede e che condividono con il coraggio della speranza.
Tornano alla mente le immagini di Religiose ideali proposte da Mons. José Carballo e le cui caratteristiche vediamo incarnate proprio in loro:
POVERE LIBERE ESULTANTI
Abbiamo ammirato Sr Laura nella sua esposizione perché non ha parlato del loro glorioso passato, ma del faticoso presente nel quale custodiscono il carisma missionario nella dimensione francescana.
Segue la relazione di Sr Angelica Hadjihanni, Superiora della Provincia “S. Elisabetta” che ci presenta la realtà con uno sguardo geograficamente ampio e aperto: Cipro, Libano, Bulgaria con culture, lingue, religioni, politiche molto diverse tra loro e che trovano la loro collocazione nel cuore del nostro carisma di FMSC
Abbiamo accompagnato le sue parole con interesse e ammirazione per l’ambito della missione che loro servono con poche forze, ma con grande entusiasmo, fede e speranza.
Suscita curiosità la realtà libanese che negli ultimi anni ha sofferto molto a causa, prima di una guerra interna e poi della guerra scoppiata nella confinante Siria.
Nonostante le sfavorevoli condizioni, le nostre suore missionarie hanno continuato a essere presenti con una importante attività scolastica molto apprezzata. Ma… c’è di più!
Il missionario è sempre attento, vigila sull’evolversi delle situazioni, studia le reali necessità e trova nuove risposte d’amore e di servizio.
Con meraviglia abbiamo sentito come hanno studiato un piano di intervento per i numerosi bambini diversamente abili mentalmente. Accanto alla scuola che già funziona da diversi anni, è nata una scuola solo per loro che apprendono la base del sapere, ma poi vengono avviati alle arti manuali: cucina, orto….
E la Provvidenza ha voluto sigillare la sua approvazione concedendo tutti gli aiuti finanziari di cui il progetto ha bisogno.
Sr Beatrice che segue direttamente tale progetto ci ha assicurato l’ottima riuscita dei suoi alunni. In questo modo anche per loro ci può essere un futuro di realizzazione nel mondo del lavoro.
La giornata si conclude con una allegra serata di fraternità.
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10 luglio 2017
Come sempre anche oggi il lavoro capitolare inizia con la Parola di Dio.
È l’evangelista Giovanni che illumina la nostra giornata.
“Gesù si fermò in mezzo a loro e disse “Pace a voi” Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi. Dopo aver detto questo, alitò su di loro di nuovo e disse ”Ricevete lo Spirito Santo…”
Con il dono dello Spirito Santo invocato con una bella proiezione in sala, siamo pronte a dare inizio a questa giornata che si incentra sulle Procedure da seguire per il buon andamento del Capitolo.
La Superiora generale presiede le Sessioni in qualità di Presidente; è coadiuvata dalle due moderatrici, Sr Francesca Fiorin e Sr Lilibeth Labian.
Vengono poi elette due scrutatrici Sr Marzia Ceschia e Sr. Mini Varikkakuzhyl e la segretaria del Capitolo Sr Paola Aita.
Con la elezione della Commissione Esaminatrice composta da Sr. Fides Lorenzon, Sr Marta Camerotto e Sr. Elisabetta Varikkakuzyil si conclude la prima fase alla quale fa seguito la lettura e l’approvazione del Regolamento.
Nel frattempo ci sentiamo accompagnate dalle sorelle di tutta la Congregazione che si fanno presenti anche in modo tangibile inviando auguri e assicurando preghiere.
Il Capitolo è un avvenimento di chiesa e ci sostiene la benedizione e la preghiera di molti Vescovi delle nostre realtà missionarie.
Rientrando dalla pausa pranzo in sala capitolare troviamo un calendario che ci servirà ad orientarci a stabilire la data delle Elezioni della Superiora generale e del suo Consiglio.
Dopo aver considerato il tempo dovuto da dare alle relazioni delle Superiore Provinciali e dei relatori esterni invitati, viene fissata al
22 luglio l’elezione della Superiora Generale
e al 23 luglio quella delle Consigliere.
RELAZIONE DELLA PROVINCIA "S.M. degli ANGELI"
Nel pomeriggio inizia l’esposizione delle Relazioni delle Superiore Provinciali, prima fra tutte la primogenita “S. Maria degli Angeli”
Viene seguita con attenzione e apprezzamento: Ognuna di noi ritrova in questa realtà una parte della sua storia vocazionale, una ispirazione della sua vocazione missionaria che ha poi portato nel mondo dove il Signore l’ha inviata. Abbiamo ascoltato come l’entusiasmo missionario sia rimasto vivo sia pur in forme e modi nuovi, nonostante le mutate condizioni dei tempi, nonostante le difficoltà così reali e costanti oggi.
Viene spontaneo dire con S. Paolo:
Chi ci separerà dunque dall'amore di Cristo? Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun'altra creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore. Rm.8,35,38
Ringraziamo la superiora Provinciale ma anche sr Mariagiulia, missionaria nella Repubblica Centro-Africana e sr Marzia missionaria a Udine, nel Convitto, dove da due anni la Comunità collabora ad un progetto universitario per giovani provenienti dalla Cina per studiare l’Italiano e poi continuare gli studi in diverse Università italiane.
Sr Mariagiulia ha condiviso la sua esperienza informandoci su una situazione di guerra che dura ormai dal 2012 e non accenna a risolversi. Nonostante violenze inaudite, terrore e morti incalcolabili, la situazione di questo Paese non fa notizia a livello internazionale.
Le nostre suore restano coraggiosamente ed esemplarmente al loro posto e costituiscono la sicurezza per le gente che si rifugia a casa loro occupando ogni spazio possibile.
E… incredibilmente sono felici e mai hanno pensato ad allontanarsi perché in quei fratelli poveri, perseguitati, impoveriti, violentati hanno visto, vedono e toccano Gesù.
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Domenica 9 luglio 2017 0re 17
Siamo pronte a dare inizio al Capitolo con la solenne apertura ufficiale.
La riflessione introduttiva recita cosi “Il Capitolo Generale è il luogo dell’obbedienza personale e corale allo Spirito Santo; questo docile ascolto si invoca piegando intelletto, cuore e ginocchia nella preghiera….
E’ il tempo di custodire nella creatività la novità, perché conservi il sapore genuino della fecondità benedetta da Dio” (Per vino nuovo otri nuovi)
Mentre l’assemblea invoca con il canto lo Spirito Santo, entra la superiora generale con il sigillo della Congregazione. E’ seguita da due suore che portano la lampada accesa e la Parola.
Il sigillo, segno dell’unità e simbolo carismatico, durante la celebrazione del mattino era già stato offerto sull’altare e ora resterà esposto per tutto il tempo del Capitolo accanto alla lampada accesa e alla Parola di Dio.
Il rito previsto è solenne pur nella sua essenzialità e semplicità.
Dopo aver deposto il sigillo, la superiora generale prende la parola e rivolge alle capitolari il suo saluto.
Inizia rendendo lode al Signore e ringraziandolo per questo importante appuntamento che ci vede radunate da ogni angolo della terra “non perché siamo migliori delle altre, ma perché vuole che qui avvenga il cambiamento, la trasformazione del cuore e della vita per portare poi nelle fraternità la gioia di una vita nuova e l’entusiasmo di un carisma rivitalizzato.
Ripropone nuovamente alla nostra memoria l’evento da pochi giorni celebrato: 100 anni della nascita al cielo della nostra Fondatrice, evento significativo e toccante per ciascuna e per la nostra storia, che ha messo in luce il percorso e la forza della Provvidenza.
“Partiamo dalla semplicità e minorità- ha continuato Sr. Paola- dall’affidarci al Signore e all’attenzione reciproca e solidale fra noi. Il resto lo porterà a compimento Lui. Dobbiamo crederci! Come ci insegna la storia dei nostri Fondatori.”
Ricorda il logo del Capitolo, il tema carismatico della missionarietà da approfondire, da vivere, da rigenerare con entusiasmo. Richiama alla nostra attenzione l’umanità sofferente in cerca di valori, l’umanità mendicante di accoglienza e di affetto che attende da noi lo sguardo e l’abbraccio di Gesù che ha vissuto il trionfo della resurrezione passando attraverso la morte.
Sente la presenza orante delle sorelle sofferenti ed anziane come di coloro che già godono la gioia del Paradiso.
E termina:
“Con affetto fraterno, mentre imploro su tutte noi la protezione della Vergine Maria, nostra Madre, di San Giuseppe, custode della nostra Famiglia e dei nostri santi fondatori Laura Leroux e Padre Gregorio Fioravanti
dichiaro aperto il XX Capitolo generale
‘Lo Spirito del Signore e la sua Santa Orazione’ ci accompagnino.
Domenica 9 luglio 2017 0re 17
Celebrazione Eucaristica nel giorno dell’Apertura Ufficiale del XX Capitolo generale
La cappella della Casa Generalizia si veste nuovamente a festa oggi per la celebrazione eucaristica presieduta da Sua Eccellenza Mons José Rodriguez Carballo, Segretario della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, a noi molto caro per averci accompagnato in vari momenti di vita della Congregazione.
Lui, esperto di Capitoli per aver servito l’Ordine Francescano in qualità di Ministro Generale, definisce il Capitolo Generale come momento forte di discernimento personale e comunitario.
E ci ha suggerito due domande:
Dal discernimento personale e comunitario e nell’attento e umile ascolto dello Spirito scaturirà la novità coraggiosa di osare un futuro missionario come “Suore povere, libere esultanti”
Incontro in sala di Capitolo con Mons. Carballo.
Dopo la solenne celebrazione liturgica, Mons. Carballo ci ha regalato un’ora di riflessioni
invitandoci anzitutto a rileggere la colletta del giorno e la Lettera di S. Francesco
all’Ordine; ne ha fatto la sintesi proponendoci il cammino di questi giorni capitolari in
cinque verbi:
Ascoltare la voce dello Spirito
Obbedire con vera umiltà
Custodire per non perdere l’ispirazione e diventare generatrici di vita
Adempiere:essere operative
Lodare il Signore.
Ha scelto poi di rileggere alcuni punti della Evangeli Gaudium nei quali il Papa sogna
una Chiesa Missionaria che cammina, edifica e confessa la fede in Gesù. Per noi che
per questo Capitolo abbiamo scelto la sfida missionaria è necessario che giungiamo
alla conversione missionaria riscoprendo l’eterna novità e la gioia del Vangelo che
esige rinnovamento, cioè una conversione pastorale perché tutte le nostre strutture
siano missionarie.
Una Congregazione in uscita, missionaria, aperta a tutti ma privilegiando i poveri che
sono i primi destinatari del Vangelo.
Ha poi delineato la figura dell’evangelizzatore :
Testimone prima che maestro
Persona chiamata alla conversione
Prossimo di ogni persona, soprattutto dei poveri
Contemplativo in azione
Persona spirituale che va dove la porta lo Spirito
Persona di comunione con Dio, con gli altri e con la Chiesa
Servo della Parola.Non ha parole proprie:ascolta, custodisce e annuncia
Profeta di gioia e di speranza
Uomo (donna) che ama andare oltre le frontiere
Persona che vive della logica del Vangelo
Persona che condivide la missione con i laici.
Infine ci ha messo in guardia dalle tentazioni comuni:
*L’individualismo ( crisi di identità, crisi di fervore)
* L’accidia ( la scontentezza cronica che rende deserto il cuore)
* Il pessimismo sterile
* La mondanità spirituale che si può nascondere dietro apparenze di spiritualità
*Antagonismo interno.
E dopo le tentazioni eccoci aperte alle sfide odierne:
Interculturalità
Dialogo
I nuovi poveri, coloro che hanno abbandonato la fede; i dimenticati che spesso hanno
bisogno sì di pane, ma soprattutto di essere presi per mano.
6 luglio 2017
Oggi iniziamo il ritiro spirituale che ci prepara e introduce alla “missione” del XX° Capitolo generale.
Sr Elisa Kidané, missionaria comboniana Eritrea, scrittrice, poeta e giornalista, ma anzitutto missionaria, ha scelto per noi un percorso evangelico offrendoci come modello alcune donne per stimolarci a rinnovare la passione missionaria.
Effata,apriti!
Donna dell’ascolto.
Donne guarite.
Donne che osano.
Donne fedeli.
Donne apostole.
Siamo donne chiamate ad annunciare ciò che abbiamo visto e toccato. Chi ci vede, deve vedere Gesù, il vivente. Lo possiamo realizzare passando attraverso l’esperienza dell’ascolto, mettendo il nostro capo sul cuore di Gesù, stando ai piedi della croce per essere capaci di stare ai piedi dei crocifissi della storia.
Il brano evangelico che apre le due giornate è la guarigione del sordomuto che ci aiuta a riflettere sulle nostre sordità spirituali, sulle chiusure dalle quali essere guarite.
La prima donna offerta come modello è Maria, donna del popolo, compagna di viaggio, umile, semplice, in docile ascolto, terra disponibile ad accogliere la Parola.
Anche noi, guarite dalle nostre sordità spirituali, diventiamo abili all’ascolto di Dio che ci parla nella vita, nella quotidianità delle nostre realtà per evitare il rischio di vivere ai margini, ciò di cui il mondo ci accusa.
7 luglio 2017
Continua oggi il nostro percorso biblico con “Le donne che osano” le donne cioè, che hanno il coraggio di rompere gli schemi, che hanno sempre creduto nel Maestro, che non lo hanno mai abbandonato, soprattutto gli sono state vicino ai piedi della croce.
Oggi è una donna che non ha nome, la cultura di allora l’ha relegata ad essere nessuno, viene chiamata con il nome della sua malattia, emorroissa, ma che osa, lei considerata impura, toccare Gesù. Per la sua fede e il suo coraggio Gesù la guarisce, la riabilita e la chiama figlia.
Toccare il Signore con fede, raccontare la nostra vita, l’esperienza di Lui che facciamo ogni giorno. In questa donna Gesù vede ciascuna di noi che gli porta le sofferenze dei popoli. Dobbiamo osare, dobbiamo chiedere, dobbiamo “sorprendere e costringere Gesù” a guarirci.
Ed eccoci alla meditazione delle “Donne fedeli” ai piedi della croce, ai piedi dei crocifissi della storia. Stavano presso la croce con dignità, con forza, con coraggio. Stare vicino ala gente, vicino alla Chiesa, alla nostra comunità, al mondo, per toccare la carne sofferente di Cristo. Farci prossime, coscienti che il dolore esiste, ma può diventare scuola di risurrezione. Noi ai piedi della croce teniamo vivo il legame del mondo con il Crocifisso. La fedeltà è fare spazio, allargare la tenda, aprirsi, uscire sulle strade dell’umanità. Solo così e insieme alla nostra comunità possiamo rinnovare l’entusiasmo missionario per abbracciare con il Cuore di Cristo Crocifisso.
E finalmente “Donne apostole” alla scuola di Maria di Magdala il mattino di Pasqua. Maria cerca un morto e non lo vede. Gesù la chiama per nome e quell’essere chiamata per nome le fa tutto chiaro.
“Non mi trattenere” la gioia è così grande che vorrebbe trattenerla per sé.
“Va’ e annuncia!” Non possiamo né potremmo trattenere la gioia di aver incontrato il Signore.
Andare al sepolcro significa visitare la nostra vita di peccato, di morte, ma non possiamo fermarci. Se siamo capaci di sentire il nostro nome, saremo capaci di dire “Maestro” e ricevere il mandato “Vai!”
Sono Francescana Missionaria del S. Cuore per dire al mondo:” Ho visto il Signore!”
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Alla vigilia dell’apertura ufficiale XX Capitolo Generale un festoso evento di famiglia ci raduna tutte intorno alla nostra Fondatrice Laura Leroux di Bauffremont per concludere l’anno centenario della sua nascita al Cielo.
L’evento prevede tre momenti distinti, il primo è certamente la celebrazione eucaristica presieduta dal Vescovo ausiliare del settore nord di Roma, Mons. Guerino DI Tora, concelebrata dal Parroco, Don Antonio Saturno, presente con due suoi confratelli e da Padre Giuseppe Buffon ofm a noi molto vicino nello studio e nella ricerca che riguardano la nostra Fondatrice.
La S. Messa votiva è quella di S. Antonio, così amato da Laura e da lei scelto a nostro speciale patrono.
Al termine della S. Messa siamo state invitate nel salone adiacente la portineria dove un’opera artistica dedicata ai nostri Fondatori, Laura Leroux e Padre Gregorio Fioravanti, attendeva di venire scoperta e benedetta.
La Superiora generale, sr Paola Dotto, rivolge il saluto, motivando la scelta, illustrando e spiegando l’incontro di Laura Leroux e P. Gregorio proprio a Venezia, la città dei ponti che uniscono e si rendono complici del piano di Dio per la fondazione della nostra Congregazione. Così lei si rivolge ai presenti:
“Sono lieta di salutare Sua ecc. Mons. Guerino di Tora, Vescovo ausiliare di Roma, Presidente della Fondazione Migrantes e della Commissione CEI sulle migrazioni
Lo ringraziamo per aver accettato di stare con noi oggi per ricordare il Centenario (1917-2017) della nascita al Cielo della nostra Fondatrice Laura Leroux, Duchessa di Bauffremont.
Saluto Padre Giuseppe Buffon, frate minore, confratello del nostro Fondatore Padre Gregorio. P Giuseppe ci ha sempre accompagnato e continua ad accompagnarci nella nostra Storia e vita di Famiglia.
Al nostro parroco, don Antonio, ai due vice-parroci, don Antonio e don Andrea, la nostra gratitudine per essere qui fra noi anche in questo momento particolare della nostra Famiglia.
Un ‘grazie’ sentito, per essere qui fra noi, al Direttore artistico Andrea Mezzetti, nonché assistente del Maestro Poli, e a Dario Viviani collaboratore del Maestro Albano Poli del ‘Progetto Arte Poli’ di Verona, che hanno saputo interpretare il nostro pensiero concretizzandolo con finezza e freschezza artistica.
E poi un grazie affettuoso e speciale a tutte le sorelle qui presenti, ed in particolare alle Sorelle Capitolari giunte da tutte le parti del mondo che rappresentano ciascuna suora dell’intera nostra Famiglia missionaria.
Insieme vogliamo oggi rendere lode al Padre per la Sua Provvidenza che sa sempre andare ‘oltre’ e sa abbracciare e trasformare ogni evento per raggiungere il Bene di ogni sua creatura.
L’entusiasmo e il desiderio di Laura Leroux nel voler fondare una famiglia religiosa, diventa concretezza, quando lungo le calli, a Venezia, vede passare sulla riva un frate e chiede al gondoliere di essere condotta lì, dove lui era diretto,.. a San Francesco della Vigna. Un’ispirazione! Un incontro! Un impulso dello Spirito, che si serve anche della semplice e imprevedibile ferialità per condurre la sua Storia.
Una Storia che diventa realtà quando passa attraverso l’obbedienza umile e disponibile di padre Gregorio che, a sua volta, vede confermata la Volontà di Dio allorché il Ministro generale dà il proprio consenso ed incoraggiamento ad intraprenderla. Da questo momento la vita di Laura si intreccia con quella di Padre Gregorio per dar vita alla nostra famiglia di suore missionarie di San Francesco destinate alle Missioni Apostoliche.
Oggi, ricordando Laura, facciamo memoria di questo incontro provvidenziale. Ricordiamo l’entusiasmo che ha attratto tante giovani a rispondere il proprio “sì” al Signore. Facciamo affettuosa memoria di tutte le sorelle che nel tempo, dagli inizi ad oggi, hanno creduto alla forza dell’Amore rispondendo con tenacia ed eroismo, con l’entusiasmo di continuare insieme con gioia per un presente e un futuro di speranza.
I nostri Fondatori ispirino il nostro andare in questo tempo di celebrazione del XX Capitolo generale, che sta per aver inizio, affinché, come ‘FMSC in missione possiamo rinnovare nella ferialità e semplicità francescana, l’entusiasmo evangelico per abbracciare e dare la vita con il cuore di Cristo Crocifisso.’
A tutti Buona Festa!”
Una profonda commozione si coglie sui volti di tutte le persone presenti quando il drappo lentamente scende e appaiono i due volti a noi tanto cari, Laura e P. Gregorio, strumenti scelti e docili della Provvidenza.
Il vescovo benedice ed asperge con l’acqua benedetta l’opera artistica che viene poi illustrata dal direttore artistico dello scultore, Sig Andrea Mezzetti in questo modo:
“La citta di Venezia è raffigurata attraverso la tecnica dell’incisione su vetro soffiato a bocca di altissima qualità che richiama con i suoi colori vibranti l’acqua e il cielo tra i quali si inserisce lo skylight di case e campanili. L’azzurro è il colore che meglio contrasta e fa emergere i bassorilievi in bronzo con il loro bruno dorato fungendo inoltre da raccordo con la superficie del muro interamente dedicato a quest’opera.
I bassorilievi sono stati realizzati in base a fotografie e fedeli ritratti, per ottenere la più alta verosimiglianza, che attraverso l’arte diviene una memoria storica attiva, viva nella mente di chi frequenta questi luoghi.
Nel complesso l’opera riesce a raffigurare l’inizio di questa storia che è chiaramente illuminata dall’intervento divino: la luce trasmessa e riflessa modulata dal vetro soffiato, la luce che incontra il bronzo e si trasforma in bagliori dorati tra i chiaroscuri del modellato, è una metafora di questa Luce”.
Dopo aver ammirato a lungo e scambiato commenti di apprezzamento, ci attende in un’altra sala P. Giuseppe Buffon che ci regala mezz’ora di riflessione per presentarci la figura della nostra Fondatrice in rapporto alla storia e alla teologia, mettendo in rilievo che il fondatore/ fondatrice è colui che ha un’ispirazione dello Spirito, un codice di vita fraterna e una missione. P. Giuseppe sottolinea in particolare una specificità della nostra Fondatrice: la fragilità e conclude: “costruire nella fragilità, dalla fragilità, con la fragilità, in Lui è possibile…”. Questo valore, precisa, è messo in evidenza anche nell’ultimo documento della Congregazione per la Vita Religiosa “Per vino nuovo otri nuovi” .
Con la gioia di questa speciale celebrazione ci introduciamo alle giornate di ritiro spirituale che precedono il Capitolo generale.
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Le suore della comunità di Büyükada dal 24 al 27 giugno hanno ospitato la “Mariapoli”, un appuntamento del Movimento dei Focolari: insieme, grandi e piccoli, più di 70 persone di varie provenienze della Turchia, si ritrovano per più giorni per vivere un laboratorio di fraternità, alla luce dei valori universali del Vangelo. Le giornate sono scandite da dialogo, formazione e condivisione.
Quest’anno il Movimento dei Focolari ricorda in particolare che cinquanta anni fa, il 13 giugno 1967, è avvenuto il primo incontro tra il Patriarca Athenagoras I e la fondatrice dei Focolari, Chiara Lubich, che è diventata messaggera d’unità tra il Patriarca e Papa Paolo VI.
Per festeggiare questo evento, tutti i partecipanti della Mariapoli e anche le nostre sorelle sr Zita, sr Gigi e sr Miriam, hanno avuto la possibilità di incontrare il Patriarca Bartolomeo nella vicina isola di Heybeliada nella loro scuola teologica di Halki; hanno vissuto così un momento ricco di ecumenismo, di esperienza di fraternità tra le chiese, sognando che un giorno l’unità delle Chiese possa avverarsi.
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Celebriamo tutti unite con gioia l’infinito Amore del Cuore di Gesù
che avvolge ogni creatura.
Egli ci doni di rimanere sempre nel Suo Amore,
di attingere con piena fiducia
benevolenza e zelo apostolico per l’umanità,
sfigurata dalla violenza e dal dolore,
così da riversare la tenerezza del Suo Cuore
su ogni persona che incontriamo.
Auguriamo a tutte buona festa nel Cuore di Gesù
“Journées D’Arras” riunisce cristiani di diversi Paesi d’Europa impegnati nell’insegnamento, nella ricerca per le loro rispettive chiese o nel campo delle relazioni tra cristiani e musulmani.
Quest’anno l’incontro si è svolto dal 6 al 10 giugno ad Hanover in Germania, in occasione delle celebrazioni dei 500 anni della Riforma Luterana.
Come rappresentanti della delegazione turca vi hanno partecipato p. Eleuterio Makuta ofm e sr Miriam Oyarzo fmsc.
I due temi che hanno guidato l’incontro sono stati: “Riforma e la riforma all'interno delle tradizioni religiose del cristianesimo e dell'Islam”, tema presentato da Dr. Peter Antes, e “Movimenti di riforma all'interno della teologia islamica” svolto dal Prof. Dr. Armina Omerika. Un excursus interessantissimo che ha aiutato i partecipanti a prendere consapevolezza dei diversi cambiamenti, presenti nell’Islam e nel mondo intero.
È stata dedicata una giornata alla visita della città di Wittenberg, culla della Riforma di Martin Lutero, per offrire la possibilità di partecipare al programma ufficiale della Chiesa Luterana.
Queste giornate per noi, che viviamo in terra turca, sono state molto importanti, soprattutto perché ci hanno offerto l’opportunità di comprendere meglio il valore della nostra presenza in Turchia, di capire come si lavora nel resto dell’Europa, di conoscere le difficoltà ma anche i contributi positivi di questa missione nel campo del dialogo interreligioso.
Durante lo svolgimento delle tematiche, ogni rappresentante dei vari Paesi dell’Europa era chiamato a presentare il lavoro svolto durante l’anno ed a offrire una valutazione riguardo i passi compiuti nel campo del dialogo interreligioso.
Alla fine dell’incontro abbiamo preso l’impegno di aiutarci a concentrare la riflessione su tematiche universali e comuni: diritti umani, libertà di religione, cura del creato.
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Dio è fedele alle sue chiamate. La chiamata di tutti noi è amare Dio che ci ha amati. Siamo chiamati da Dio a rispondere al suo amore divino e siamo preziosi al suo sguardo.
Il 10 giugno, le novizie Ekka Prasantha, Kantipudi Yesumani, Kastala Jayasree, Ekka Suman e Perumallappalli Saritha sono state consacrate a Cristo attraverso la loro Prima Professione Religiosa come suore Francescane Missionarie del Sacro Cuore.
Ci rallegriamo e preghiamo per le nostre nuove spose! La cerimonia si è tenuta nella casa del noviziato e la Celebrazione Eucaristica è stata presieduta dal Rev. Fr. Baby Ellikkal, Superiore Provinciale dei padri di S. Camillo. La presenza delle suore di Congregazioni vicine, dei sacerdoti, delle sorelle della nostra provincia, dei parenti e amici hanno aggiunto “colore” alla funzione.
Siamo chiamati ad essere discepoli di Cristo. Ognuno di noi ha il suo percorso da seguire. Dio ha chiamato Mosè da un cespuglio ardente, Paolo è stato gettato a terra e ha sentito la voce di Dio, Pietro ha avuto una barca traboccante di pesci e la vita di San Francesco d'Assisi è stato un cambiamento da ciò che era amarezza prima della sua conversione, è divenuto dolcezza.
Mentre riflettiamo sulla chiamata di queste nostre sorelle, vediamo che Dio è fedele con loro. Circondati dalle suore della provincia “Holy Family”, dai membri della famiglia e di amici, hanno risposto a questo appello pubblicamente assumendosi l’impegno dei Voti di povertà, castità e obbedienza.
Nell'omelia il celebrante principale ha menzionato le qualità di un buon religioso e ha detto che ognuno di noi ha una missione da svolgere. Ha incoraggiato le nuove sorelle ad avere passione per Dio e per l'umanità nella loro vita. Ha sottolineato che la vita di un religioso deve avere Cristo al centro e dobbiamo diventare strumenti reali dell'amore di Dio per l’umanità.
Ci congratuliamo con le neo-professe e promettiamo le nostre preghiere e il nostro sostegno. È stato un momento che ci ha fatto sentire la presenza dei nostri Fondatori Laura Leroux e Padre Gregorio e ha spinto il nostro cuore alla riconoscenza per il dono della loro vita. Abbiamo veramente sentito le preghiere e le benedizioni della madre Generale Sr. Paola e delle sue consigliere e di tutte le sorelle della nostra famiglia religiosa. E' stato anche un giorno per ciascuna di noi per chiedere come possiamo diventare più fedeli nel seguire la chiamata di Gesù nelle nostre vite e vivere fedelmente la nostra vocazione. Preghiamo di avere la grazia di seguire Maria, Madre del Perpetuo soccorso nel dire Sì agli inviti quotidiani che Dio ci presenta nella nostra vita.
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In Centrafrica, a Niem, sembra che la speranza di pace svanisca nel silenzio assordante del mondo, nonostante i richiami alla riconciliazione e gli sforzi di tante persone di buona volontà. Condividiamo la testimonianza dei nostri missionari, della nostra sorella, Sr Elisabetta e di P. Tiziano che, in mezzo a pericoli e difficoltà, continuano la loro missione per alleviare la sofferenza di tanti poveri, vittime di violenze e soprusi di ogni genere.
Testimonianza di Suor Elisabetta – infermiera a Niem
Niem, 15 maggio 2017
Cara Suor Chiarfrancesca,
come stai? Io sto bene e sono arrivata bene in Centroafrica. Prima di tutto ti voglio ringraziare per tutto quello che hai fatto per me e “grazie” anche per quello che fai per la missione.
Questa volta, quando sono partita per ritornare qui a Niem, nel mio servizio in dispensario, sentivo qualcosa di insolito dentro di me, ma non capivo il perché: ma ora ho capito! E allora io ti racconto quello che abbiamo vissuto in questo tempo di sofferenza.
Sono arrivata a Niem la sera del 26 aprile. Ero tanto stanca del viaggio. Il giorno dopo ho iniziato a lavorare tra gli ammalati con molta fatica a causa della stanchezza.
Il 1° maggio, Padre Tiziano, (medico dell’ospedale), parte per il capitolo generale in Paraguay, perciò mi devo prendere tutta la responsabilità degli ammalati. Ho pregato più intensamente il Signore perché mi doni la forza per svolgere nel migliore dei modi il non facile servizio assistenziale.
E’ il 2 maggio: come il solito, alle 5.30 ci rechiamo nella vicina chiesa della missione per la preghiera di Lodi e la partecipazione alla S. Messa. Improvvisamente sentiamo degli spari, ma non ci sono sembrati di pericolo e abbiamo continuato a pregare. Ad un certo punto, però, gli spari erano talmente forti e frequenti che sembravano dei fuochi artificiali. Ostentiamo una certa tranquillità mista a paura e rimaniamo impietriti in chiesa…
La gente terrorizzata comincia a correre a destra e a sinistra….. Io ho pregato e chiesto al Signore che abbia pietà di questa povera gente e di noi. Terminata in qualche modo la S. Messa, siamo rientrate in casa cercando di incoraggiare le persone impaurite.
Mi sono, quindi, recata subito al dispensario per vedere la situazione. Molta gente, in preda allo spavento, è venuta in dispensario per trovare rifugio; anche la nostra abitazione e la casa dei Padri erano piene di rifugiati… Non possiamo fare altro che soffrire con questa povera gente ed accoglierla.
Verso le 10.30 ci vengono portati al dispensario due ribelli feriti e anche abbastanza gravi. Sappiamo che queste persone sono i nostri nemici, ma bisogna che li accogliamo anche loro con amore, perciò li abbiamo curati e messi in una piccola stanza dell’ospedale.
Nello stesso tempo, Padre Arialdo era andato a prendere un altro ferito grave che aveva già perso molto sangue; abbiamo fatto subito una trasfusione e curato le ferite: ora si sta riprendendo. Non avevamo terminato con questo, che ci portano un’altra persona grave: l’avevano colpito duramente alla testa causando un grave trauma cranico: è vissuto solo una settimana…
Lo stesso giorno, verso le 4 del pomeriggio, arriva una donna disperata dicendo che suo marito si trova in brousse (campagna) con una ferita grave; subito ci organizziamo con una barella per andare a prenderlo e vediamo che è davvero grave, perché una pallottola era entrata dietro la schiena perforando l’intestino… Vista la gravità, abbiamo deciso di mandarlo all’ospedale statale di Bouar (a 75 km. dalla nostra missione); ma, già alle 5 pomeridiane, la morte lo portò con sé. Era un uomo sposato con 6 figli.
La gente, per paura dei ribelli, non poteva nemmeno piangere per i loro morti: nel silenzio, chi poteva, seppelliva i propri cari….
E’ giunta la sera del 2 maggio: è una notte di paura e nessuno è ritornato alla propria casa per dormire, ma tutti hanno cercato riparo alla missione e nella savana….
3 maggio: Durante la notte i ribelli hanno distrutto le case e rubato le poche cose che la gente aveva. Alla mattina sono stati trovati 11 cadaveri per terra; per non lasciarli imputridire, Padre Arialdo ha chiamato alcuni uomini del villaggio per scavare delle buche in cui sono stati posti i cadaveri, due per fossa…. Una situazione così orribile non l’ho mai vissuta nella mia vita!
4 maggio: La vita continua tra infiniti disagi, feriti e persone in preda alla disperazione. Già anche in questa mattinata sono stati trovati alcuni morti i cui corpi sono stati gettati nel pozzo. La gente vive nel silenzio questa sofferta situazione, sapendo che non c’è un’altra via di uscita.
5 maggio: La situazione va di male in peggio. Le persone (soprattutto mamme) che vivono e dormono nella “brousse”, vengono in ospedale portando i loro bambini colpiti dalla malaria e da bronchite (è ora la stagione delle piogge!!). Quando vedo questa situazione, davvero mi viene da piangere, ma cerco di reagire per aiutare e dare conforto a questa povera gente.
Da oggi abbiamo la presenza della Minusca (militari dell’ONU) per proteggere la popolazione, ma i ribelli sono ancora qui, raggruppati vicino al mercato…
Noi continuiamo a sperare. Tante volte dico al Signore: “Per te, Signore, niente è impossibile. Aiutaci”. In questo mese di maggio, chiediamo alla Madonna la sua speciale protezione in quest’ora di dolore.
7 maggio: Oggi è domenica, ma la chiesa è quasi vuota. Alla S. Messa sono presenti solo 20 persone… Prego e piango per tutte le persone del villaggio che sono oppresse da una prova così dura, umanamente incomprensibile… Perché tanta violenza contro gente innocente e indifesa?
Le persone che lavoravano all’ospedale sono scappate; siamo rimaste io e la “matrona” (ostetrica) e ci sono molti ammalati e nascite, oltre ai feriti e rifugiati.
Noi sappiamo che voi pregate per noi e vi ringraziamo.
Queste sono le notizie fino al 15 maggio…. Non sappiamo come andrà a finire questa prova… Continuate a pregare che il Sole della Risurrezione torni a risplendere nel nostro villaggio di Niem.
Suor Elisabetta
Testimonianza di Padre Tiziano – medico a Niem
Niem, 28 maggio 2017
Carissimi, vi mando qualche pensiero dopo il mio ritorno.
Mercoledì sera, arrivando a Niem, ho provato una grande tristezza. Il villaggio era praticamente ancora vuoto, al mercato non c’era anima viva, solo vicino alla missione ho trovato un po’ di gente. I cosiddetti “ribelli” sono arrivati all’alba del 2 maggio, (io ero partito per il Paraguay il giorno prima…..) accerchiando il villaggio e causando la morte di almeno 20 persone. Naturalmente c’è stato un fuggi-fuggi generale e la gente si è rifugiata o alla missione o direttamente in brousse, dove, essendo ormai iniziata la stagione delle piogge, hanno vissuto per quasi tre settimane in una situazione critica, specialmente i bambini
Adesso la gente sta tornando pian piano alle proprie case. Purtroppo i ribelli, prima di partire le hanno svuotate delle poche cose che contenevano e quello che non potevano portare via lo hanno distrutto. Tutte le piccole ”boutiques” del mercato sono state saccheggiate e per alcuni giorni non si trovava nemmeno lo zucchero.
Attualmente a Niem stazionano due contingenti di Caschi Blu dell’Onu: uno al villaggio e uno davanti alla scuola elementare delle suore alla missione. Beh, fa una certa impressione vedere dei carri blindati occupare il terreno dove di solito scorrazzano centinaia di bambini……(vedi foto)
Anche il nostro personale è scappato, per paura, perché alcuni li hanno accusati di aver curato i ribelli feriti durante gli scontri….qualcuno per fortuna incomincia a tornare. In tutto questo tempo Sr. Elisabetta, davvero encomiabile, ha avuto il sostegno della sola ostetrica…..ed i malati non sono mai mancati……compresi alcuni feriti negli scontri.
Casa nostra come quella delle suore era strapiena di gente ed oggi ancora la gente per sicurezza ha lasciato da noi quello che hanno potuto salvare: pentole, vestiti, qualche sedia…….
Dopo la S. Messa ho fatto un salto al mercato: meno male che si sta rianimando, anche se per ora si trova solo della manioca e qualche verdura. Però è un buon segno: se il mercato ricomincia è la vita che riprende……anche in chiesa la nostra gente ha ripreso a danzare…..
Sia p. Arialdo, che in questo periodo ha fatto di tutto per mantenere la situazione il più normale possibile, che le suore stanno bene.
Adesso, nonostante l’incertezza e la paura che permangono, ci resta il compito di accompagnare la nostra. gente, di portare loro un po’ di serenità, di speranza e anche un po’ di gioia, soprattutto per i bambini. Ce n’è davvero tanto bisogno.
Mi fermo qui.
Un caro saluto a tutti voi e come dice papa Francesco: “Pregate per noi”
p. Tiziano
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In questo anno centenario delle apparizioni di Fatima, un grande evento ha coinvolto la comunità religiosa della Casa generalizia e la Scuola Asisium il 22 maggio scorso: il privilegio. l’onore di ricevere nella nostra cappella la visita eccezionale della Madonna Pellegrina di Fatima.
Con devozione, gioia, commozione abbiamo accolto noi tutti, suore e laici, bambini e ragazzi della scuola, la Madonna Pellegrina di Fatima, abbiamo sostato in preghiera nella cappella invocando la pace e tutto il bene del Signore per il mondo e per tutte le famiglie.
Ecco due belle testimonianze di questa giornata straordinaria: di una maestra e di una mamma della scuola.
Le porte del cancello dell’Asisium si aprono e centinaia di bambini festanti spargono petali di fiori al passaggio della Madonna Pellegrina. È un regalo inaspettato che abbiamo potuto ricevere grazie all’iniziativa del maestro Simone, accolta con grande entusiasmo dalla comunità delle nostre suore e alla disponibilità di Don Dario Criscuoli, parroco di S. Alfonso Maria de’ Liguori, che in questo periodo ospita la statua itinerante della Madonna di Fatima.
“È così bella, maestra, che sembra una persona vera” mi dice un bambino all’orecchio.
Vivo il momento attraverso gli occhi emozionati dei miei alunni che cercano gli occhi delle loro mamme e le vogliono vicine in questa circostanza così insolita. Poi a un tratto tutti quegli sguardi, di bambini e di adulti, in un silenzio che diventa surreale, si uniscono e seguono commossi la breve processione che accompagna l’ingresso della Mamma in chiesa.
Entriamo anche noi, accolti dal coro dei genitori della Scuola guidati dalla maestra Caterina e dalla dolce musica dell’organo. Tutti gli alunni, dalla scuola dell’infanzia al liceo, accompagnati da maestri e professori, partecipano, in alternanza festosa, ma composta, alla preghiera individuale e collettiva.
I fiori, che fanno tappeto alla Madonna, si arricchiscono delle preghiere che ogni bambino lascia ai piedi dell’altare.
Colgo negli occhi degli adulti presenti un’affezione ritrovata verso Maria. Molti le si avvicinano per toccarle il mantello e gli occhi si fanno lucidi per le preghiere silenziosamente espresse e donate al Suo Cuore Immacolato. Tanti, tornando indietro, si avvicinano al confessionale e attendono in preghiera il loro turno. Questo è il miracolo di Maria. La nostra Mamma ci chiama all’amore e alla conversione in modo semplice.
Oggi non si può fare lezione - penso fra me. I bambini sono allegri e chiedono di disegnare. Ne esce fuori un’esperienza ricca di colori e di luce. Poi scriviamo qualche pensiero sulla giornata. Ognuno dice il suo. Una bimba piange perché non vuole che la Madonnina vada via, cerco di consolarla quando un compagno le si avvicina e le dice: “Guarda che è solo la statua che va via, la Madonnina, quella vera, è sempre con noi”.
Loredana Minnocci, maestra della I classe di scuola Primaria Asisium
Emozionante! Finalmente arriva nel nostro Istituto Asisium la Statua della Madonna Pellegrina di Fatima.
L’aria è densa di mille emozioni in questa mattina di maggio, occhi pieni di luce, visetti curiosi, centinaia di piccole mani che stringono cestini ricolmi di petali, gambette impazienti allineate lungo il nostro viale, voci allegre, tanta gioia …sta arrivando la Madonnina! I nostri bambini della Primaria e della Scuola Materna sono in attesa insieme alle loro insegnanti, alle loro famiglie, alle nostre care suore, a noi del Coro delle mamme. Ci sono tutti, ma proprio tutti. E tutti in attesa. E poi la grande gioia: è arrivata!
Centinaia di manine salutano, i fazzoletti bianchi sventolano, petali di fiori vengono sparsi al Suo passaggio. Il Coro di mamme e la moltitudine di grandi e piccini riunita per questo grande momento di condivisione e di gioia, canta L’Ave Maria di Fatima. Ci avviamo in Chiesa. Sulla soglia le note e le parole dell’Ave Maria di Schubert, cantata dalla maestra Eleonora, ci investono travolgendoci, l’emozione diventa così forte che le gole si stringono, iniziano a scendere lacrime di gioia. Seguiamo la Madonnina carichi di emozioni, ognuno con il proprio bagaglio di vita, valigie leggere e pesanti, le gioie e i dolori si mescolano.
La nostra Cappella si riempie di Umanità. La moltitudine è ormai un unico corpo, un’unica Devozione. La Statua viene posta ai piedi dell’Altare. Inizia la staffetta delle classi, degli insegnanti, delle nostre suore, di tutti coloro che sono intervenuti oggi, un flusso ininterrotto di persone che in tutta la mattina non si arresta. Tutti vogliono omaggiare la Madonnina.
Le classi degli alunni con ordinato rapimento sfilano in code; si sono uniti anche i ragazzi delle Medie e del Liceo; ogni bambino, ogni ragazzo depone ai piedi della Madonnina una preghiera.
C’è una luce perfetta che avvolge la Sua Statua, il volto della Madonnina trasmette Pace Amore Misericordia. Il Coro dei genitori canta, cantiamo per ore. Non si sente la stanchezza, ma Gioia Entusiasmo Amore.
La nostra Madre Celeste è tra noi oggi più di sempre. Siamo tutti rapiti, attoniti, svuotati ed al contempo colmati. Stamani esiste solo Lei. Viviamo questi momenti con l’intensità, la piena consapevolezza del Suo Amore e dell’Amore di Dio che ci avvolge. Ci saziamo della sua Grazia. Rimaniamo adoranti. Tutti.
Le ore trascorrono, ed il tempo concessoci si va esaurendo, la Madonnina deve riprendere il Suo viaggio. Di nuovo riuniti i bambini salutano e cantano. Ormai la processione è scomposta tutti si stringono intorno alla Madonnina lungo il breve tragitto. Tutti vogliono accompagnarLa nel percorso. C’è Gioia e trasporto. La Statua è posta sulla vettura che l’accompagnerà verso la Sua destinazione. Guardandosi attorno si vedono visi rigati di lacrime e grandi sorrisi. La gioiosa commozione è ormai di tutti.
Ci prepariamo; i ricordi dei momenti vissuti si vanno già fissando nella mente e nel cuore. Ma ecco l’ultima grande emozione… riusciamo a sfiorarla con la mano, con un bacio…e la gioia esplode ancora una volta, più forte di prima. Le lacrime scendono, il cuore è gonfio d’Amore.
Centinaia di mani continuano a sventolare un fazzoletto bianco. La Statua si allontana. I bambini si avviano verso le loro aule, gli adulti si ricompongono. Ma i sentimenti provati per tutta la mattina sono troppo forti. Ognuno dei presenti, fortunato immeritevole spettatore, tornerà alla propria quotidianità più ricco e più consapevole dell’Amore della Nostra Madre Celeste, grato e riconoscente a tutti coloro che hanno reso possibile il passaggio della Statua della Madonna di Fatima nel nostro Istituto.
Francesca Travaglini, mamma della scuola Asisium, appartenente al coro
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Il 12 aprile u.s. presso il teatro dell’Istituto Asisium in Roma, i bambini della scuola primaria hanno assistito ad un evento speciale per la sua realizzazione e per l’insolita composizione della “compagnia teatrale”.
L’idea è parte del progetto didattico dal titolo “Un ebreo di nome Gesù”, all’interno del quale viene presentata la figura del Messia, approfondendo la Sua provenienza culturale, il Suo background familiare, il Suo vissuto sociale. Questa iniziativa, però, ha superato l’aspetto prettamente didattico ed è andata oltre: è stata rivolta alle famiglie. Per la prima volta la condivisione del progetto educativo è stata reale e concretamente vissuta.
Il maestro Simone Bosio, insegnate di religione presso la scuola primaria, con entusiasmo ha proposto l’idea di realizzare la rappresentazione dell’ultima cena di Gesù, capovolgendo il cast: non il consueto lavoro dei bambini per le famiglie, ma un impegno dei genitori per i propri figli.
L’invito è arrivato a tutti i bambini che si preparano alla prima confessione e alla prima comunione. Superata l’iniziale esitazione, uno ad uno, i papà e le mamme si sono fatti avanti. C’era bisogno di una troupe di dodici apostoli, Gesù, Maria, le ancelle e i figli degli apostoli. Provvidenziale l’adesione del numero giusto di attori necessari per la realizzazione. Poche prove sono servite per coordinare lo spettacolo, tuttavia in questi momenti il gruppo ha preso forma e lo spirito di condivisione e di aggregazione ha iniziato a concretizzarsi.
Il 12 aprile, data della “Pesach” celebrata dagli ebrei, il teatro era “tutto esaurito” di un pubblico insolito. Dietro il sipario gli attori sperimentavano l’emozione dell’adrenalina che paralizza ogni parte del corpo prima della messa in scena. Il maestro Simone ha presentato con poche parole spezzate da una evidente commozione. Finalmente il sipario si è aperto ed un tavolo basso è apparso al centro della scena. Uno ad uno, sono usciti tutti gli apostoli e per ultimo Gesù, accompagnato da sua madre Maria. L’atmosfera delicata, sottolineata da una musica di sottofondo, ha catturato il pubblico che attento cercava di riconoscere il proprio papà o la propria mamma tra gli attori. Questa volta, però, ogni bambino ha riconosciuto in quei volti il proprio genitore: ogni alunno ha sperimentato la propria appartenenza ad una comunità che nasce con una cena; la scuola e la famiglia si sono finalmente fuse e la dicotomia si è sciolta.
La rappresentazione ha seguito un copione conosciuto dalla maggioranza, alternando parti recitate a coreografie e canti: le ancelle hanno allestito la tavola con i cibi tradizionali ebraici, presentati ai bambini in platea che ne hanno anche “annusato” gli odori; Gesù ha lavato i piedi ai sui amici, ha spezzato il pane ed ha istituito l’eucarestia; i figli degli apostoli hanno fatto domande ed hanno imparato da Gesù; Giuda ha, infine, tradito il Messia…
Tutto è stato molto fedele alla tradizione ebraica e ai testi biblici; quello che ha fatto la differenza è stato lo spirito di condivisione di questo momento, è stata l’emozione che è passata attraverso gli sguardi e i gesti, è stata l’energia che viene solo dalla gioia di appartenere ad una comunità che aggrega e forma. Gli applausi e il silenzio sono stati testimonianza di un momento che è andato oltre la rappresentazione e la didattica, che ha toccato lo spirito di ognuno. Non c’è stata nessuna idea di tournée dietro, ma solo la condivisione di un Messaggio che è più grande di ogni altro messaggio.
Abbiamo sperimentato la gioia dell’appartenere ad una comunità che mette al centro lo stesso ideale.
La meraviglia era negli occhi di chi riceveva e di chi donava.
Il 12 aprile, la nostra scuola ha celebrato la settimana santa sperimentando ciò che i Salmi ci annunciano: “Questa è l’opera del Signore, una meraviglia ai nostri occhi” (Salmo117,23).